Se il futuro della Chiesa cattolica passa per gli Stati Uniti

Il futuro della Chiesa cattolica interpretato alla luce della contrapposizione tra i due "correntoni" dottrinali degli States. Ecco perché il dossier Viganò rischia di rappresentare la resa dei conti di un'antica ruggine

Se il futuro della Chiesa cattolica passa per gli Stati Uniti

Il "dossier Viganò" potrebbe giocare un ruolo per il futuro della Chiesa cattolica. Dal Vaticano hanno fatto sapere che Papa Francesco è sereno. Sembra chiaro a tutti che le questioni sollevate non possano essere derubricate come un'insignificante polemica settimanale.

Nel corso della giornata di oggi, il Sismografo, che è un sito dato come molto vicino alla Santa Sede, ha scritto di una "probabile dichiarazione vaticana per rispondere alle accuse di Viganò". A prendere posizione in via diretta, in ogni caso, non dovrebbe essere il pontefice argentino, che si è già espresso sul caso chiedendo ai giornalisti di giudicare da soli. Uno dei problemi presenti nel testo dell'arcivescovo italiano sarebbe costituito dalle date, che non tornerebbero. Si vedrà cosa, in caso, deciderà di rispondere la Santa Sede.

Prescidendo dalla veridicità del memoriale firmato da monsignor Carlo Maria Viganò, sta emergendo una nitida contrapposizione tra due correntoni: a fare da sfondo a questo caso ci sono le componenti dottrinali americane. Conservatori "contro" progressisti non era il titolo di una narrazione inventata di sana pianta da qualche giornalista che si occupa di Chiesa.

Una divisione esiste e negli Stati Uniti è riscontrabile in maniera più evidente che altrove. Per trovare una conferma di questo assunto, basterebbe guardare alle dichiarazioni che hanno seguito la pubblicazione del dossier: tre cardinali e un vescovo, secondo uno schema fatto pervenire a IlGiornale.it, hanno espresso pieno sostegno al Papa. Si tratta del cardinal Blaise Cupich, arcivescovo di Chicago, del cardinal Donald Wuerl, arcivescovo di Washington, del cardinal Joseph Tobin, arcivescovo di Newmark e di monsignor Robert McElory, vescovo di San Diego. Tutti e quattro, stando alla ricostruzione fatta da una fonte che è voluta rimanere anonima, possono essere ricondotti alla corrente dottrinale di cui faceva parte l'ormai ex cardinale Theodore McCarrick, quella dei progressisti neoliberal.

Venti, sempre prendendo in considerazione solo gli States, sono gli ecclesiastici che hanno invece chiesto l'apertura di "un'inchiesta indipendente" e che hanno rilasciato una "attestazione di stima per mons. Viganò". Dal cardinale Dinardo, che è il presidente della USCCB, al cardinale Raymond Leo Burke, considerato dai più come il capostipite dei conservatori occidentali. Dall'arcivescovo di Philadelphia, Charles J.Chaput, che è arrivato a domandare a papa Bergoglio di rimandare il Sinodo sui giovani previsto per il prossimo ottobre, all'arcivescovo Salvatore Cordileone, che presidede la diocesi della città di San Francisco. La maggior parte degli ecclesiastici di questa seconda elencazione è invece ascrivibile nell'insieme dei cosiddetti "conservatori", quello di cui fa parte anche il cardinale Dolan, già dato per papabile cinque anni e mezzo fa.

Come se, con l'elezione al soglio di Pietro di Papa Francesco, una certa destra americana si fosse sentita messa da parte o come se, per contrasto, dopo l'ultimo Conclave, avesse preso il sopravvento una certa sinistra progressista. La stessa che, stando alla visione dei tradizionalisti, sarebbe incline alle revisioni dottrinali e alle aperture su materie considerate non modificabili. Leggasi Amoris Laetita o il presunto progetto di rivedere Humanae Vitae. Giusto per fare due esempi. Poi c'è il presidente Donald Trump, che con le sue politiche pro life strizza l'occhio ai conservatori e chiude la porta agli ecclesiastici vicini al Partito Democratico. La contaminazione tra fede e politica, negli Stati Uniti, è sempre stata all'ordine del giorno. Ci si ricorderà delle posizioni prese dai gesuiti durante il 68'. Forse siamo ancora allo stesso punto e alle medesime divisioni interne.

Da questo scontro, tutto a stelle e strisce, potrebbe uscire vincitrice l'una o l'altra parte. L'esito di questa 'battaglia' è destinato ad avere un peso sul destino prossimo della Chiesa. C'è chi sostiene che il "dossier Viganò" serva a coloro che stanno preparando la strada per l'elezione di un pontefice conservatore e chi, al contrario, ritiene che questa 'mossa' vada applaudita per via del coraggio e della presunta finalità di fare pulizia interna. Due visioni molto distanti tra loro.

Ci si interroga, intanto, sul perché Benedetto XVI non abbia sospeso a divinis il cardinal McCarrick attraverso un atto ufficiale. La premessa, tutta da verificare, è che quanto scritto da Viganò sia vero. "McCarrick era già in pensione - dice la fonte anonima già citata - sospenderlo per iscritto avrebbe significato sollevare un ulteriore scandalo". La medesima versione data a Lifesite da Viganò. Il futuro della Chiesa cattolica passa per gli Stati Uniti, questo sembra essere un dato certo.

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