Quei 46 milioni di euro spariti dai conti svizzeri

L'indagine intorno all'organizzazione di Alberto Vazzoler ha portato alla luce l'esistenza di una rete per trasferire il denaro dalla Svizzera trasformandolo in contanti. Sono 200 i clienti italiani

Quei 46 milioni di euro spariti dai conti svizzeri

È un giro d'affari di miliardi di euro quello che circonda la Svizzera e i capitali depositati nel Paese elvetico per sfuggire alla rete del fisco da ogni parte del mondo. Un circuito di denaro in cui rientra chiaramente anche l'Italia. Sono molti i cittadini italiani che decidono di spostare i loro capitali in Svizzera per sfuggire all'imposizione fiscale del nostro Stato. E si creano delle vere e proprie organizzazioni che hanno lo scopo di trasferire in altri paradisi fiscali il denaro. Perché, come spiegato dal Corriere della Sera, da quando le banche elvetiche hanno messo un freno all'utilizzo del cash, molti hanno preferito trasferire i soldi altrove.

Una di queste reti era quella che faceva capo ad Alberto Vazzoler, dentista veneziano con residenza a Monaco, il quale, visti i lauti guadagni dell'attività di faccendiere, aveva deciso di intraprendere questa "carriera. Il suo lavoro consisteva nello spostare denaro depositato nei conti in Svizzera e che i clienti volevano trasformare in contanti. Come riporta il Corriere della Sera, così Vazzoler aveva spiegato agli inquirenti la sua attività: "Perché a un certo punto le banche elvetiche hanno detto basta al cash. E così se qualcuno voleva monetizzare aveva due possibilità: o lo faceva legalmente aderendo alla Voluntary, ma costava troppo, oppure prelevava il denaro in qualche altro modo, e l’altro modo eravamo noi".

Il sistema inventato da Vazzoler consisteva in giraconti, transazioni inesistenti in oro e in fatture false con operazioni che coinvolgevano Svizzera, Emirati, Slovacchia, Repubblica Ceca. In queste nuove sedi, il denaro, che prima veniva spostato solo online, diventava reale. E da quei Paesi, il denaro tornava a Lugano in contanti con aerei di linea prenotati per gli agenti del faccendiere. La rete del dentista veneto ci guadagnava attraverso le commissioni, che variavano dal 5 al 10 per cento in base al rischio dell'operazione. Rischio che poi si è rivelato molto alto visto che è stato arrestato insieme a cinque complici dal gip di Padova.

Il pm Roberto D’Angelo li accusa di riciclaggio internazionale. Poi ci sono gli indagati per evasione o frode fiscale. Attualmente sono 14 imprenditori, ma i clienti di Vazzoler sono 200. I ruoli dell'organizzazione erano ben ripartiti. Il dentista si occupava delle operazioni in Veneto, in particolare fra Padova e Jesolo. L'ex fidanzata Elena Manganelli Di Rienzo era la mano a Dubai mentre, per quanto riguarda l'aspetto "legale," c'erano l'avvocato Dubravko Zeljko in Croazia e Albert Damiano e F.R. in Svizzera. Come scritto nella richiesta di misure cautelari, "il flusso di denaro da Dubai alla Svizzera, dal 1 dicembre 2015 al 31 dicembre 2016, è di oltre 46 milioni di euro". Spariti per evitare di pagare le imposte della Voluntary, la misura italiana per far rientrare i capitali all'estero.

La Voluntary disclosure, nel tempo, si è rivelata non particolarmente allettante. All'inizio i capitali italiani rientrati furono, nella prima edizione, 59,5 miliardi di euro. Di questi, 41,4 erano in Svizzera. Ma la seconda edizione, scaduta a ottobre 2017, si è rivelata un flop clamoroso.

Come spiega il Corriere della Sera nell'inchiesta realizzata da Milena Gabanelli e Andrea Pasqualetto, dalla Voluntary sono emersi 4,9 miliardi di euro. Un crollo verticale non correlato però dalla fine dei conti fantasma: all’appello, secondo l'incrocio dei dati della Banca d'Italia, mancherebbero dai 92 ai 126 miliardi.

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