Le prove di forza

A nove anni dal discorso del whatever it takes un'altra prova di forza. Ieri, al termine della conferenza di Mario Draghi successiva al Consiglio dei ministri, abbiamo capito una cosa: il premier ascolta tutti i partiti ma alla fine tira dritto.

Le prove di forza

A nove anni dal discorso del whatever it takes un'altra prova di forza. Ieri, al termine della conferenza di Mario Draghi successiva al Consiglio dei ministri, abbiamo capito una cosa: il premier ascolta tutti i partiti della sua eterogenea coalizione, si appunta meticolosamente tutte le richieste e le obiezioni, ma alla fine tira dritto. Decide lui. Traccia limiti invalicabili oltre i quali i partiti non possono più innestare la retromarcia, al massimo correggere la rotta. Ed è uno smarcamento evidente rispetto al culto della concertazione obbligatoria, che dilata e trasforma tutto: allungando i tempi e confondendo le idee.

Quella di ieri è stata una doppia prova di forza nei confronti di molti degli azionisti della sua maggioranza. La prima è sull'emergenza sanitaria. Il messaggio indirizzato a chi si fa tentare dalle sirene No Vax è chiarissimo e ha scomodato una parola ustoria, quasi brutale, che spesso viene sostituita da sinonimi più edulcorati: morte. L'appello a non vaccinarsi, dice Draghi, è un appello a morire. Così, secco e asciutto, spiccio e crudo, senza giri di parole. Senza siero non c'è vita e non c'è ripartenza, ed è una soglia dalla quale il suo governo non ha intenzione di spostarsi. Whatever it takes, costi quel che costi, al netto di tutte le riluttanze e le sfumature dei vari partiti, l'unica soluzione per uscire dall'incubo della pandemia è la vaccinazione di massa. Senza se e senza ma.

La seconda sfida è sulla giustizia: l'ufficializzazione del voto di fiducia sulla riforma è un fossato di difesa tracciato attorno all'operato del ministro Cartabia. È la pistola appoggiata sul tavolo della trattativa. Si discuteranno, ma l'impianto e la filosofia della riforma oramai sono blindati. Ed è una prova di forza nei confronti di tutti quelli che, a mitragliate di emendamenti, vorrebbero trasformare il percorso di ricostruzione della giustizia in un Vietnam senza fine. Sono sfide nette, che non prevedono sfumature di vittoria o gradi di sconfitta. Non sappiamo se il premier le vincerà, ma questo, senza dubbio, è il metodo Draghi. Un metodo che già esisteva prima e che continuerà anche nell'imminente semestre bianco.

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