"Quell'impronta di sangue sull'auto di Lucio", chi ha sepolto viva Noemi?

Qualcuno ha aiutato Lucio Marzo nell'occultamento del cadavere di Noemi Durini? Ecco in cosa consistono gli indizi alla base delle accuse contro la famiglia del reo confesso

"Quell'impronta di sangue sull'auto di Lucio", chi ha sepolto viva Noemi?

Lucio Marzo era da solo o qualcuno era con lui quando uccise Noemi Durini, e la nascose agonizzante sotto alcune pietre prese da muretti a secco nelle campagne di Castrignano del Capo?

Continua la lotta di Imma Rizzo, mamma di Noemi, che ieri, accompagnata dalla sua legale Claudia Sorrenti della fondazione Doppia Difesa, ha preso parte all’udienza camerale, che si è svolta al Tribunale di Lecce di fronte al gip Alessandra Sermarini, che si pronuncerà in seguito. L’udienza erientra nel ricorso contro la richiesta di archiviazione del procedimento a carico dei genitori di Lucio, che è invece attualmente in carcere per scontare una pena di 18 anni e 8 mesi: Biagio Marzo e Rocchetta Rizzelli, padre e madre di Lucio, sono accusati di sottrazione e occultamento di cadavere.

Si è tenuta un’udienza importante - ha commentato a margine Claudia Sorrenti - per fare chiarezza finalmente su quello che è accaduto dopo che Lucio Marzo ha ucciso Noemi Durini. Siamo sempre stati convinti che i genitori avessero contribuito alla soppressione e sottrazione del cadavere. Abbiamo evidenziato una serie di elementi che riteniamo importantissimi, posti all’attenzione del giudice. Abbiamo dei fermo immagine che collocano l’autovettura dei genitori di Marzo nelle ore successive all’ora presunta dell’omicidio, abbiamo un’impronta di sangue e abbiamo una serie di dati telefonici. E abbiamo chiesto che vengano analizzati questi dati telefonici con i dati delle celle telefoniche relative alla zona di ritrovamento del cadavere. Siamo convinti che questi punti debbano essere approfonditi e che debba essere fatta chiarezza su questi aspetti. Confidiamo nell’accoglimento della nostra richiesta di riapertura delle indagini”.

I fermo immagine sono relativi, come si legge sulla Gazzetta del Mezzogiorno, a telecamere di videosorveglianza che hanno “visto” la Fiat 500 della famiglia Marzo in una stradina di Castrignano del Capo nelle ore che sono seguite all’omicidio. In uno di questi fermo immagine appare un’impronta di sangue sul lato del guidatore. Inoltre la difesa di Noemi crede che Lucio possa essere stato aiutato a spostare le pietre dei muretti a secco, e ci si chiede se qualche cellulare di famiglia abbia agganciato le celle nei pressi del luogo in cui Noemi è stata colpita e lasciata morire.

Il locale tg di TeleRama ha raccontato che i legali della famiglia Marzo si sono opposti alle accuse, chiedendo l’archiviazione delle indagini e affermando che “nulla consente di individuare la responsabilità nei confronti degli indagati”. Di diverso avviso è la signora Imma, che prosegue con la sua battaglia. “Come mamma ci spero - ha aggiunto al termine dell’udienza - Lottiamo fino alla fine affinché giustizia a Noemi sia fatta, come è giusto che sia. E i colpevoli devono pagare per questo. Attendiamo”. Nei giorni scorsi, i genitori di Lucio hanno ricevuto un primo verdetto in relazione alle loro accuse di diffamazione nei confronti di Noemi e della sua famiglia: condannati con pena sospesa a 1 anno e 6 mesi di reclusione rispettivamente il padre e la madre, dovranno corrispondere alla signora Imma una provvisionale di 10mila euro.