Le sardine sono morte, scoppola Calenda e Sanna Marin: quindi, oggi...

Le sardine sono morte, scoppola Calenda e Sanna Marin: quindi, oggi...

Le sardine sono morte, scoppola Calenda e Sanna Marin: quindi, oggi...

- Mattia Santori decreta la fine delle sardine. In un'intervista a Repubblica, spiega che la mobilitazione nelle piazze che avvenne in occasione delle elezioni regionali del 2019 non è ripetibile. "Le sardine non torneranno". Non ci sono più le condizioni, e forse neppure la voglia. In fondo lui, la ricciola Sardina in Chief, ormai s'è accasato ed è consigliere comunale per il Pd. Ciao ciao pesciolini, non sentiremo la vostra mancanza

- una cosa giusta Santori però la dice. A chi gli chiede se farà campagna elettorale, risponde: "Quando capisco cosa stiamo comunicando, ci proverò". Che sta a dire: impostare la sfida al centrodestra come un "al lupo al lupo" fascista, cosa che peraltro fecero le sardine stesse, può funzionare una volta, forse nella rossa Emilia Romagna, ma non in Italia. Tradotto: Letta si svegli o prende una scoppola che si ricorderà per tutta la vita

- brutte notizie per Renzi e Calenda. L'unione non fa la forza, visto che secondo i sondaggi i due centrini insieme andrebbero poco oltre il 5%. Abbastanza per entrare in Parlamento, troppo poco per ostacolare il centrodestra. Una cosa è certa: a rimetterci pare sia stato Carletto, il quale prima della rottura col Pd era dato al 6,5% mentre ora veleggia a lidi decisamente più infimi. Ci guadagna invece Renzi: senza Azione, Italia Viva non avrebbe mai superato la soglia di sbarramento, così sì. Vuoi o non vuoi, alla fine Matteuccio li frega tutti

- Medvedev ha capito una cosa: qualsiasi castroneria scriva sul suo canale Telegram, i media italiani non aspettano altro che lui fornisca un titolo. Compreso il giochino, oggi ha inviato un appello agli elettori italiani ed europei a "punire i governi per la loro stupidità". Letta e il Pd si sono messi a sbraitare, manco si fosse presentato a un comizio elettorale del centrodestra. Ma è una stupidaggine: gli elettori votano come testa gli dice, senza pensare ai desiderata di Mosca. Non tutti quelli che discordano dalla politica estera del Pd si trasformano automaticamente in autocrati russofili. Fatevene una ragione

- a Bologna dal 25 agosto è prevista la Festa dell'Unità, classico appuntamento estivo emiliano. Solo che stavolta ci sono le elezioni e, secondo regole, non si può fare campagna elettorale ovunque. Il deputato di FdI, Galeazzo Bignami, ha spiegato che il parco in cui è previsto l'evento "non fa parte delle aree individuate dal Comune per la campagna elettorale". Quindi nisba: il prefetto ha dato ragione a Fratelli d'Italia e la Festa dell'Unità sarà senza bandiere. E i dem rosicano

- sia chiaro, anche a chi non ama la premier socialdemocratica della Finlandia: Sanna Marin ha tutto il diritto, quando è a casa sua o a un party, di ballare come le pare e di alzare pure il gomito, se ritiene. La vita privata resta vita privata, fine. Senza "se" e senza "ma". Mi chiedo, però, se le varie Lilly Gruber de noantri sono disposte ad applicare lo stesso ragionamento anche a quel leader politico che anno scorso se ne stava al Papeete col mojito in mano, la musica a palla e le cubiste succinte

- facciamo tutti il tifo per l'Ucraina, per carità. Però l'idea che nel Donbass ci sia un tariffario per la cattura dei soldati russi (o filorussi) mette un po' impressione

- un pensionato di 61 anni era stato pizzicato di rientro da Santo Domingo con 400 pillole di Viagra. Oggi è stato condannato a 8.500 euro di ammenda per importazione non autorizzata di farmaci dall'estero. Lui sosteneva si trattassero di medicinali per uso personale. Dico: 400 pillole. Se fosse vero, chapeau

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