Il rischio dell'incompiuta

Più trascorrono le settimane e più si scontra con l'elemento temporale: l'opera dell'ex-Governatore della Bce a Palazzo Chigi non è finita e rischia, qualora fosse chiamato ad altro incarico, di tramutarsi in un'"incompiuta", come l'ottava sinfonia di Franz Schubert

Il rischio dell'incompiuta

Diciamolo subito, l'ambizione per il Quirinale di Mario Draghi di cui si vocifera in tutti i corridoi del Palazzo, oltre ad essere legittima ha una sua logica e, soprattutto, un suo prestigio. Solo che più trascorrono le settimane e più si scontra con l'elemento temporale: l'opera dell'ex-Governatore della Bce a Palazzo Chigi non è finita e rischia, qualora fosse chiamato ad altro incarico, di tramutarsi in un'«incompiuta», come l'ottava sinfonia di Franz Schubert. Soprattutto, non si vede all'orizzonte chi potrebbe essere in grado di terminare il lavoro. Non è un atteggiamento che punta a raffreddare l'entusiasmo che circonda un suo possibile approdo al Quirinale, ma è una lettura dei dati della realtà, un'analisi di ciò che l'attuale Governo ha fatto e di ciò che c'è ancora da fare.

Tralasciando i provvedimenti del governo che, magari proprio per non scontentare nessuno in vista dell'elezione del nuovo Capo dello Stato, rinviano la soluzione dei nodi gordiani al futuro (riforma del catasto, fisco, reddito di cittadinanza, pensioni, legge sulla concorrenza, la riforma degli ammortizzatori sociali), ci sono 22 target strategici del Pnrr e una sessantina di decreti attuativi da completare che per un Paese nelle nostre condizioni non sono roba da poco. Di più: il governo Draghi ha risposto in modo esemplare alla pandemia, rispetto all'operato dell'esecutivo Conte sembra di essere su un altro pianeta. Solo che i dati parlano chiaro: non siamo ancora arrivati all'ultimo atto della tragedia. C'è il rischio di una quarta ondata e nel Paese ci sono delle minoranze di No-Vax che veicolano ancora il virus e creano tensioni sociali. Non per nulla si parla di un prolungamento dello Stato d'emergenza oltre il 31 dicembre e sarebbe contraddittorio che un Premier da una parte chieda di allungare i tempi in cui il governo possa disporre di poteri speciali e, dall'altra, decida di andare a fare un altro mestiere. Sarebbe un atteggiamento paradossale per non dire assurdo.

E poi se si vuole squarciare il velo dell'ipocrisia nel festival del non detto, è evidente - come ho già scritto - che un approdo di Draghi al Quirinale aprirebbe la strada alle elezioni anticipate. Una maggioranza sempre più litigiosa, visto che manca solo un anno alla fine della legislatura, può anche accettare una difficile coabitazione sotto l'ombrello di un personaggio autorevole, popolare e di prestigio; è difficile, invece, che si lasci imporre la disciplina da «premier» tutti da inventare, si tratti del ministro più anziano, come l'ottimo Brunetta, o del ministro dell'Economia, Franco. Senza contare che in quest'ultimo caso avremmo Capo dello Stato e Presidente del Consiglio entrambi con le stimmate di Bankitalia. Un binomio ai vertici istituzionali del Paese, che simboleggerebbe l'obnubilazione della politica.

In sintesi: con Draghi al Quirinale avremmo un'«incompiuta» a Palazzo Chigi e il rischio del voto anticipato. Un cambio pericoloso mentre si mette in campo il Pnrr e la pandemia, per bocca degli stessi ministri, non è ancora alle spalle. Comprendo il desiderio Presidenziale del Premier, ma per il Quirinale ci può essere sempre un domani.

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