Cronache

"Io e tuo padre siamo morti". L'intercettazione della madre di Saman

La madre della 18enne, Nazia Shaheen, è stata intercettata dopo il presunto delitto. La telefonata con il fratello minore della ragazza: "Io e tuo padre..."

"Io e tuo padre siamo morti". L'intercettazione della madre di Saman

"Io e tuo padre siamo morti sul posto". Sono le parole pronunciate da Nazia Shaheen, la madre di Saman Abbas, nel corso di una telefonata con il figlio minore nonché fratello della 18enne pakistana scomparsa da Novellara la notte del 30 aprile di un anno fa. L'intercettazione, agli atti dell'inchiesta per omicidio e sopressione di cadavere, risale a fine agosto 2021. Verosimilmente la donna si trovava già in Pakistan con il marito Shabbar.

La telefonata

I dettagli della conversazione intercorsa tra Nazia Shaheen e il fratellino di Saman (il ragazzo attualmente è ospite presso una struttura protetta del Bolognese) non sono ancora noti. Per certo, si tratta di un elemento non trascurabile. L'ennesimo di questa ingarbugliatissima vicenda familiare che coinvolge, al momento, cinque persone: i due cugini della ragazza, lo zio e i genitori. Sono tutti indagati anche se i coniugi Abbas, sui quali spicca un mandato di cattura internazionale, risultano ancora a piede libero. Fatto sta che questa telefonata, così come quella di Shabbar al fratellastro, è l'ennesima tessera del puzzle che gli inquirenti stanno provando a ricostruire. L'ipotesi del delitto d'onore, già confermata in parte dalle dichiarazioni del papà di Saman - "L'ho uccisa per la mia dignità", erano state le parole dell'uomo - ora prende ancor più corpo e forma con la frase sibillina pronunciata da Nazia: "Siamo morti lì".

L'omicidio raccontato da Ijaz

A fornire i dettagli relativi alla dinamica del presunto omicidio sarebbe stato Ikram Ijaz, uno dei due cugini arrestati. Stando a quanto avrebbe raccontato l'indagato a un detenuto, il quale ha poi riferito il contenuto della presunta confessione alla polizia penitenziaria, Saman sarebbe stata strangolata con una corda, fatta a pezzi e infine gettata da "un uomo col passamontagna" nel fiume Po. Il delitto si sarebbe consumato nelle campagne di Novellara, verosimilmente nelle serre dell'azienda agricola dove lavorava il clan Abbas. Nazia, che avrebbe accompagnato la figlia nei suoi ultimi passi prima di consegnarla allo zio Danish, sarebbe scoppiata in lacrime. A quel punto, Shabbar le avrebbe chiesto di rincasare affidando a uno sconosciuto il compito di ultimare le operazioni di sopressione del cadavere.

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