La richiesta dei gay: "Anche noi vogliamo entrare nelle task force anti Covid"

I nuovi esperti andrebbero ancora di più ad ingolfare commissioni già ben nutrite. Si tratta, infatti, di 15 squadre composte da 450 consulenti

Una quota per i gay nelle task force anti-Coronavirus. La richiesta arriva dal portavoce del Gay Center, Fabrizio Marrazzo, che in una nota evidenzia come nonostante la comunità lesbica, trans e gay rappresenti il 15% della popolazione italiana, nessun esponente è stato coinvolto ai vertici degli organismi creati per contrastare l’epidemia da Covid-19. “Sono state ignorate le nostre problematiche”, spiega Marrazzo, richiamando addirittura l’Organizzazione delle nazioni unite. “L’Onu – è scritto nel comunicato – sottolinea l’importanza che le misure dei governi, introdotte per mitigare l’impatto economico della crisi, debbano considerare pienamente le persone lesbiche, gay, bisex e trans, che hanno maggiori probabilità di essere disoccupate e di vivere in povertà rispetto alla popolazione generale, oltre all’essere costretti in ambienti ostili con familiari che disapprovano, aumentando il rischio di violenze”.

Una richiesta rivolta direttamente al premier Giuseppe Conte. “Chiediamo al Governo – continua Marrazzo – di ascoltare le nostre istanze al più presto”. Adesso la parola passa al presidente del Consiglio dei ministri, che dovrà dare delle risposte alla comunità lesbica, trans e gay. I nuovi esperti andrebbero ancora di più ad ingolfare task force già ben nutrite. Si tratta, infatti, di 15 squadre composte da 450 consulenti, con l’ultimo organismo creato appositamente per realizzare un piano per l’istruzione, con l’obiettivo di programmare il riavvio delle attività didattiche nelle scuole e nelle università.

Il tutto, mentre il premier Conte annuncia che in settimana renderà nota la fase 2, quella della riapertura dopo il 4 maggio. Il presidente del Consiglio dei ministri è intervenuto al Senato e alla Camera per un’informativa sull’emergenza Covid-19, in vista del Consiglio europeo previsto per giovedì. Conte ha parlato di una strategia sanitaria in cinque punti elaborata dal Governo. “Il primo – ha spiegato – è mantenere e far rispettare il distanziamento sociale, promuovere l’utilizzo diffuso di dispositivi di protezione individuale fino a quando non saranno disponibili una terapia e il vaccino”. Poi, rivolto all’aula, ha sottolineato: “Stiamo elaborando un programma di progressive riaperture, che sia omogeneo su base nazionale e che ci consenta di riaprire buona parte delle attività produttive e anche commerciali, tenendo sotto controllo la curva del contagio. Tale soglia vogliamo che sia commisurata alla recettività delle strutture ospedaliere delle aree di riferimento. E anche per le misure di distanziamento sociale ci saranno alcune modifiche”.

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Commenti

Giorgio Colomba

Mer, 22/04/2020 - 11:03

Presto, l'Onu attivi una decisa moral suasion verso Conte perché provveda ad immettere subito nel circuito commerciale un congruo lotto di mascherine Arcobaleno.