Cronache

Quell'islam che tifa per Salvini: "È giusto fermare l'invasione"

Una frangia di islamici appoggia il leder della Lega: "È la nostra speranza". E vogliono bloccare l'immigrazione: "Così entra la parte peggiore di ogni Paese"

Quell'islam che tifa per Salvini: "È giusto fermare l'invasione"

"Non solo lo sosteniamo, di più". Roma, maggio 2019. A parlare non sono elettori delusi da altri partiti né appassionati follower del ministro dell'Interno. Sono musulmani italiani, che si dividono tra la fede in Allah e l'adesione politica alle istanze del leader del Carroccio (guarda il video).

"Per noi Salvini è una speranza", dicono senza esitazioni. Il gruppo raduna italiani convertiti e stranieri naturalizzati, tutti convinti che un musulmano non possa definirsi di sinistra. "Come potremmo accettare i matrimoni omosessuali, la teoria gender o l'utero in affitto?", confessa Karim Benvenuto. E visto che il Pd non è una soluzione, per gli islamici sovranisti non resta che guardare a chi - oggi - rappresenta il "mondo della destra sociale". La Meloni e Salvini. In particolare quest'ultimo.

L'accostamento suona strano, inutile negarlo. Come l'aglio col gelato. Basti pensare alle dichiarazioni pubbliche e alle prese di posizione nei confronti dell'islam del leader della Lega. Come quando disse che "Allah Akbar" i musulmani potevano dirlo "a 'ca loro". Oppure quando ammise candidamente che "in questo momento l'islam è solo arroganza e sopraffazione", definendo la religione di Maometto "un problema". Durante la campagna elettorale per le europee, il vicepremier arrivò a dire che "se non vince la Lega l'Europa diventerà un califfato islamico". Sorge dunque una domanda: come fanno i musulmani, per quanto italiani, a votarlo?

La risposta è semplice, o almeno così assicura Karim. "Noi abbiamo le nostre idee e vorremmo che fossero ascoltate. Sono istanze che la destra sociale ha sempre voluto applicare". E in effetti, a sentirli attentamente, non è che i musulmani sovranisti si discostino molto dal Salvini-pensiero. Come lui si "oppongono al globalismo", criticano la teoria gender, l'utero in affitto e allo stesso modo combattono l'immigrazione di massa senza regole. "Chi vuole arrivare in Italia lo deve fare regolarmente", sentenzia Karim. Di clandestini non ne vogliono sentir parlare. Neppure Safran Khaled, che in Italia non ci è nato ma ha trovato accoglienza e lavoro molto tempo fa: "Per ottenere il visto esistono le ambasciate - afferma - non siamo mica nel Medioevo, quando ci si muoveva da un Paese all'altro senza essere identificati".

Anche le parole d'ordine della Lega e di questo gruppo di musulmani si somigliano: sovranità, legge, regole. "Condividiamo le sue idee perché lavora per il Paese e per i cittadini italiani". Non vogliono essere "unici interlocutori del governo", ma chiedono che "i politici sappiano che esiste una fronda di musulmani italiani pronta a dialogare su come dovrebbe essere l'islam in Italia". Ovvero regolamentato.

Unico punto di scontro potrebbe arrivare dalla questione moschee. Salvini non si è mai dimostrato così disponibile a farne costruire. Gli islamici sovranisti rigettano i "quartieri pieni di negozi halal" e le "moschee abusive", puntando però alla nascita di luoghi di culto con in piano regolatore statale. Parola d'ordine: controllare da dove vengono i capitali, per evitare che le comunità musulmane siano eterodirette da Stati esteri (leggi Qatar e Arabia Saudita). Alcuni mesi fa un'associazione di musulmani italiani inviò al ministro dell'Interno una bozza di concordato tra Stato e islam. Per ora non ci sono stati contatti diretti, ma non è detto che non arrivino in futuro.

In fondo sull'immigrazione l'accordo è totale: "L'invasione va fermata", spiega Giancarlo Pasqualoni. "Se vuoi integrarti devi farlo seguendo delle regole ben precise", oppure "insieme a questo flusso" arriverà anche "la parte peggiore dei Paesi da cui provengono". E il rischio, alla fine, è che si creino dei ghetti, come a Molenbeek, a Bruxelles, dove l'alta concentrazione di stranieri di prima e seconda generazione ha creato un universo cittadino parallelo dove regnano leggi diverse.

"Qui andiamo verso una guerra civile strisciante - avverte Omar Camilletti - dove le metropoli saranno controllate quartiere per quartiere". Per questo le Molenbeek di tutta Europa sono "più pericolose del Califfato islamico". Per evitarlo, ora, Salvini ha un alleato in più.

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