La rivoluzione verde

La nuova frontiera: trasformare centrali Enel in villaggi turistici. A partire da Porto Tolle

La rivoluzione verde

La nuova frontiera passa di qua, su una fascia di terra affacciata sull'Adriatico polesano che sembra la Camargue, ma che si è sempre nascosta, per timidezza e per colpa, agli occhi degli uomini. Qui nasce un progetto che va in direzione opposta rispetto al passato: non più sfregiare il bello con il brutto, ma prendere il brutto e farlo bello. Non più panorami offesi dal cemento, ma ciminiere che diventano paesaggio, fabbriche che spariscono per lasciare il posto a villaggi all'aria aperta, inferni che si fanno paradiso.

La centrale termoelettrica Enel di Porto Tolle è un gigante addormentato da dieci anni sul Delta del Po, da quando fallì il progetto di riconversione dell'impianto in impianto a carbone e abortì l'idea di farne una centrale nucleare, ma già era vecchio all'alba del nuovo Millennio. Produceva l'otto per cento del fabbisogno elettrico italiano, ma anche dieci milioni di tonnellate di anidride carbonica l'anno «un cadavere eccellente», come lo ha seppellito il governatore del Veneto Luca Zaia. Ma le cose cambiano. Attraverso il progetto «Futur-e» l'Enel riconverte 22 centrali, la prima è questa, poi si vedrà.

Qui dove c'erano turbine che pompavano energia e serbatoi di olio combustibile, adesso nascerà un villaggio turistico da 110 ettari, venti dei quali boschi, con case mobili, centro sportivo multifunzionale, parco dello sport, spazi benessere, percorsi naturalistici, aree verdi, specchi d'acqua. 44 milioni di investimento soltanto sulle case mobili, nel complesso una sessantina di milioni di spesa. Dovrà valorizzare le eccellenze ambientali, di una terra incastrata nel Delta del Po, riserva della Biosfera e Patrimonio dell'Unesco «un grande esempio di economia circolare» spiega l'ad di Enel Francesco Starace. Tornare alle origini di tutto.

La previsione sono 8mila turisti al giorno, tre milioni e mezzo l'anno, quando la popolazione del Polesine è sulle 240mila unità, quasi un terzo dei quali ultrasessantenni, un territorio definito fragile dal punto di vista economico e sociale, che denatalità, fuga dei giovani e indice di vecchiaia hanno messo in coda tra le province del Nord Est.

L'Enel si occuperà di demolizione e bonifica dell'area, 33 milioni di spesa, Human Company, l'azienda fiorentina specializzata in ospitalità all'aria aperta, che costruisce oasi turistiche in tutto il mondo, di costruire dalle 2000 alle 2200 piazzole, entro il 2023.. L'indotto che ci lavorerà sarà superiore persino al personale impiegato alla centrale e a quello che lavorerà nel villaggio. È un modello che fa da battistrada, che cambia una filosofia, un modo di fare.
Marco Galletti, amministratore delegato di Human Company, di questa frontiera e di questa scommessa è già innamorato: «Per noi ha potenzialità infinite considerando che la sostenibilità, il verde, la vacanza all'aria aperta nei prossimi anni sarà il must globale. A Porto Tolle il turismo troverà il massimo possibile sul Mediterraneo per flora, fauna, cultura». Spiega che Claudio Cardini, il fondatore del gruppo «che ha avuto la visione fin dall'inizio», ha visto la zona e ha detto: «Questo è il posto più bello del mondo per realizzare questo progetto».

Il petrolio adesso non sono più le centrali novecentesche ma il turismo del terzo millennio. Galletti è ottimista ma c'è un ma. Spiega: «In Italia sarebbe importante un testo unico sul turismo, con iter e norme precise, già questo permetterebbe agli stranieri di investire. Stranieri che m dicono: il turismo in Italia sarebbe perfetto per i nostri portafogli, ma ci sono sempre limiti grossi: la burocrazia che non dà mai certezza specie sui tempi o la giustizia che prevede per esempio contenziosi che durano fino a nove anni». A frontedi imprese disposte a investire anche miliardi. «Il turismo non è solo una grande opportunità ma una dell ultime rimaste al nostro Paese». Ma la sua filosofia è chiara: credete nel paradiso. Anche se a costo di sfidare l'inferno.

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