"Schianto col pilone": cosa sappiamo della tragedia del Mottarone

Inizia a delinearsi la dinamica dell'incidente della funivia del Mottarone a Stresa, tra cavi tranciati e testimonianze di chi ha sentito lo schianto

"Schianto col pilone": cosa sappiamo della tragedia del Mottarone

Iniziano a uscire le prime testimonianze degli escursionisti presenti sul Mottarone al momento dello schianto, mentre la procura ha deciso di procedere per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. "Due escursionisti hanno sentito un grosso fischio e hanno visto che questa cabina che stava arrivando in vetta si è messa di colpo a retrocedere velocemente, poi ha preso un pilone ed è sbalzata, ha fatto due balzi sul terreno scosceso e si è fermata contro degli abeti", hanno raccontato le persone che hanno assistito alla scena per voce del sindaco di Stresa Marcella Severino.

Le testimonianze dal Mottarone

In queste ore le testimonianze si incrociano e devono essere tutte passate al vaglio degli inquirenti per valutare quale possa essere stata l'esatta dinamica che ha portato alla morte di 14 persone persone e al ferimento in modo grave di un'altra. Il sindaco, quindi, prosegue: "A quanto si è capito una delle funi si è strappata in un punto molto vicino alla vetta". Il tenente colonnello del Nucleo operativo dei carabinieri di Verbania, a proposito del cavo ha commentato: "È un pò presto per dare delle spiegazioni sulla dinamica: quello che abbiamo constatato è che un cavo di acciaio - dovrebbe essere il cavo portante della cabinovia - si è staccato e a seguito di questo saranno successe azioni concatenanti che hanno portato allo sgancio della cabinovia dal resto dei cavi che sono rimasti integri". Stando a informazioni degli investigatori che sono accorsi sul Mottarone, il cavo si sarebbe spezzato di netto a circa 100 metri dalla vetta.

"A disposizione per trovare le cause"

In una nota rilasciata dall'azienda Leitner, incaricata della manutenzione dell'impianto del Mottarone, si legge che l'ultimo controllo magnetoscopico della fune è stato effettuato a novembre del 2020 e gli esiti dello stesso non hanno fatto emergere alcuna criticità. L'ultima revisione generale, che consiste in una severa revisione dell'intero impianto, dalle cabine ai carrelli, agli argani e alle apparecchiature elettriche, era stata realizzata nell'agosto del 2016. Nel comunicato si riferisce che da quel momento, ogni novembre, sono stati effettuati regolari controlli alle funi, che hanno sempre dato esito positivo. "Il pensiero più profondo e commosso della nostra azienda, che rimane a completa disposizione assieme ai propri tecnici per cercare di individuare al più presto le cause della immane tragedia, va alle vittime, ai bimbi feriti e alle loro famiglie e a tutte le comunità coinvolte", ha dichiarato Anton Seeber, presidente di Leitner, prima della notizia della morte del secondo bambino in ospedale.

I nomi delle vittime

Intanto iniziano a uscire i nomi delle vittime. Per ora sono stati resi noti quelli di 12 persone che si trovavano a bordo di quella cabina. Si tratta di cinque israeliani, due dei quali residenti a Pavia, un iraniano e sei italiani. Amit Biran, nato in Israele il 2 febbraio 1991 e Tal Peleg, nata in Israele nel 1994, entrambi residenti a Pavia. Con loro c'era il figlio, Tom Biran, di soli due anni. Con loro anche Barbara Cohen Konisky, nata in Israele nel 1950 e Itshak Cohen, nato in Israele nel 1939. Un'intera famiglia distrutta.

Sulla cabina diretta al Mottarone c'erano anche Mohammadreza Shahaisavandi, iraniano di 23 anni residente a Diamante (Cosenza), Serena Cosentino, nata a Belvedere Marittimo (Cosenza) il 4 maggio del 1994 e residente a Diamante (Cosenza). Serena era una borsista del Cnr, a Verbania da marzo per lavorare all'Istituto di ricerca sulle acque. Mohammadreza Shahaisavandi era il suo fidanzato, che studiava a Roma ed era andato a trovarla per trascorrere qualche giorno insieme.

E ancora Silvia Malnati, impiegata in un negozio di cosmetica e nata a Varese nel 1994, Alessandro Merlo, nato a Varese nel 1992. Erano fidanzati e avevano deciso di concedersi una gita fuori porta. Vittorio Zorloni nato a Seregno, Milano, l'8 settembre del 1966, residente a Vedano Olona (Varese). Tra le vittime compaiono anche i nomi di Angelo Vito Gasparro, nato a Bari il 24 aprile 1976, residente a Castel San Giovanni (Piacenza) e sua moglie Roberta Pistolato, nata a Bari il 23 maggio del 1981, residente a Castel San Giovanni (Piacenza). Oggi era il suo compleanno, 40 anni, e avevano deciso di trascorrerlo sul lago Maggiore. L'ultimo sms alle 11 alla famiglia di lei in Puglia: "Stiamo salendo in funivia". Poi il silenzio.

Notizie dall'ospedale

Ancora non sono stati comunicati i nomi di due delle vittime, tra le quali il bambino deceduto in ospedale. "Con grande dispiacere nonostante gli sforzi infiniti che l'ospedale ha messo in campo per il bambino più grande, purtroppo il bambino è appena deceduto. Ha avuto un arresto cardiaco da cui non siamo più riusciti a riprenderlo", hanno dichiarato i medici che l'hanno preso in cura. Tutti gli sforzi sono ora concentrati sull'unico sopravvissuto alla tragedia: "Adesso continueremo a lavorare sul secondo bimbo per fare tutto quello che possiamo per salvarlo. Stiamo lavorando al massimo per mantenerlo stabile e poter avere un risultato buono".

"Procediamo per omicidio colposo plurimo"

Intanto ha reso dichiarazioni anche il procuratore di Verbania, Olimpia Bossi: "Per ora procediamo per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose, pou dobbiamo verificare anche la fattispecie dei reati colposi di attentato alla sicurezza dei trasporti, anche in base alla natura pubblica o meno dell'impianto". Il procuratore, poi, ha aggiunto: "L'intera area è stata posta sotto sequestro e nomineremo dei tecnici per accertare le cause dell'incidente". Per quanto riguarda l'esatta dinamica, ossia se il cavo si è tranciato o si è sganciato, la Bossi risponde: "Non è un accertamento che può essere fatto nell'immediatezza sarà necessario fare verifiche di carattere tecnico".

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