C'è il nuovo piano pandemico: "Scegliere chi va curato prima"

Piano pandemico 2021/2023: ecco come l'Italia intende affrontare eventuali (e possibili) future nuove pandemie o epidemie locali

Sarà a giorni sul tavolo sul tavolo delle Regioni la bozza del piano pandemico per il biennio 2021/2023, che inevitabilmente nasce sull'esperienza diretta del Paese con l'epidemia di Sars-Cov-2 ancora in corso. La Repubblica riporta che il dipartimento Prevenzione del ministero della Salute ha preparato una bozza di oltre 140 pagine nella quale sono stati elencati tutti i punti cruciali per affrontare altre eventuali pandemie, alle quali l'Italia si dovrà far trovare pronta, contrariamente rispetto a quanto successo lo scorso marzo con il coronavirus.

Uno degli argomenti chiave del piano pandemico 2021/2023 riguarda la necessità di migliorare la prontezza e la capacità di produzione di mascherine e di qualsiasi dispositivo di protezione individuale che sia necessario a limitare il contagio. I dispositivi prodotti dovranno rispondere positivamente sia alle esigenze dei cittadini che a quelle del personale medico impegnato in prima linea. Inoltre, è prevista la capacità di incrementare rapidamente i posti nelle terapie intensive. Nel piano pandemico è stata sottolineata la necessità di predisporre cicli di formazione continua per il personale medico e sanitario, nonché di avere sempre disponibili adeguate scorte di farmaci antivirali. Sono tutti elementi che sono mancati lo scorso febbraio per affrontare in maniera adeguata lo tsunami che ha travolto il Paese con la prima ondata di coronavirus.

Ma la bozza del piano pandemico 2021/2023 preparata dal dipartimento Prevenzione del ministero della Salute ha previsto anche un altro scenario in caso di necessità: "Quando la scarsità rende le risorse insufficienti rispetto alle necessità, i principi di etica possono consentire di allocare risorse scarse in modo da fornire trattamenti necessari preferenzialmente a quei pazienti che hanno maggiori possibilità di trarne beneficio". Una scelta che, in via ufficiosa, è stata già fatta durante la prima ondata ma, si precisa nel documento, "non è consentito agire violando gli standard dell'etica e della deontologia". Si tratta di una extrema ratio nel caso in cui sia necessario "privilegiare il principio di beneficialità rispetto all'autonomia, cui si attribuisce particolare importanza nella medicina clinica in condizioni ordinarie. Condizione necessaria affinché il diverso bilanciamento tra i valori nelle varie circostanze sia eticamente accettabile è mantenere la centralità della persona".

"Occorre una formazione continua finalizzata al controllo delle infezioni respiratorie e non solo, in ambito ospedaliero o comunitario, un continuo monitoraggio esplicato a livello centrale sulle attività di competenza dei servizi sanitari regionali", si legge nel documento, dove viene specificata anche l'importanza di avere scorte di vaccini contro l'influenza stagionale. Con questa bozza vengono sostanzialmente fornite tutte le risposte alle domande che il Paese si pone da febbraio in merito all'organizzazione nella gestione della pandemia. Tra queste, per esempio, anche la catena di comando decisionale in caso di emergenza ma anche quella informativa. L'attuale piano pandemico, come si legge nel documento, è datato 2006. Nella bozza si specifica che le Regioni devono ottemperare alla realizzazione di un piano regionale "dopo 120 giorni dall'approvazione del Piano nazionale e ogni anno va redatto lo stato di attuazione".

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