Il lato oscuro dell'ong di Silvia

Un'inchiesta delle Iene del 2019 aveva sollevato dubbi sulla onlus Africa Milele, con cui Silvia Romano era partita come volontaria. Accuse anche sulla sicurezza della ragazza

Il lato oscuro dell'ong di Silvia

Venerdì i carabinieri del Ros hanno perquisito la sede dell'associazione Africa Milele, la onlus con cui si era recata in Kenya come volontaria Silvia Romano, la 24enne rapita il 20 novembre del 2018 e liberata lo scorso 9 maggio, dopo 535 giorni di prigionia. Gli investigatori hanno requisito documenti e materiale informatico contenuto negli hard disk e negli apparecchi elettronici della onlus, guidata da Lilian Sora.

Si alimentano così i sospetti attorno a un'organizzazione già messa sotto la lente di ingrandimento nel 2019, da un'inchiesta delle Iene, che aveva fatto emergere alcuni suoi lati oscuri.

Dopo il ritorono in patria di Silvia, la ong era stata sommersa dalle accuse legate alla presunta mancata sicurezza offerta alla ragazza. Avrebbero dovuto occuparnese due masai, tra cui il marito della Sora, che aveve spiegato come il sequestro fosse avvenuto in un momento in cui la giovane era rimasta da sola, dato che un masai si trovava nel villaggio, mentre l'altro al fiume. Secondo quanto riporta la Verità, i masai non indagarono nemmeno sui due uomini che qualche giorno prima del rapimento chiesero informazioni su Silvia Romano. Anche Luigi Di Maio ha sostenuto che Africa Milele ha operato "in totale autonomia" ed eludendo "qualsiasi potere d'indirizzo e informazione dei propri associati o collaboratori sotto il profilo della sicurezza".

Ma oltre alle accuse sulla sicurezza, altre ombre si allungano sul ruolo di alcune figure legate alla ong, che avevano già alimentato sospetti lo scorso anno, dopo un'inchiesta delle Iene. Tra queste c'è Tiziana Beltrami che, secondo quanto riportano le Iene, "a Malindi gestisce insieme con il marito Roberto un notissimo ristorante e locale da ballo, il Karen Blixen, che è diventato un punto di ritrovo per la movida malindina e in particolare per gli italiani". Non solo, perché la donna "è anche la referente logistica de facto di Africa Milele". Ma, secondo quanto riporta La Verità, il passato della donna non sarebbe limpido: nel 2016 le sarebbe stato "contestato il concorso in truffa aggravata per due episodi che ammontano ad una cifra di circa centomila euro".

Ma c'è un altro punto oscuro della vicenda. Nove giorni prima del rapimento, Silvia sarebbe andata a Malindi per sporgere una denuncia per pedofilia. Sempre secondo le rivelazioni delle Iene, nel villaggio in cui operava la 24enne milanese, c'era anche un prete, forse un pastore, che avrebbe avuto strani rapporti con le ragazzine del villaggio. "Palpeggiamenti, strusciamenti, cose assolutamente non consone per nessuno, soprattutto per un prete- aveva raccontato alle Iene un altro volontario- All’inizio me ne sono accorto solo io, e poi l’ho detto a Silvia e all’altra volontaria, e siamo stati tutti più attenti. Abbiamo visto le ragazzine che entravano nella stanza di quest’uomo e ci stavano pochissimo, due, tre, cinque minuti. Non so fino a che punto arrivasse, però atti pedofili c’erano eccome". Così, i volontari avrebbero deciso di denunciarlo.

Ora, sui punti bui della onlus indagheranno gli inquirenti, per cercare di far luce sulla vicenda e sui dubbi legati all'associazione con cui Silvia Romano si era recata in Kenya.

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