"Ora vivo col sussidio, non serve il green pass"

Il leader dei portuali si dice pronto a dar battaglia in tribunale contro il provvedimento

Puzzer: "Ora vivo col sussidio, non serve il green pass"

Stefano Puzzer, punto di riferimento delle proteste portate avanti dai portuali di Trieste contro l'obbligo di Green pass per accedere al posto di lavoro, è stato licenziato dall'azienda presso la quale prestava servizio da 25 anni. La comunicazione è arrivata al diretto interessato nella giornata di venerdì 15 aprile.

Una decisione che non sorprende più di tanto Puzzer, il quale, durante un'intervista concessa a Il Corriere rivela di essere pronto alla battaglia legale con l'Autorità portuale di Trieste. È dallo scorso 15 ottobre che il leader dei portuali non si presenta al lavoro, deciso da allora a portare avanti le proprie rimostranze fino al momento in cui non sarebbe più stato obbligatorio esibire il certificato verde imposto dal governo per prestare servizio nell'area del porto di Trieste.

"L’azienda per cui lavoravo da 25 anni mi ha dato il benservito", commenta Puzzer, che si dice intenzionato ad avviare la battaglia legale contro l'Autorità portuale di Trieste subito dopo Pasqua. Nessun timore da parte sua, puntualizza, dato che quella contro lo Stato l'ha già vinta nel momento in cui in tribunale è stato dichiarato illegittimo il daspo urbano emesso nei suoi confronti dalla questura di Roma. "Mi impedivano di mettere piede nella capitale, dove ero stato per alcune manifestazioni assolutamente pacifiche", ricorda l'ex portuale.

Ma qual è il motivo del licenziamento? "Ho letto da qualche parte che dicono che non mi sia presentato al lavoro da sei mesi", replica Puzzer al cronista, "io non mostro il Green pass per lavorare, l'ho sempre detto". E questo nonostante il fatto che il leader dei portuali sia titolare di un certificato verde: "È una questione di principio".

Il provvedimento dell'Autorità portuale è in realtà una sospensione dal lavoro con conservazione del posto: da ciò nasce la perplessità sulla scelta di procedere comunque col licenziamento. I responsabili, spiega ancora Puzzer, "dovranno spiegarlo davanti a un giudice". Ridicola, secondo il diretto interessato, la teoria secondo la quale il suo sarebbe un contratto "a chiamata". "Io e i miei colleghi ricadiamo nell’articolo 17, ogni giorno siamo chiamati a occuparci di aree diverse del Porto", puntualizza Puzzer, "dopo 25 anni di lavoro, crede che avrei potuto accettare un lavoro a chiamata?".

Ora arriverà l'indennità di disoccupazione Naspi, cosa che permetterebbe a Puzzer di poter utilizzare finalmente i propri risparmi. "Prenderò uno stipendio senza mostrare il Green pass. Meglio di così…", ironizza il diretto interessato. "Tornare a prendere uno stipendio senza la certificazione verde è una cosa buona. Dovrei ringraziarli", affonda ancora, "a meno che impongano il Green pass anche per la Naspi come sento che vorrebbero fare con il reddito di cittadinanza".

"È chiaro che volevano colpirmi, io sono un simbolo. Così mi hanno licenziato prima che tornassi al lavoro mostrando solo il badge e non la certificazione", aggiunge. Tutto avrebbe avuto inizio quando, sei anni orsono, arrivò la scelta di fondare il sindacato dei portuali: "A qualcuno questa cosa ha dato fastidio". Dice.

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