Il fratello di Saman ha tentato la fuga dalla comunità

Il minorenne avrebbe provato a scappare dal centro protetto in cui si trova: per lui è stato disposto il divieto di espatrio per paura che raggiunga il Pakistan

Il fratello di Saman ha tentato la fuga dalla comunità

Il caso di Saman Abbas è più complesso di quanto non possa apparire all'esterno. Mentre i carabinieri sono ancora impegnati con le ricerche del corpo della ragazza nelle campagne di Novellara, le indagini per accertare le colpe di quello che appare, quasi senza dubbi, un omicidio. La svolta alle indagini l'ha data il fratello di Saman, minorenne. È lui ad aver raccontato i dettagli che settimane fa hanno permesso agli investigatori di battere la strada che, al momento, sembra l'unica possibile. La collaborazione con le forze dell'ordine, però, ha messo in pericolo la vita del minore, che da quando è stato fermato alla frontiera con la Francia insieme allo zio, vive in una struttura protetta non indentificata. È da qui che qualche settimana fa il ragazzo ha provato a scappare.

Una fuga durata poche ore grazie all'immediata segnalazione, che ha permesso ai carabinieri di individuarlo poche ore dopo e di riportarlo all'interno della struttura. Lui è il testimone chiave dell'intera vicenda e per la sua sicurezza in questo momento è necessario che rimanga all'interno della struttura protetta. Comprensibile il suo stato d'animo, tanto più ora che si è trovato ad affrontare l'incidente probatorio al tribunale di Reggio Emilia. Il minore vive lontano da ogni suo affetto, con sulle spalle il peso di una sorella probabilmente ammazzata per mano della sua famiglia e con la paura che possa subire ripercussioni da parte delle stesse persone che avrebbero ucciso Saman. I suoi genitori sono scappati in Pakistan presumibilmente poche ore dopo l'omicidio della ragazza ed è lì che si trovano. L'Italia ha avviato le pratiche della rogatoria internazionale ma l'iter è complesso e lungo.

Non stupisce che il ragazzo stia vivendo "notti agitatissime" e che sia stato messo sotto stretta vigilanza, con conseguente divieto di espatrio. Potrebbe voler raggiungere i suoi genitori in Pakistan, nel piccolo paese al confine con l'India in cui pare siano tornati. Una supposizione che potrebbe nascondersi dietro la fuga dalla casa protetta, che potrebbe essere stata sollecitata da una telefonata ricevuta dal ragazzo. Il dubbio negli inquirenti sorge anche alla luce di un messaggio vocale di Whatsapp che il ragazzo ha ricevuto la sera del 1 maggio. "Figlio mio, se ti chiedono qualcosa di lei tu non devi dire niente", recitava la nota audio. Era una voce femminile, che visto il contenuto e le tempistiche potrebbe essere quella di sua madre.

È evidente che l'incidente probatorio si renda necessario per cristallizzare le dichiarazioni del giovane in modo tale che queste possano essere utilizzate in sede processuale. È stato lui, dopo essere stato fermato a Imperia, a dichiarare che a uccidere la sorella fosse stato lo zio Danish Hasnain, probabilmente per strangolamento. Questo il contenuto che è stato chiamato a ripetere nell'incidente probatorio. La storia familiare della famiglia Abbas è molto complicata. Come riferisce il Corriere della sera, infatti, quando Saman rifiutò il matrimonio combinato in Pakistan e si rivolse agli assistenti social, suo fratello venne indagato per violenza privata perché, a quanto pare, avrebbe minacciato la sorella. Ma nonostante questo, il loro era un rapporto fortissimo, come dimostra ciò che Saman disse al suo fidanzato: "Mio fratello è l’unico della mia famiglia di cui m’importa".

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