Bufera contro la prima della Scala: "Una scena blasfema"

Nella prima della Scala ci sarebbe una "scena blasfema". A dirlo è il sindaco di Cenate di Sotto, che ne chiede la rimozione

All'inaugurazione della stagione della Scala di Milano manca davvero poco tempo, ma sembra montare una polemica relativa a una delle scene della prima, che è in programma per il prossimo 7 dicembre. Nel pomeriggio di oggi, infatti, è iniziato a circolare il testo di una messaggio, un cosiddetto screenshot, in cui si avvisava della presunta natura "molto spinta" di uno dei passaggi dell'opera prevista.

Nella rivisitazione di Attila di Giuseppe Verdi, ha dichiarato il sindaco di Cenate di Sotto, Giousuè Berbenni, "c'è una scena molto spinta, dove viene rappresentato un bordello". Durante questa fase scenica, uno degli artisti, nello specifico una protagonista femminile, prenderebbe tra le mani una statua della Vergine Maria e la distruggerebbe, gettandola sul pavimento. A causa di questa motivazione, quel momento della rappresentativa è stato accostato alla blasfemia, come si legge anche su BergamoNews.

Il primo cittadino del comune lombardo ha proposto, attraverso una lettera indirizzata alla Sovrintendenza del teatro milanese, di eliminare "questa scena blasfema contro l'Immacolata e contro la cristianità...". Il vertice dell'amministrazione comunale ci ha tenuto a evidenziare di essere credente e di reputare "inutile" e "fastidioso" lo scenario segnalato. Sempre lo stesso esponente politico potrebbe aver saputo del lancio della statua per via delle prove che si stanno tenendo.

É possibile che anche quelli che vengono definiti "cattolici tradizionalisti", nel corso dei prossimi giorni, domandino di depennare quella parte di scenografia. Di certo c'è che l'ambientazione dell'opera di David Livermore, che è il regista autore della reintepretazione dell'opera verdiana, interesserà il periodo interposto tra i due periodi bellici più tragici del secolo scorso.

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Commenti
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libere

Lun, 26/11/2018 - 19:53

In qualche modo anche questo sciagurato regista deve giustificare il cachet milionario con qualche gratuita provocazione piazzata ad hoc. Per il resto credo che questa apertura della Scala passerà alla storia per l'irrilevanza dell'evento musicale e l'assoluta assenza di interesse. Personalmente non investirò nemmeno i 30 euro del loggione.

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bandog

Lun, 26/11/2018 - 19:55

al posto della statua,mettetele in mano il cor.a.no e lasciate scorrere gli eventi

pilandi

Lun, 26/11/2018 - 20:01

Ma qualcuno lo ha obbligato a presenziare?

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navigatore

Lun, 26/11/2018 - 20:50

peccato che non fosse un libretto di Maometto,il CORANO, per essere precisi,

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navigatore

Lun, 26/11/2018 - 20:52

al posto della madonna metteteci il cor-ano

maria angela gobbi

Lun, 26/11/2018 - 21:02

scena prob idiota..ma dipende sempre dal "modo":se suscita ilarità va condannata,se invece sdegna,ben venga/// ps UFFA!

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Giano

Lun, 26/11/2018 - 22:31

Questi registi "creativi", invece che andare alla Scala a fare danni, dovrebbero andare a San Vittore dove avrebbero tutto il tempo di riflettere sulla stupidità umana.

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Willer09

Mar, 27/11/2018 - 09:29

è mai possibile che qualsiasi cosa in Italia genera uno scandalo? che il Sindaco di questo villaggio bergamasco si facesse gli affari suoi no?

Stregatta

Mar, 27/11/2018 - 09:58

La vera sciagura è che è ormai di moda disambientare le opere liriche nel tempo e nello spazio: Attila di Verdi narra un episodio storico, la discesa di Attila verso Roma dopo la presa di Aquileia. Siamo nel 541 dc. papa Leone I incontra Attila, a seguito di un'azione diplomatica del generale Ezio, evitando il sacco della città da parte delle truppe Unne. Che c'entrano i bordelli, le madonne, il nazismo, il fascismo il '900 tra le due guerre? Ma un minimo di rigore storico, di decenza e di rispetto per i librettisti, i musicisti, ,opera lirica che è un monumento della cultura italiana. Ho assistito ahimè ad un Don Carlos (Filippo II di Spagna, XVI secolo) ambientato durante il franchismo! Ora un Attila durante il fascismo.... non c'è limite all'indecenza, alla piaggeria, all'ignoranza. Shalom

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Giano

Mar, 27/11/2018 - 20:57

Un’opera lirica è un’opera d’arte compiuta in tutte le sue parti; il libretto, la musica, l’ambientazione storica, i costumi dell’epoca rappresentata. Qualunque messa in scena deve tener conto di questi aspetti generali e muoversi entro quei confini. A nessuno verrebbe in mente di adeguare la partitura e riscrivere la musica in chiave dodecafonica. Nessuno si permetterebbe di riscrivere La Divina Commedia, o ritoccare le sculture di Michelangelo o la Venere di Botticelli. Perché, invece, registi, costumisti, scenografi, i sentono in diritto di modificare l’ambientazione storica, i costumi, le scene? Semplice; perché la gente è fuori di testa e ormai accetta tutte le peggiori schifezze e le giustifica come creatività. E’ come fare i baffi alla Gioconda o riscrivere L’Infinito in stile ermetico e giustificare lo scempio come espressione artistica. Il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto. Ma non è un problema, Tanto, non durerà ancora per molto.