La profezia della Gismondo: "Perché sono pessimista..."

La virologa del Sacco di Milano: "Dal 4 maggio potremmo mandare in fumo gran parte dei nostri sacrifici"

La profezia della Gismondo: "Perché sono pessimista..."

Con l'allentamento delle misure di contenimento e la ripresa di alcune attività produttive e commerciali, la paura di una seconda ondata di Covid-19 è dietro l'angolo. A mettere in guardia dai rischi che potrebbe comportare il cambiamento del 4 maggio è la virologa del Sacco di Milano, Maria Rita Gismondo.

Già qualche giorno fa, l'esperta aveva definito "più che concreta" l'ipotesi di una possibile seconda ondata di contagi ad ottobre, "se non addirittura tre settimane dopo la riapertura". E oggi, dalle colonne del Fatto Quotidiano, torna sulla questione. "Non ho mai escluso che nell'affrontare questa pandemia le scelte delle misure avrebbero potuto essere altre", premette la Gismondo, portando come esempi l'analisi dei dati provenienti dalla Cina, l'isolamento delle persone più a rischio contagio e l'individuazione di "focolai da circoscrivere lasciando in libertà (vigilata) tutti gli altri".

E aggiunge: "Certo, è facile fare considerazioni a posteriori. Le scelte, a livello internazionale, sono state tutte Wuhan-simili e ci siamo adeguati. Forse anche perché nessuno avrebbe voluto assumersi la responsabilità di stare fuori dal coro". Da qui è derivata la decisione del lockdown, "un sacrifico importate, anche dal punto di vista economico". E ora che il 4 maggio si avvicina, con l'allentamento delle misure di contenimento e la possibilità di far visita ai parenti e di riaprire attività produttive, la Gismondo lancia una provocazione: "Siamo sicuri ora di non vanificare questo enorme sacrificio irripetibile?".

La paura è che l'incubo pandemia non finirà così facilmente. "È legittimo il timore che, come un gioco d' azzardo, dal 4 maggio potremmo mandare in fumo gran parte dei nostri sacrifici, dei quali ancora non ci è arrivato il conto- spiega la virologa-I numeri ci dicono che i contagi stanno calando, ma ancora sono molto alti, soprattutto al Nord dove è più intensa l' attività lavorativa". E conclude: "Fatti due conti, se durante la fase 2 i contagi dovessero raddoppiare, ci troveremmo con la saturazione dei letti in terapia intensiva e un numero di morti crescente e nella condizione di non poter più proporre un lockdown. Non riesco, forse per la prima volta, a essere ottimista".