Se le svolte del Papa sugli abusi sono "finte aperture"

Papa Francesco, con l'abolizione del segreto pontificio sugli abusi, ha fatto un passo in avanti. Ma c'è chi parla di "chiusure che restano"

Papa Francesco, per mezzo di due "rescripta" ufficializzati nel corso della giornata di ieri, ha abolito il segreto pontificio per i processi canonici relativi ad abusi ai danni di minori, ma non tutti sono convinti che quella di Jorge Mario Bergoglio sia una mossa così rivoluzionaria. Anzi, in molti si attendono che il Santo Padre adotti per legge papale l'obbligo di denuncia per ogni consacrato che, nel corso del suo incarico, sia venuto a conoscenza di determinati fatti delittuosi. Con l'ultimo Motu Proprio, il vescovo di Roma ha disposto soprattutto un obbligo di segnalazione. E il segreto d'ufficio, peraltro, è rimasto intatto. I riformisti, ma non solo, ventilano la necessità di ulteriori misure. Quelle che contribuirebbero ad un vero cambiamento.

La linea della "tolleranza zero" - nata con il regno di Joseph Ratzinger e perseguita anche durante questo pontificato - ha cambiato il volto pubblico della Chiesa cattolica. In questi ultimi dieci anni sono stati "spretati" numerosi membri della Ecclesia. Ma per qualcuno non è sufficiente. L'edizione odierna di Libero, per esempio, parla di "finte aperture" e di "chiusure che restano". L'ipotesi è che questa rinnovata trasparenza riguardi solo la collaborazione tra le varie magistrature e gli organi deputati dalla Santa Sede. Non è detto, insomma, che i contenuti delle fasi processuali e delle sentenze definitive divengano pubblici per tutti grazie alla spinta riformista del Santo Padre. E questa è la critica più importante che viene sollevata in queste ore. C'è preoccupazione, poi, sul fatto che il nuovo provvedimento di Jorge Mario Bergoglio non si declini sul pratico all'interno delle singole realtà diocesane. Nella mattinata di oggi, sono emersi i pareri di alcune vittime di abusi. La sensazione è che certe alte cariche curiali possano non assecondare il progetto di Jorge Mario Bergoglio, cercando di destrutturare il disegno papale. La narrativa sulle "resistenze" che l'ex arcivescovo di Buenos Aires starebbe incontrando in Vaticano ha ormai preso piede anche tra i fedeli.

Gli interventi di questa tipologia necessitano di tempi tecnici per poter essere valutati e verificati. Il Santo Padre, proprio in contemporanea con il suo compleanno, ha deciso di scendere in campo con una mossa che può rivelarsi decisiva nella lotta contro la pedofilia. Di sicuro si tratta di una novità di rilievo. Sempre sulla fonte sopracitata, però, viene citata anche la situazione inerente al segreto confessionale. In Australia si sta assistendo a un tentativo di mettere in discussione il sigillo di quel sacramento. Alcuni organi statali ritengono che i sacerdoti siano in dovere di segnalare alle autorità quanto apprendono nel corso della confessione in relazione agli abusi. La posizione della Chiesa è un'altra. I chierici pensano che, eliminando il segreto confessionale, le ammissioni di colpa siano destinate a diminuire di numero. Perché quelle ammissioni avverrebbero soprattutto all'interno dei confessionali.

Papa Francesco si occuperà adesso della riforma della Costituzione apostolica. Sugli abusi un segnale è arrivato. La riforma della Curia, invece, può in qualche modo tendere a semplificare gli assetti ecclesiastici della Santa Sede. Jorge Mario Bergoglio procede passo dopo passo verso una riforma complessiva. La domanda rimane quella fatta ad inizio pontificato: parliamo di una vera rivoluzione o solo di qualche modifica formale? Nel tempo gli addetti ai lavori saranno in grado di rispondere a questo quesito.