Sindrome del bambino scosso. I danni spesso irreversibili

In Italia sono oltre 130 ogni anno i bambini vittime della sindrome, difficile da diagnosticare e che può portare alla morte

Sindrome del bambino scosso. I danni spesso irreversibili

In questi giorni si parla purtroppo molto della sindrome del bambino scosso. Di pochi giorni fa infatti la terribile notizia di un bambino di soli cinque mesi, finito in coma dopo che la mamma, come lei stessa ha ammesso davanti alle forze dell’ordine, lo aveva scosso violentemente per farlo smettere di piangere. Il piccolo aveva smesso di respirare sabato scorso, 21 dicembre, e il padre lo aveva immediatamente portato al Pronto Soccorso dell’ospedale di Padova. Venerdì la decisione della commissione di certificare la morte cerebrale. Ieri i suoi organi sono stati espiantati e potranno salvare altri piccoli.

La sindrome del bambino scosso

I pediatri la chiamano "Sindrome del bambino scosso”. I dati, non confermati, parlerebbero di un caso ogni 10mila bambini di età inferiore a un anno. E in un caso su quattro gli esiti sono mortali. Ciò avviene troppo spesso, in Italia oltre 130 casi all’anno, di cui una trentina mortali. Lo scorso anno, all’ospedale Regina Margherita di Torino, sono stati sei i casi diagnosticati. Probabilmente però il numero nella realtà è di molto superiore a queste cifre. La sindrome in questione è infatti molto difficile da diagnosticare e a volte le piccole vittime non vengono neanche portate in ospedale per essere assistite. I danni derivanti sono molto gravi, sia neurologici che psicologici. Come ha denunciato la onlus “La Terre des Hommes”, lanciando una campagna di prevenzione e informazione, nella quale si spiega di non scuotere i figli perché le conseguenze di tali gesti possono essere irreparabili. Difficoltà di apprendimento, del linguaggio, danni fisici, motori, alla vista, all’udito, ritardi mentali e, in casi gravi, paralisi cerebrale. Solo il 15% delle vittime non avrebbe avuto ripercussioni sulla salute.

Nei primi mesi di vita i danni maggiori

I danni maggiori si hanno nei primi mesi di vita del neonato, quando cioè i muscoli del collo non sono ancora del tutto sviluppati e l’encefalo non è fermo nel cranio. Anche per questo motivo si raccomanda sempre a chi prende il bimbo in braccio di stare attento e di sorreggere la testa. Come spiega il professor Alberto Villani, presidente della Società italiana pediatria, “non c' è bisogno di essere genitori violenti per incorrere in questo grave errore, il fatto è che manca informazione e sensibilizzazione al problema”. Il professore ha inoltre ricordato sul suo sito internet che bastano poche scosse ripetute più volte per creare danni anche irreparabili.

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