Parnasi offrì una casa all'assessore all'urbanistica di Milano, che rifiutò

Il gruppo dell'imprenditore Parnasi, coinvolto nello scandalo dello stadio di Roma, tentò di corrompere l'allora assessore all'urbanistica di Milano, Pierfrancesco Maran, offrendogli una casa

Parnasi offrì una casa all'assessore all'urbanistica di Milano, che rifiutò

"Siamo andati a parlare con l'assessore Maran, gli abbiamo proposto un appartamento ma lui ha risposto di no dicendo "qui non si usa" e che lui 'non voleva prendere per il culo chi lo ha votato'. Abbiamo fatto una brutta figura, sembravamo i romani dei film quando vanno a Milano". Così gli uomini del costruttore Luca Parnasi parlavano di un tentativo fallito di corrompere Pierfrancesco Maran, assessore all'Urbanistica del Comune di Milano nella giunta di Giuliano Pisapia. Il dialogo è riportato nell'ordinanza che ha portato a 9 arresti nell'ambito dell'inchiesta sui lavori per il nuovo stadio di Roma.

In una delle intercettazioni l'imprenditore si rivolge così ad uno dei suoi collaboratori: "Spenderò qualche soldo sulle elezioni... poi con Gianluca vedremo come vanno girati ufficialmente con i partiti politici eccetera... anche questo è importante perché in questo momento noi ci giochiamo una fetta di credibilità per il futuro ed è un investimento che io devo fare". Parnasi precisa che si trattava di "un investimento molto moderato rispetto a quanto facevo in passato quando ho speso cifre che manco te racconto però la sostanza che la mia forza è quella che alzo il telefono...".

Nelle carte in mano agli inquirenti figurano anche promesse di consulenze per 100 mila euro a Luca Lanzalone, presidente Acea, vicino al sindaco Virginia Raggi e consulente della giunta capitolina per l'affare dello stadio. Parnasi gli avrebbe garantito l'aiuto nella ricerca di una casa e di uno studio nella Capitale.

All'ex assessore regionale del Pd, Michele Civita, l'imprenditore aveva invece promesso di assumere il figlio in una delle sue società. Al vicepresidente della Consiglio Regionale, Adriano Palozzi, avrebbe invece pagato fatture per operazioni inesistenti per 25 mila euro.

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