Il rapimento da cui nacque "Imagine" di John Lennon

Il docufilm "Kyoko" racconta come "il Beatle" sequestrò la figlia di Yoko. Per restituirgliela

Il rapimento da cui nacque "Imagine" di John Lennon

È una storia sconosciuta anche se vede come protagonista John Lennon all'apice della sua fama. Siamo nel 1971, un anno dopo lo scioglimento dei Beatles, quelli «più famosi di Gesù Cristo» proprio come aveva avuto modo di dire il cantante che due anni prima, dopo il divorzio con la prima moglie (...)

(...) Cynthia Powell, si era sposato sulla Rocca di Gibilterra con Yoko Ono. Ovvero l'artista giapponese che i fan dei Beatles hanno sempre visto come la responsabile della fine della band. La storia però, si sa, non si fa con i se. L'unica certezza è che John Lennon aveva perso letteralmente la testa per Yoko Ono che era stata sposata con un produttore cinematografico, Anthony Cox, con cui aveva avuto una figlia, Kyoko. Che è il titolo di un interessante documentario diretto dai catalani Marcos Cabotá Samper e Joan Bover Raurell recentemente candidati ai premi Goya, gli Oscar spagnoli per intenderci. Il primo dei due registi è nato a Mallorca e fin da piccolo ha incrociato persone che dicevano di aver visto John Lennon sull'isola. Quella che gli era sembrata una divertente leggenda metropolitana piano piano si è trasformata in un'indagine che ha portato alla luce una delle storie meno conosciute della biografia di John Lennon.

Siamo nel gennaio del 1971 e John Lennon e Yoko Ono arrivano a Palma di Mallorca. Il pretesto è quello di seguire alcuni incontri di meditazione trascendentale del guru indiano Maharishi Mahesh Yogi. In realtà l'obiettivo è Kyoko, la figlia di Yoko Ono che, guarda caso, si trova sull'isola con il padre. Così, una volta atterrati a Mallorca, i due chiedono a Miguel Soler, un giornalista musicale locale, sia un registratore sia il contatto di un investigatore privato da cui ottengono l'indirizzo di un asilo nido.

Sempre insieme vanno dalla bambina e la portano via, violando così la custodia parentale. In albergo iniziano a ordinare dolci e gelati per la piccola che, ricorda ora un'addetta della reception dell'hotel, ebbe un'indigestione. Tempo neanche un'ora e il momento che - immaginiamo - di grande intimità e felicità viene spezzato dall'arrivo della polizia. Giù nella hall si presenta la Guardia Civil chiamata dal padre di Kyoko che aveva immediatamente sporto denuncia per sequestro di persona. Un'accusa forse sproporzionata anche se tecnicamente ineccepibile.

Nel documentario i due registi ricostruiscono quelle straordinarie 24 ore, intervistando tutte le persone che all'epoca erano a conoscenza dei fatti, a partire dal poliziotto Miquel Bunyola che, solo dopo, ha saputo di essere stato il primo ad aver arrestato John Lennon. Ascoltiamo addirittura le registrazioni audio del cantante che, di fronte al giudice e agli avvocati («Entrava e usciva dall'aula nervosamente», ricorda il poliziotto), difende a spada tratta la moglie che in tutta questa vicenda resta praticamente muta e visibilmente sconvolta come si capisce dagli scatti del fotografo Joan Torrelló che oggi si lamenta perché aveva «una macchina fotografica il cui flash tardava uno o due minuti a ricaricarsi». Lucida e precisa la difesa di Lennon: «Noi non volevamo portare via la figlia di Tony, lui è paranoico, pensa che siamo persone molto potenti che potremmo fargli qualcosa contro e non è così. Non c'è nulla che John e Yoko possano fare a Kyoko. Non la potremmo nascondere da nessuna parte perché siamo troppo famosi e non abbiamo dove andare. Yoko ha sempre detto che la bambina doveva avere la possibilità di vedere entrambi i genitori e per noi è indifferente il tipo di accordo che possa portare a questo».

All'improvviso il colpo di scena. Anthony Cox ritira la denuncia e lascia la caserma con la figlia a cavalcioni. Anche John Lennon e Yoko Ono ripartono dall'isola con in tasca solo un nastro con la voce di Kyoko incisa in quei pochi minuti insieme in hotel e che ora ascoltiamo, non senza emozionarci, sui titoli di coda del film.

L'accordo a cui si è giunti, probabilmente economico, non è mai stato reso pubblico. I registi ci tengono a far sapere che il documentario non vuole raffigurare Lennon come un criminale: «Al contrario, è una vittima degli impulsi provocati dall'amore incondizionato. Ma, quello che successe in quei giorni a Mallorca, rappresenta il terzo e ultimo atto della vita di John Lennon». Che, prima di essere ucciso l'8 dicembre del 1980 al Central Park di New York appena quarantenne, per quasi dieci anni aiuta Yoko Ono nella sua battaglia legale per riavere la figlia. Acquistano così un significato diverso le parole della canzone più famosa di John Lennon, Imagine, incisa appena pochi mesi dopo i fatti di Mallorca: «I hope someday you will join us», spero che un giorno ti unirai a noi...

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