L'azienda è chiusa, ma Equitalia chiede ancora i soldi delle tasse

Un pasticcio giudiziario ai danni di un uomo che avrebbe dovuto ingiustamente pagare 800mila euro di cartelle esattoriali

L'azienda è chiusa, ma Equitalia chiede ancora i soldi delle tasse

Non riesce ad affrontare la crisi economica e chiude la sua impresa edile. Così, Domenicantonio Verrastro di Potenza, decide, costretto dagli eventi, a cessare la sua attività da libero professionista e, saldati i debiti con i fornitori, viene assunto come dipendente da un'altra impresa.

Gli sfugge, però, un dettaglio importante. Avvisare gli enti competenti della fine dell'attività d'impresa.

Camera di Commercio, Inail, Inps e Agenzia delle Entrate, non avevano avuto nessuna comunicazione nel 2005 quando Verrastro cambia vita.

Ed ecco Equitalia mettersi alle calcagna per il pagamento dei contributi previdenziali. Bussa alla porta con cartelle esattoriali di 800mila euro. Oltre al danno, la beffa.

Oggi, però, arriva la sentenza emessa dal tribunale di Potenza che pone fine all'incubo dei debiti per l'ex imprenditore.

Secondo la Gazzetta del Mezzogiorno, nel 2014 Verrastro ottiene dalla Camera di Commercio il titolo formale attestante la cancellazione dell’impresa dal Registro, con effetto retroattivo al 2005. La beffa dov'è? Che nonostante questo, gli enti competenti si sono sempre rifiutati di sentire le ragioni dell'imprenditore (ormai ex) pretendendo il pagamento dell'onerosa somma di denaro.

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