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Putin: "Pronti a cooperare con Ue per stabilizzare il mercato energetico". Giorgetti: "L'Ue adotti misure straordinarie sull'energia". Il Mimit: "Rincari anomali in pompe di 2 compagnie"

Le Borse europee chiudono in forte calo, bufera anche su quelle asiatiche. E il gas è ai massimi dal 2022. Spinta della guerra sul dollaro e l'oro come beni rifugio

Putin: "Pronti a cooperare con Ue per stabilizzare il mercato energetico". Giorgetti: "L'Ue adotti misure straordinarie sull'energia". Il Mimit: "Rincari anomali in pompe di 2 compagnie"
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Si fanno sentire gli effetti della guerra sui mercati mondiali. Le borse europee chiudono in forte calo e mandano in fumo altri 116 miliardi, ma il prezzo del petrolio torna sotto i cento dollari al barile.

Domani i ministri dell'economia del G7 si riuniranno per discutere del possibile uso delle riserve petrolifere strategiche, ma gli Usa si oppongono. L'allarme del Mimit: "Rincari anomali dei carburanti in pompe di 2 compagnie"

Giorgetti, l'Ue adotti misure straordinarie sull'energia come nel 2022

"Per l'Europa non ci sono le condizioni d'emergenza e invece per noi dovrebbe valutare l'adozione di misure straordinarie, sulla scia di quelle adottate nel 2022 all'indomani dell'attacco russo contro l'Ucraina. Agire subito stoppando i prezzi dell'energia prima che si diffondano su tutti i beni di consumo come nel '22". Così ha il ministro dell'Economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti nel corso della discussione all'Eurogruppo sull'impatto della crisi in medio Oriente sui prezzi energetici.

Mimit, rincari anomali dei carburanti in pompe di 2 compagnie

"Negli ultimi giorni - in particolare con riferimento a due delle principali compagnie petrolifere - i prezzi medi applicati alla pompa sono aumentati più dei prezzi consigliati dalle compagnie di riferimento". Lo comunica una nota del Mimit al termine della cabina di regia della Commissione di allerta rapida. "Una dinamica che sarà ora oggetto di controlli mirati nell'ambito del piano operativo attivato nei giorni scorsi, d'intesa tra Mimit e Mef, dalla Guardia di Finanza. In questa direzione, Mr. Prezzi ha preannunciato che domani trasmetterà alle Fiamme Gialle, per gli opportuni accertamenti, un nuovo elenco di casi anomali".

Il gas chiude in rialzo a 56,45 euro al megawattora

Chiusura in rialzo per il prezzo del gas, mentre si guarda agli sviluppi della guerra in Medio Oriente. Ad Amsterdam le quotazioni aumentano del 5,75% a 56,45 euro al megawattora.

Borsa: l'Europa chiude in calo, in fumo altri 116 miliardi

Le Borse europee riducono il calo nel finale, con il prezzo del petrolio che torna sotto i 100 dollari al barile. I mercati viaggiano ancora in acque agitate mentre regna l'incertezza sulla durata della guerra in Medio Oriente. Lo Stoxx 600, l'indice che raggruppa i principali titoli quotati sui mercati azionari europei, cede lo 0,63% e manda in fumo altri 116 miliardi di capitalizzazione, che si aggiungono ai 918 miliardi della settimana scorsa. Seduta in rosso per Parigi (-0,98%), Francoforte (-0,77%) e Londra (-0,34%). 

Orban impone tetto a prezzi carburanti a partire dalla mezzanotte

Il Premier ungherese Viktor Orban impone un tetto al prezzo dei carburanti a partire dalla mezzanotte di oggi per proteggere gli ungheresi dall'innalzamento dei prezzi del petrolio a causa della guerra in Medio Oriente, dopo che una analoga misura è stata adottata dalla Croazia. "Introduciamo un prezzo protetto per la benzina e per il diesel, oltre il quale i prezzi non possono andare", ha dichiarato Orban. La misura protettiva è diretta in particolare ad agricoltori, trasportatori e imprenditori, ha aggiunto, citando il blocco dell'oleodotto Druzhba in Ucraina come concausa del picco dei prezzi.

Borsa: Milano chiude in calo dello 0,29%

 La Borsa di Milano, dopo una seduta in forte calo, recupera nel finale in linea con gli altri listini europei. L'ultimo indice Ftse Mib cede lo 0,29% a 44.024 punti. Nel listino principale scivolano Cucinelli (-3,8%) e Stellantis (-3%). Tra le banche vendite su Mediobanca (-3,1%) e Mps (-1,6%), alla vigilia dei Cda per il concambio. Corrono Leonardo (+6,6%) e Saipem (+4,8%). In luce anche Nexi (+3%), Eni (+2,3%) e Stm (+1,9%).

Petrolio in forte rialzo ma torna sotto i 100 dollari

Dopo aver toccato un massimo sopra i 118 dollari, Il petrolio ha invertito il trend ed è sceso sotto i 100 dollari al barile. Il West Texas intermediate (Wti) si attesta attualmente a 96,54 dollari, in progressione comunque del 6,19% mentre il Brent a Londra si attesta a 99,54 dollari al barile, in progressione del 7,27%.

Putin, Hormuz chiuso, in vista nuovi prezzi idrocarburi favorevole a Mosca

"Lo Stretto di Hormuz è di fatto chiuso", ha dichiarato il Presidente russo Vladimir Putin, sottolineando che "l'equilibrio tra domanda e offerta nel mercato degli idrocarburi sta cambiando a causa del conflitto in Medio Oriente". "Questo porterà  a una nuova realtà  dei prezzi, sostenibile (per Mosca, ndr)", ha aggiunto.

Berlino, se necessario pronti a usare riserve petrolifere

“Abbiamo discusso tra i ministri delle Finanze del G7 che l’utilizzo delle riserve petrolifere è un’opzione”. Lo ha detto il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil, al suo arrivo all'Eurogruppo, commentando l’impatto del conflitto con l’Iran sui mercati energetici. “Ci coordiniamo strettamente nel G7 e tutti stanno osservando l’andamento dei mercati finanziari, del commercio e dei prezzi dell’energia”, ha aggiunto Klingbeil, spiegando che la decisione dipenderà dall’evoluzione della situazione: “Vedremo se e quando sarà il momento giusto per ricorrere a questa opzione strategica”. Il ministro ha poi commentato l’aumento dei prezzi dei carburanti, ribadendo le accuse nei confronti di quelle compagnie petrolifere che, a suo giudizio, stanno sfruttando la crisi per aumentare i profitti. “Non accetto che si faccia massimizzazione dei guadagni sulle spalle dei lavoratori e delle imprese”, ha detto, chiedendo più controlli antitrust e maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi.

Berlino, inaccettabile speculare su crisi per aumentare profitti

“È inaccettabile che l’attuale situazione geopolitica venga sfruttata per aumentare i profitti”. Lo ha detto il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil al suo arrivo alla riunione dell’Eurogruppo, commentando gli aumenti dei prezzi dell’energia legati al conflitto con l’Iran.“Vediamo che c’è una dinamica di aumento dei prezzi e che alcune grandi compagnie petrolifere stanno approfittando della situazione geopolitica per far salire i propri guadagni. La politica non può restare a guardare”, ha affermato Klingbeil. Il ministro ha spiegato che il governo tedesco sta valutando possibili misure per proteggere i consumatori e contrastare eventuali abusi di mercato, anche verificando strumenti nell’ambito del diritto della concorrenza e una maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi dei carburanti.

La crisi nel Golfo scuote il lusso, a rischio 6% ricavi totali del settore

L’escalation militare che coinvolge l’Iran e l’area del Golfo sta scuotendo anche il mondo del lusso, uno dei pochi mercati che negli ultimi anni ha continuato a sostenere l’industria globale. I primi effetti si vedono già sul campo con difficoltà nei trasporti, boutique chiuse e personale ridotto. A Dubai e negli altri grandi hub commerciali del Medio Oriente diversi punti vendita hanno abbassato le serrande o stanno operando con organici ridotti. Come il gruppo di distribuzione Chalhoub, che gestisce circa 900 negozi nella regione per marchi come Jimmy Choo e Sephora, che ha comunicato la chiusura temporanea dei punti vendita in Bahrain.

Il peso della regione sul settore resta comunque limitato ma significativo. Andrea Randone, Head of Mid Small Cap Research di Intermonte, spiega all’AdnKronos che “la prima cosa da osservare è che il Middle East vale circa il 5-6% dei ricavi totali del settore. Altagamma cita una cifra di 23 billion di euro sui 358 dei ricavi del settore nel 2025. Quindi possiamo dire circa il 6%, che è il numero che abbiamo in mente”.

Un dato che però nasconde differenze importanti tra i vari segmenti del lusso: “Questo 6% ha una ripartizione che varia molto da categoria a categoria e poi non è tutto concentrato a Dubai. Detto che il 6% è la media del settore, si può pensare che alcune categorie prodotto come l’Hard Luxury – cioè gioielli e orologi – facciano più della media. È comunque un mercato in forte crescita”.

Secondo Randone, non tutto quel 6% è generato negli Emirati Arabi: “Ci sono anche l’Arabia Saudita e altre destinazioni. Più del 50% però è generato negli Emirati, quindi l’impatto va analizzato su questo 3-4%”.

Negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita e in Giordania le boutique restano aperte ma con una presenza limitata di personale. Il colosso francese Kering, proprietaria tra gli altri marchi di Gucci e Balenciaga, ha deciso di chiudere temporaneamente i negozi negli Emirati Arabi Uniti, in Qatar, Kuwait e Bahrain.

Gran parte degli acquisti è legata al turismo internazionale, con clienti provenienti soprattutto da Russia, Arabia Saudita, Cina e India, con Dubai come principale polo commerciale. Ed è proprio sul turismo che potrebbe arrivare l’impatto più immediato della crisi.

“I clienti sono di due tipi: il consumatore locale e il turista – spiega Randone – Il consumatore locale chi è? Normalmente sono stranieri che vivono a Dubai per lunghi periodi, che lavorano nella finanza, nel real estate e in altri settori. Poi c’è l’impatto sui turisti, quindi sugli aeroporti chiusi”.

La chiusura temporanea degli scali e l’incertezza sui viaggi potrebbero quindi ridurre i flussi verso uno degli hub globali dello shopping di lusso.

“Il primo ragionamento è che, se la situazione si protrae, su Dubai c’è un impatto stimabile mediamente per il settore intorno al 3-4%. Poi c’è un impatto più generale legato al turismo: tanti aerei fanno scalo a Dubai, è un hub internazionale. Questo è un impatto più ‘soft’”.

Non si tratta però solo di un effetto diretto sui negozi. “L’acuirsi di tensioni geopolitiche gravi come queste potrebbe portare un numero crescente di persone a percepire più pericolo e quindi a pianificare meno volentieri vacanze in posti lontani. In generale si potrebbe avere un atteggiamento più cauto negli spostamenti e forse anche nella spesa. Non è automatico, ma è un fattore di rischio che il mercato sta in parte prezzando”.

In altre parole, accanto all’impatto immediato legato ai trasporti si aggiunge quello più difficile da misurare legato alla fiducia dei consumatori.

“Quindi – prosegue Randone – possiamo dire che c’è un impatto che è legato ai giorni di blocco degli aeroporti, quasi certo, e un impatto più incerto legato alla maggiore incertezza generale, che può ridurre la propensione alla spesa”.

Negli ultimi anni i grandi marchi hanno investito con decisione nella regione, aprendo nuovi flagship store e organizzando sfilate ed eventi esclusivi. Come Zegna, che alla Dubai Opera House ha presentato la collezione primavera-estate 2026, o Alberta Ferretti, guest designer all’edizione autunno/inverno 2026-27 della Dubai Fashion Week.

I marchi più esposti sarebbero Richemont e Zegna, entrambi intorno al 9%, mentre il gruppo francese LVMH è invece più o meno in linea con la media del settore, quindi 5-6%.

Parigi, pronti ad aprire le nostre riserve strategiche di petrolio

"Siamo pronti ad adottare tutte le misure necessarie, anche ricorrendo alle riserve strategiche, al fine di stabilizzare i mercati". Lo ha detto il ministro delle Finanze francese Roland Lescure prima dell'Eurogruppo a Bruxelles. "Continueremo a esaminare attentamente il modo in cui possiamo stabilizzare l'insieme dei flussi e l'intero mercato". "Studieremo tutte le misure possibili, compresa eventualmente la liberazione delle riserve strategiche" di petrolio. Lescure ha sottolineato che il tema è stato affrontato anche al G7 Finanza, ma ha rinviato al comunicato che sarà diffuso per chiarire cosa si sia deciso al riguardo.

Dombrovskis, con conflitto prolungato rischio shock da stagflazione

Se il conflitto in Medio Oriente dovesse protrarsi o estendersi potrà portare a "uno shock stagflazionistico sostanziale" per l'economia globale ed europea. Lo ha detto il commissario Ue all'Economia, Valdis Dombrovskis, prima dell'Eurogruppo. Dipenderà "dalla durata e dall'ampiezza regionale del conflitto". Se durasse oltre due settimane e portasse a interruzioni delle spedizioni su Hormuz o attacchi alle infrastrutture nel Golfo, potrebbe provocare "prezzi dell'energia più alti che si trasmetterebbero all'inflazione, effetti negativi sulla fiducia, interruzioni delle catene di approvvigionamento" e stretta nei finanziamenti.

L'Europa riduce il calo con Wall Street, Milano -1%

Riducono il calo le principali borse europee dopo l'avvio dei listini Usa, in ribasso di circa l'1%. Parigi cede l'1,58%, Madrid l'1,12%, Milano l'1%, Francoforte lo 0,89% e Londra lo 0,78%. In calo sotto gli 80 punti lo spread tra Btp e Bund tedeschi, che scende a 78,6 punti, con il rendimento annuo italiano in rialzo di 4,5 punti al 3,66%, quello tedesco di 2 punti al 2,87% e quello francese di 4,3 punti al 3,55%. Scende sotto quota 100 dollari il greggio Usa (Wti +9,7% a 99,73 dollari al barile), mentre il gas naturale si porta sotto i 60 euro, con un rialzo del 10% a 58,74 euro al MWh sulla piazza Ttf di Amsterdam.

Merz, Germania preoccupata da aumento prezzi energia

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato di essere "preoccupato" per l'aumento dei prezzi dell'energia, dopo che la guerra in Medio Oriente ha fatto schizzare il prezzo del greggio oltre i 100 dollari al barile. "Sappiamo che questo potrebbe avere un impatto sull'economia tedesca", ha affermato Merz, aggiungendo che il governo della pià grande economia dell'Ue stava già  cercando di diversificare le sue fonti energetiche per rafforzare la propria indipendenza.

Blocco stretto Hormuz spinge petrolio sopra 100 dollari e gas sopra 60 euro

Il petrolio e il gas continuano la loro corsa al rialzo con il Brent che ha superato i 105 dollari e il West Texas Intermediate i 103 dollari, spinti dal conflitto in Medio Oriente e dal blocco dello Stretto di Hormuz. Il gas al Ttf di Amsterdam, invece, attualmente si attesta a 60,88 euro (+14%) dopo aver registrato un aumento del 30% in apertura.

I mercati, intanto, guardano alla riunione del G7 che potrebbe decidere un rilascio congiunto delle riserve strategiche di petrolio per attenuare l'impennata dei prezzi.

Anche i futures dell'alluminio continuano ad aumentare e hanno raggiunto oggi il livello più alto degli ultimi quattro anni. I futures sull'alluminio a tre mesi sono stati scambiati oggi a 3.544 dollari la tonnellata sul London Metal Exchange, il livello intraday più alto dal marzo 2022. Il prezzo è aumentato del 9% dall'inizio del conflitto.

Le fonderie della regione, sottolinea il Wall Street Journal, dipendono dal Golfo di Hormuz sia per le importazioni di allumina, la materia prima utilizzata per produrre l'alluminio, sia per le esportazioni del metallo stesso. La regione del Golfo rappresenta il 9% della produzione globale di alluminio, un metallo leggero onnipresente utilizzato in tutto, dalle automobili alle lattine di soda, e fornisce il 30% delle importazioni.

"I mercati finanziari hanno subito una brutale scossa con le tensioni geopolitiche in Medio Oriente che si intensificano, provocando uno dei più grandi aumenti del prezzo del petrolio della storia e costringendo gli investitori a rivalutare le prospettive economiche globali", commenta Daniela Hathorn, analista di Capital.com citata dall'Afp.

Durante il fine settimana "nuovi attacchi hanno colpito infrastrutture energetiche chiave nella regione del Golfo, causando ulteriori chiusure di impianti di produzione di petrolio e gas", spiega Kathleen Brooks, direttrice della ricerca presso Xtb, sempre citata dall'Afp.

Milano riduce ancora il calo (-1,2%), giù Prysmian e Ferrari

Riduce ulteriormente il calo Piazza Affari al traguardo di metà seduta. L'indice Ftse Mib cede l'1,2% % a 43.227 punti e si assesta sopra gli 80 punti il differenziale tra Btp e Bund decennali tedeschi, con il rendimento annuo italiano in crescita di 7,5 punti al 3,69% e quello tedesco di 2,8 punti al 2,88%. Sul paniere dei grandi titoli prevale il segno meno a partire da Prysmian (-4,7%), che soffre insieme ai rivali europei dopo uno studio di Ubs sugli effetti della guerra in Iran. Pesano anche Azimut (-3,82%) e Ferrari (-3,18%), insieme a Stellanits (-2,75%) e Cucinelli (-2,7%). Sul fronte bancario cedono Unicredit (-2,3%), Mediobanca (-2,1%), Banco Bpm (-2,05%) e Intesa (-1,35%). Segno meno anche per Tim (-2,12%) ed Stm (-1,35%), che ha avviato la produzione di grande serie di soluzioni di fotonica del silicio. Pochi i rialzi, limitati a Leonardo (+4,26%) dopo la raccomandazione 'overweight' di Barclays, che ha incrementato del 16% il prezzo obiettivo a 68 euro, e Nexi (+3,52%), spinta dagli analisti di Morgan Stanley. Bene anche Saipem (+2,04%), più cauta invece Eni (+0,46%) nonostante la corsa del greggio (Wti +11,5% a 101,37 dollari al barile).

Ue, seguiamo prezzi energia con preoccupazione

La Commissione Europea segue l'andamento dei "prezzi di mercato" delle materie prime energetiche "con una certa preoccupazione", anche se non ci sono rischi per la "sicurezza energetica" dell'Ue che, malgrado sia un importatore netto di commodities energetiche, ha un approvvigionamento "diversificato", sostenuto da "riserve strategiche". Lo dice la portavoce della Commissione per l'Energia Anna-Kaisa Itkonen, a Bruxelles durante il briefing con la stampa. L'attacco sferrato da Israele e Usa contro l'Iran, che ha provocato il blocco dello Stretto di Hormuz, ha fatto prendere il volo ai prezzi delle principali commodities energetiche. Il petrolio ha superato di slancio i 100 dollari al barile: il future sul Brent, il greggio di riferimento europeo, quota sopra i 104 dollari al barile, mentre quello sul Wti, il benchmark statunitense, sui 102 dollari. Il gas al Ttf di Amsterdam quota a 61,9 euro al megawattora, ancora lontano dai picchi dell'estate 2022, dopo l'attacco russo all'Ucraina, ma in rapida ascesa. La fiammata dei prezzi dell'energia del 2022 rinforzò una fiammata inflazionistica, provocata anche dalle strozzature nella ripresa post-Covid, che la Bce ha impiegato anni a domare.

Il gas riduce il rialzo sotto ai 62 euro al Ttf di Amsterdam

Scende sotto i 62 euro il gas naturale sulla piazza Ttf di Amsterdam dopo il picco raggiunto in avvio di seduta. I contratti future sul mese di aprile guadagnano il 15,83% a 61,4 euro, mantenendosi comunque sui massimi dall'agosto del 2022. Sul fronte della guerra in Iran, secondo l'agenzia Bloomberg, QatarEnergy avrebbe rinviato i progetti di espansione dei propri impianti di gas naturale liquefatto (Gnl) a non prima del 2027 dopo lo stop del sito di Ras Laffan, colpito dai droni di Teheran nella scorsa settimana.

"Gb ha 2 giorni di scorte di gas", allarme media malgrado rassicurazioni governo

Non c'è "una minaccia immediata" alle forniture di energia del Regno Unito malgrado l'impennata dei prezzi globali del petrolio e l'allarme sul gas innescati dall'attacco di Usa e Israele all'Iran e dalla successiva reazione di Teheran. Lo ha sostenuto stamane in un'intervista televisiva Steve Reed, ministro delle Comunità Locali nel governo di Keir Starmer, incalzato sulla pubblicazione da parte del Times di oggi di stime di esperti in base alle quali le riserve extra di gas a disposizione dell'isola appaiono ormai ridotte ad appena "due giorni". Reed ha ammesso d'altro canto che la situazione "è chiaramente molto preoccupante" e che la gravità dell'impatto sul Regno come sul resto del mondo di quanto accade in Medio Oriente, in aggiunta ad altre crisi internazionali, dipenderà dalla "durata" della guerra all'Iran. Il governo Starmer insiste intanto nell'invocare "una de-escalation" come obiettivo prioritario, pur rivendicando per bocca del premier "la resilienza" dell'economia britannica. Mentre non mancano richiami ai vantaggi che i contraccolpi bellici sul mercato dell'energia potranno assicurare "alla Russia di Vladimir Putin"

Ue, fornitura energetica resta stabile, nessuna emergenza

"Al momento non c'è un'emergenza petrolio in Europa, non c'è pericolo sulle riserve, siamo più preoccupati dai prezzi che dalle forniture". Lo ha detto una portavoce della Commissione Europea. "La situazione dei flussi energetici in Europa resta stabile, non abbiamo preoccupazioni sulla fornitura del gas, abbiamo una buona diversificazione di fornitori, un mix di gasdotti e consegne di GNL", ha aggiunto.

Macron, Paesi G7 potrebbero ricorrere a riserve strategiche petrolio

Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che i paesi del G7 potrebbero attingere alle loro riserve petrolifere di emergenza in risposta all'impennata dei prezzi dell'energia. Parlando con i giornalisti durante il viaggio verso Cipro, Macron ha affermato che "l'utilizzo delle riserve strategiche è un'opzione prevista". Ha aggiunto che i leader del G7 potrebbero tenere una riunione questa settimana per coordinare una risposta all'aumento dei prezzi dell'energia, probabilmente tramite una telefonata o una videoconferenza. La Francia detiene attualmente la presidenza di turno del gruppo. I ministri delle Finanze del G7 si riuniranno questo pomeriggio in videoconferenza per discutere delle ripercussioni della guerra in Iran.

Barclays, il Brent potrebbe raggiungere i 120 dollari al barile

Gli analisti di Barclays ipotizzano un aumento del prezzo del Brent a 120 dollari al barile, nel caso in cui la situazione attuale "dovesse persistere per un altro paio di settimane". A sei giorni dall'inizio della guerra in Iran, l'incertezza continua ad "aumentare e, sebbene nel corso della settimana si sia registrato un avvicinamento alla nostra previsione di 100 dollari al barile, riteniamo ancora probabile che la situazione peggiori", spiega Barclays. La reazione iniziale dei prezzi del petrolio è stata "più moderata di quanto pensassimo la scorsa settimana, ma nel corso del tempo si è verificato un avvicinamento alla nostra previsione. L'incertezza è elevata e in aumento, ma sulla base di tutte le informazioni disponibili, non sembra che il peggio sia ormai alle spalle. Se questa situazione dovesse persistere per un altro paio di settimane, il Brent potrebbe potenzialmente testare i 120 dollari al barile. Queste cifre potrebbero sembrare troppo elevate, soprattutto considerando il diffuso pessimismo sulle prospettive del mercato petrolifero per quest'anno, ma ribadiamo che i fondamentali sono più solidi e i rischi più grandi rispetto al conflitto tra Russia e Ucraina, quando abbiamo assistito al raggiungimento di questi livelli".

Europa sotto pressione, future in rosso, Milano -2,25%

Borse europee sotto pressione in avvio di settimana, anche se il calo è pari a circa la metà di quello registrato nei listini asiatici. Parigi e Madrid lasciano sul campo il 2,5%, Francoforte il 2,3%, Milano il 2,25% e Londra l'1,72%. La nomina del figlio di Khamenei a guida suprema dell'Iran lascia presagire una guerra lunga. La corsa del greggio (Wti +14,5% a 104,64 dollari al barile) e del gas (+16,51% a 62,17 euro al MWh) aumentano i rischi di inflazione e la Bce si prepara a due aumenti dei tassi nel corso dell'anno. Balza il dollaro a 86,84 centesimi e a 75,15 penny, mentre salgono i rendimenti dei titoli di stato, con lo spread tra Btp e Bund tedeschi sopra gli 83 punti. Il rendimento annuo italiano sale di 10,1 punti al 3,72%, quello tedesco di 3 punti al 2,88% e quello francese di 8,8 punti al 3,6%. In un panorama piuttosto desolante, con l'indice Euro Stoxx 600 in calo di oltre il 2%, le vendite interessano tutti i settori. In particolare crollano i titoli dei produttori di semiconduttori, da Asml Holding (-4,52%) a Infineon (-4,08%) ed Stm (-3,54%). Frenano i bancari Mediobanca (-4,5%), Unicredit e Barclays (-4,45% entrambi), SocGen (-4,33%), Banco Bpm (-4,25%), Mps (-4,05%) e Intesa (-4%). In rosso anche gli automobilistici Stellantis (-3,3%) e Ferrari (-2,95%), mentre Volkswagen, Renault e Bmw cedono il 2%. Pochi i rialzi, limitati ai petroliferi Shell (+1,45%), Bp (+0,7%) ed Eni (+0,4%). Debole anche il comparto della difesa ad eccezione di Leonardo (+1,54%). 

Ft, G7 discuterà oggi rilascio delle riserve strategiche di petrolio

Secondo quanto riportato dal Financial Times, i ministri delle finanze del G7 discuteranno oggi di un rilascio congiunto di petrolio dalle riserve di emergenza, coordinato dall'Agenzia internazionale per l'energia. Secondo il quotidiano tre paesi del G7, tra cui gli Stati Uniti, avrebbero espresso parere favorevole in quanto la guerra tra Usa Israele e Iran ha fatto impennare i prezzi del greggio.

Secondo il quotidiano tre paesi, fra cui gli Stati Uniti, sarebbero già d'accordo con la decisione. Washington in particolare sarebbe orientata per un rilascio comune di una quantità fr ai 300 e i 400 milioni di barili, circa il 25-30% del totale delle riserve. La mossa è stata presa in passato solo cinque volte: due volte dopo l'invasione dell'Ucraina, una durante la prima guerra del Golfo e poi a seguito dell'uragano Katrina e dopo il blocco della produzione in Libia.

Spread: Btp-Bund in deciso rialzo a 85 punti in apertura

Netto rialzo per lo spread in avvio di seduta, con il differenziale Btp-Bund che si attesta a 85 punti, dopo la chiusura a 77 dello scorso venerdì. Il rendimento del decennale italiano sul mercato secondario è al 3,75%, quello del decennale tedesco al 2,91%.

Milano apre in forte calo, -2,87%

Avvio in forte calo per Piazza Affari. L'indice Ftse Mib cede il 2,87% a 42.883 punti. Sotto pressione le banche a partire da Bper (-5,77%), Popolare Sondrio (-5,01%), Unicredit (-3,72%) e Intesa (-3,46%).

Borsa: bufera in Asia, future in forte rosso, Tokyo -5,2%

Nuova bufera sulle principali borse di Asia e Pacifico a seguito della nomina del figlio di Khamenei come guida suprema dell'Iran che lascia presagire una durata lunga del conflitto. Tokyo cede il 5,2%, Shanghai appare più cauta con un calo dello 0,67%,Taiwan lascia sul campo il 4,43%, Seul il 5,96% e Sidney il 2,85%. Ancora aperte ma ugualmente in rosso Hong Kong (-1,78%), Mumbai (-2,44%) e Singapore (-2,25%). Pesanti i future sull'Europa e sugli Usa, in calo mediamente di oltre il 2,25% i primi e di circa l'1,5% i secondi. I maggiori cali a Tokyo si registrano nel settore dei semiconduttori da Advantest (-11%) a Sico (-9,54%).

Europa apre in rosso con guerra in Iran, Francoforte -2,30%

Le principali Borse europee aprono la prima seduta della settimana in profondo rosso, mentre in Iran il conflitto va avanti senza sosta, su tutti i fronti coinvolti, e i future del petrolio toccano quota 107 dollari al barile. Nei primi minuti di scambi Francoforte cede il 2,27%, Parigi registra -2,35%, Londra segna -1,51% e Madrid -2,72%. Sulla piazza asiatica, a Tokyo si segnala un tonfo del Nikkei 225, che termina le contrattazioni a -5,20% con i timori di un'escalation della guerra in Medio Oriente.

Il gas sui massimi dal 2022, a 64 euro al Ttf di Amsterdam

Vola sui massimi dal 2022, a 64 euro, il gas naturale sulla piazza Ttf di Amsterdam. I contratti future sul mese di aprile guadagnano il 20% in apertura di seduta.

L'Euro apre in calo, corsa investitori sul dollaro

La guerra in Iran spinge il dollaro, quale bene rifugio, sui mercati. L'Euro scende così dello 0,5% a 1,155 mentre si indeboliscono anche lo yen a 158,5 e la sterlina (1,33 -0,7%).

Prezzo dell'oro in calo a 5109 dollari l'oncia

Prezzo dell'oro in calo sui mercati. Il metallo con consegna immediata scende dell'1,2% a 5109 dollari l'oncia. L'appeal come bene rifugio, sottolineano gli esperti, è controbilanciato dalle quotazioni elevate raggiunte nei mesi scorsi.

Il prezzo del petrolio scende dai massimi ma resta stabile sopra 100 dollari

Il prezzo del petrolio scende dai massimi toccati nella notte ma resta stabilmente sopra la soglia dei 100 dollari a seguito del blocco dello stretto di Hormuz e degli attacchi agli impianti del Golfo. Il Wti del Texas sale del 15% a 104,9 dollari al barile mentre il Brent del Mare del Nord avanza del 17% a 108,5. Secondo il Financial Times i paesi del G7 discuteranno oggi il rilascio comune delle riserve strategiche di greggio per frenare la corsa delle quotazioni.

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