Le Fiamme gialle a caccia dei furbetti

La guardia di finanza è impegnata da settimane contro la speculazione dei prezzi dei dpi, contro le infiltrazioni mafiose nelle aziende e contro le violazioni del dpcm. Siamo stati a bordo di una pattuglia

Le Fiamme gialle a caccia dei furbetti

Lotta alle speculazioni, caccia ai furbetti e monitoraggio delle attività imprenditoriali in crisi e facile esca delle criminalità organizzata. La guardia di finanza è impegnata in un task force molto più ampia che non riguarda solo i reati contro la pubblica amministrazione, ma che guarda ad ampio raggio nella lotta a chi specula sul momento che sta attraversando il Paese. In questo periodo, e da due mesi a questa parte, anche le fiamme gialle si sono dedicate principalmente al controllo del rispetto delle normative varate dal governo per contrastare l'emergenza sanitaria causata dal Covid-19. Noi siamo saliti a bordo di due pattuglie del comando provinciale di Palermo per effettuare un turno di lavoro. E abbiamo iniziato il nostro "tour" proprio dalla caserma che si trova in via Crispi, in zona Porto.

"Ogni cittadino sa benissimo qual è il ruolo della guardia di finanza - spiega il generale Antonio Nicola Quintavalle Cecere, comandante delle fiamme giall di Palermo - che spazia su tutto ciò che è legato al bilancio dello Stato, alla spesa pubblica e sui reati di corruzione e concussione. Nello specifico abbiamo un reparto dedicato alla lotta alla criminalità organizzata, sia sul profilo di polizia giudiziaria che legata ai traffici di droga e a contrastare le infiltrazioni mafiose all'interno del tessuto economico sociale. Questa emergenza, per noi, ha avuto un forte impatto emotivo, una nuova esperienza. Anche al comando ci siamo dovuti adattare per seguire le regole, con spazi ridotti, lavoro flessibile. Ma l'attività operativa non è mai mancata, grazie ad un piano di coordinamento stabilito con la prefettura, abbiamo garantito la copertura della città di Palermo e della provincia per tutto il tempo".

E quindi anche i controlli si sono dovuti diversificare e adattare al momento storico. Posti di controllo e pattugliamento sono diventati, dunque, la nuova routine anche per la guardia di finanza. Che si è concentrata soprattutto sul rispetto delle norme varate dal governo. E quindi i controlli sui furbetti delle autocertificazioni e gli eventuali assembramenti. Dalla sala operativa, grazie alle segnalazioni sul numero 117 e al coordimaneto con la prefettura, vengono diramate tutte le informazioni alle pattuglie per contrastare eventuali violazioni. Il turno inizia con un giro in città, nei luoghi sensibili, a partire dal centro storico e si ferma alla stazione centrale di Palermo. Qui viene attivato un posto di controllo. La zona della stazione, infatti, è un luogo ritenuto "a rischio", non solo per l'arrivo di treni, pullman e bus, ma anche perché la sera si trasforma in un luogo del malaffare, tra spaccio di droga e prostituzione. Le fiamme gialle fermano un'auto dopo l'altra. Ad ognuno vengono richiesti i documenti e le autocertificazioni. Tutto regolare.

I controlli proseguono anche negli esercizi commerciali. Non si contano più, infatti, i sequestri che vengono fatti su tutto il territorio nazionale di mascherine e gel non a norma. "Un ruolo che in questo periodo assume una delicatezza rilevante - sottolinea il generale - Mi piace sottolineare la funzione dei cittadini che hanno spesso utilizzato il numero di emergenza 117 per segnalarci situazioni anomale di prezzi riscontrati nei negozi. E non mi riferisco solo alle mascherine, ma anche ai generi alimentari". Ricevuta la segnalazione la guardia di finanza inizia i controlli. Si fa l'accesso in negozio e si cerca di capire se quel prezzo è dovuto a un ricarico eccessivo praticato dal titolare del negozio (di solito si aggira tra il 30 o 40 per cento, ndr), oppure se quel prezzo è stato determinato da un costo già alto all'origine. In questo caso le indagini proseguono risalendo la filiera per accertare le responsabilità.

Ma non è tutto. Perché c'è un altro rischio possibile in questa fase di emergenza sanitaria. Ed è l'infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto sano dell'economia nazionale. Non solo nei confronti di singoli cittadini, magari attraverso prestiti usurai, ma anche nelle singole imprese, andando ad incidere nelle compagini sociali e quindi, di fatto, accaparrandosi del controllo delle società che potrebbe trasformarsi da impresa sana a impresa mafiosa.