Il parto ai tempi del coronavirus: test rapidi e gravidanze indotte all'ospedale di Treviso

Da oggi all'ospedale di Treviso per le donne che devono partorire sono arrivati i test rapidi con risposte in cinque minuti. Per l'emergenza Coronavirus poi aumentano le gravidanze indotte. Oltre la metà rispetto all'anno scorso.

Come vivono la gravidanza le donne, ai tempi del Coronavirus? Quali sono le paure, come affrontarle, come imparare a fidarsi, cosa fare, quali percorsi. Il Giornale.it ne ha parlato con Enrico Busato, primario di Ginecologia dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, Ulss 2 Marca Trevigiana, già all'avanguardia per la gestione dell'emergenza Covid.

Qui dall’inizio dell’emergenza sono nati circa 260 bambini, 556 in tutto dal primo gennaio al 31 marzo. Di cui un parto trigemellare e dieci gemellari. Il numero dei parti totali è quindi 543 (ogni parto può essere bigemellare o tri). E la cosa curiosa è che invece l’anno scorso, sempre dal primo gennaio al 31 marzo, i parti sono stati 507, più parti gemellari. Nel 2019 sono stati 2115 i parti semplici, 57 plurimi e 3 trigemellari.

Enrico Busato nel suo reparto ha fatto installare un muro protettivo di cartongesso per far sì che le donne abbiano un altro percorso da fare all’interno dei locali e che non ci sia assolutamente il minimo contatto con i reparti Covid. Eppure molte donne hanno paura, al punto che in questo periodo c’è stato un rallentamento del parto.

“Le donne hanno paura a entrare in ospedale – spiega Busato al Giornale.it – e hanno paura di prendersi il Covid. Affrontano la gravidanza bombardate da tutto quello che vedono in tv e questo causa tanta paura. La paura però fa aumentare la produzione delle catecolamine che – ci spiega Busato – sono degli ormoni che si liberano nelle situazioni in cui si ha paura. Fanno aumentare il battito cardiaco, rendono più nervosi, e questi ormoni rallentano il parto, antagonizzano la produzione degli ormoni che servono per innescare il meccanismo del parto, in particolare l’ossitocina”.

Nel suo reparto infatti nel mese di marzo c’è stato un aumento, rispetto all’anno scorso, di gravidanze indotte oltre il termine delle 41 settimane più cinque giorni.

“In alcuni ospedali - spiega Busato - inducono oltre le 41 settimane e tre giorni, noi oltre cinque quindi abbiamo anche due giorni in più”. Ad aprile infatti il numero delle induzioni è più che raddoppiato, l’anno scorso in questo periodo erano 3, quest’anno solo dal primo aprile al 15, sono 7.

“Alcune donne poi non fanno controlli – continua Busato – saltano gli esami, proprio perché hanno paura di prendersi qualcosa. Ma è importante assolutamente rimanere tranquilli. Il messaggio che voglio dare è che le donne stiano serene; è vero che il virus fa paura perché è un nemico invisibile, fa paura perché hai un bambino, perché entri in un ambiente ospedaliero, ma gli operatori sono tutti specializzati, le donne anche fisicamente parlando hanno un percorso diverso per raggiungere i locali e le sale parto e da oggi abbiamo anche una sicurezza in più”.

Oggi infatti, qui, nel reparto di Ginecologia tutte le donne vengono sottoposte a screening e sono iniziati i test rapidi. Si preleva un po’ di sangue dal polpastrello e si va a verificare se le donne hanno sviluppato gli anticorpi o meno. Se invece hanno sintomi si fa il tampone subito. “Con il test rapido – spiega Busato – hai la risposta nel giro di cinque, sei minuti, se hai avuto un contatto, qui ne giro di sette – dieci giorni, gli anticorpi si positivizzano. Invece con il tampone abbiamo la risposta nel giro di un’ora. Questo è importante anche per il bambino, perché a seconda che la madre sia negativa o meno c’è un diverso percorso”.

Se una donna è negativa infatti, segue il percorso normale, e viene ricoverata in Ostetricia solo se ha problemi di tipo ostetrico, se è positiva invece e ha sintomi viene ricoverata nel reparto Malattie Infettive. “Abbiamo avuto una donna positiva che ha partorito benissimo – racconta Busato – a cui abbiamo dedicato un percorso separato, non è mai venuta a contatto con le altre donne, aveva una sala dedicata solo lei, fino alla completa disinfezione. Da lunedì poi avremo un sistema robotizzato che permetterà di sanificare gli ambienti in pochi minuti. Un sistema che riesce a uccidere tutti i microorganismi del Covid”.

Ma se un bambino nasce da mamma positiva? “Se la mamma ha sintomi è ricoverata e si può studiare un percorso con il bambino che viene ricoverato in Patologia Neonatale, di modo che se la madre non vede il bimbo può togliersi il latte per poi darglielo. Se invece è positiva e non ha sintomi, le si può lasciare comunque il bimbo. Nel latte materno non è stato riscontrata la presenza del virus, e nemmeno nel liquido amniotico o nel cordone ombelicale. Dico a queste donne di stare serene, perché è giusto che affrontino con la massima serenità questo importante momento e che vivano bene il travaglio e la nascita. Ora abbiamo anche la possibilità di far entrare il papà durante il parto, dall’inizio alla fine, noi lo teniamo anche fino a due ore dopo, se le donna non è positiva ovviamente, altrimenti no. Adottiamo tutte le precauzioni e tutti i presidi di sicurezza per fare in modo che almeno questo momento di coppia e di famiglia che possa essere vissuto serenamente. La fortuna in questi casi è la tecnologia, gli iPad soprattutto per i nonni”.

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