Scontro sul documento che frena la fase 2: "Non abbiamo sbagliato i conti"

Stefano Merler, ricercatore della fondazione Kessler, ha replicato alle critiche mosse sugli scenari ipotizzati: "Chi si stupisce dei grandi numeri faccia due conti"

Scontro sul documento che frena la fase 2: "Non abbiamo sbagliato i conti"

Lo studio fornito al governo per la fase 2 con le previsioni sulla curva epidemiologica in base alle varie riaperture "è basato sui dati, non ci sono errori". Lo ha sottolineato il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro. "Gli scenari e i numeri sono pubblici e li avete visti tutti. Qualcuno ha detto che abbiamo sbagliato i conti, ma sono giusti", ha tuonato Stefano Merler della fondazione Kessler, che ha collaborato all'elaborazione dei dati.

Il ricercatore ha replicato ad alcune critiche mosse sugli scenari ipotizzati dagli esperti per la fase 2. In particolare, in discussione sono stati messi alcuni numeri relativi alle previsioni più pessimistiche su contagi e ricoveri in terapia intensiva. "Se a qualcuno vengono dubbi sul perché vengono numeri così grandi è bene fare alcune considerazioni: quelli che oggi sono in grado di trasmettere l'infezione - ha precisato Merler - non sono i mille-duemila che ci dà giornalmente la protezione civile. In realtà quelli che oggi sono in grado di trasmettere" il coronavirus "sono anche quelli che si sono ammalati ieri, l'altro ieri, nei giorni scorsi, e non sono ancora guariti: sono molti di più. E sono solo quelli che siamo in grado di testare, la punta dell'iceberg".

Merler si è così sfogato difendendo il rapporto di 22 pagine del Comitato tecnico scientifico che ha convinto il governo a frenare sulla fase 2. Il ricercatore ha poi richiamato le stime operate nell'ambito di studi indipendenti. "Ci dicono che oggi si può essere infettato dal 3 al 5% della popolazione, fino a 4 milioni di persone. Noi, quindi, vediamo il 5-10% del totale - ha puntualizzato -. E questo significa che i positivi in grado di trasmettere l'infezione sono quel numero moltiplicato per 10 o per 20. Un numero molto più grande di potenziali infettori". Secondo Merler i numeri da capogiro non devono quindi stupirci.

"Discuto di scienza con chi sa farla - ha tuonato -. Chi ha criticato ha fatto un calcolo sul rapporto terapie intensive-infezioni, ma si dimenticano dei decessi per Covid-19 che non sono entrati in terapia intensiva. Il conto giusto è 3-400 in terapia intensiva in quel periodo più i decessi, uguale 13 mila, non 1.300 come ha calcolato chi critica lo studio".

Il documento sugli scenari dell'evoluzione di Covid-19 "non è stato secretato, ma era allegato ai verbali del Cts. Ed stato trasmesso al ministro della Salute", ha precisato Brusaferro. Le finalità dello studio "sono di mettere a disposizione, sulla base dei dati disponibili la simulazione dell'andamento di un'epidemia. In una logica in cui si vuole aprire il Paese". Poi ha puntualizzato: "È basato sui dati, non ci sono errori".