Lo scontro con le Regioni, poi la telefonata di Draghi: cos'è successo coi vaccini

C'è concitazione a Palazzo Chigi per risolvere il caos AstraZeneca e sarà Mario Draghi dalla Cornovaglia a dettare la linea rassicurante del governo

Lo scontro con le Regioni, poi la telefonata di Draghi: cos'è successo coi vaccini

Alla fine è stato Mario Draghi dalla Cornovaglia a dirimere lo scontro istituzionale sui vaccini. Gli ultimi giorni hanno incrementato il caos nel Paese, una confusione che ha interessato le istituzioni a tutti i livelli e che ha costretto il presidente del Consiglio a sospendere per qualche minuto i suoi impegni al G7 per dedicare le sue energie a risolvere lo stallo generato dalle comunicazioni su AstraZeneca e dal mix vaccinale. La solita circolare del ministro della Salute è arrivata a mezzanotte alle Regioni, che hanno protestato in modo veemente chiedendo che, almeno stavolta, venissero date informazioni chiare e messe nero su bianco.

La Lombardia è stata la Regione che più di altre ha puntato i piedi nel chiedere informazioni nette, non fraintendibili e, soprattutto, non revocabili. La Lombardia per qualche ora ha stoppato le somministrazioni delle seconde dosi a chi aveva ricevuto AstraZeneca in prima istanza. Nel frattempo sul telefono di Mario Draghi arrivavano le chiamate del generale Francesco Paolo Figliuolo e del ministro Roberto Speranza. Con loro, il premier ha definito la linea comunicativa, unica, per i cittadini ormai disorientati dai continui cambi e inversioni sul vaccino AstraZeneca.

Sarà proprio Mario Draghi a renderla nota al termine del G7 quando, come ha rivelato il Corriere della sera, il premier dirà che "la campagna vaccinale italiana procederà con la stessa intensità di prima, anche con le nuove prescrizioni sull'utilizzo dei vaccini, saremo in grado di raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati". Il commissario Figliuolo ha rassicurato sulla regolarità delle forniture di Moderna e di Pfizer, dei quali "la struttura del commissario prevede che siano disponibili oltre 55 milioni di dosi" entro la fine del terzo trimestre.

Le parole di Mario Draghi serviranno a rassicurare il Paese e allentare la pressione politica? Giorgia Meloni dall'opposizione ha puntato il dito contro il governo, le cui azioni hanno contribuito a "creare il panico" nei cittadini. Nemmeno Matteo Salvini ha risparmiato critiche al ministero della Salute per le continue indecisioni. Palazzo Chigi dovrà correre ai ripari se vuole salvare la fiducia residua degli italiani nei confronti dei vaccini. Il rischio è sempre lo stesso: se non si vaccinano quante più persone possibili entro settembre, il rischio di un'ennesima ondata è concreto. Il premier lo sa e vuole spingere in questa direzione per la comunicazione ai cittadini. Anche per questo motivo, quando ieri la Lombardia ha annunciato lo stop alle seconde dosi per chi aveva già ricevuto AstraZeneca, il ministro Speranza si è affrettato a chiamare Letizia Moratti. La situazione si è sbloccata ma ora è necessario dare chiarezza e informazioni precise.