Stravolta la "casa" del virus: perché ora è meno pericoloso

Due esperti spiegano come stanno davvero le cose. Spunta un nuovo scenario attorno al virus. Così si è indebolito

Mentre tra gli esperti al servizio del governo Conte si tende a perseguire la linea dell'allarmismo e della sostanziale invariabilità dei rischi connessi alle conseguenze di un eventuale contagio da Coronavirus, nel mondo scientifico continuano invece ad arrivare conferme su come invece la situazione sia decisamente meno grave rispetto a quanto abbiamo potuto appurare durante i mesi più "caldi" dell'emergenza sanitaria.

Ad intervenire ieri in merito alla vicenda era stato il primario di anestesia e terapia intensiva dell'ospedale San Raffaele di Milano Alberto Zangrillo, che sulla pagina personale Facebook aveva riportato i dati di una ricerca pubblicata sul sito "Biomedcentral.com". "Come anticipato da diversi studi anche dell'Ospedale San Raffaele (alcuni di essi frutto di collaborazioni internazionali importanti), è sempre più evidente una correlazione tra riduzione della carica virale e la variazione del quadro clinico dei soggetti infettati, motivo per cui a Maggio-Agosto, rispetto a Febbraio-Aprile abbiamo visto prevalentemente malati asintomatici o che comunque non necessitavano del ricovero in terapia intensiva", aveva spiegato il medico, anticipando il contenuto dello studio.

Intervenuto oggi a margine del seminario di Rimini su "Il futuro dei sistemi sanitari dopo la pandemia", il consulente del ministero della Salute per l'emergenza Coronavirus Walter Ricciardi ha voluto rimarcare la serietà della situazione: "Il virus non è mutato, ha la stessa virulenza e la stessa patogenicità e sta facendo morti e feriti in altri Paesi come Brasile e Stati Uniti. Dobbiamo continuare a rispondere con la stessa serietà dimostrata sino ad oggi".

A rimarcare quanto affermato dal dottor Zangrillo, sono stati invece, sempre quest'oggi, i virologi Fabrizio Pregliasco, docente dell’Università degli Studi di Milano, e Giorgio Palù, microbiologo presso l’Università degli studi di Padova.

"Ci sono studi", spiega il dottor Pregliasco su Agi, "i quali suggeriscono che la carica virale può essere determinante per la gravità dell’infezione". "E in questa nuova fase della pandemia in Italia", aggiunge invece il dottor Giorgio Palù riferendosi alle pagine più recenti dell'emergenza Coronavirus, "la carica virale si è abbassata significativamente rispetto al primo periodo. Questo abbassamento è legato da un lato agli effetti del lockdown e di tutte le misure di prevenzione, dall’altro è associato all’estate, cioè alle temperature più elevate e alle radiazioni Uva che sappiamo essere letali per il virus".

Un virus che non è geneticamente mutato, puntualizza Pregliasco. "A essere cambiato invece è l’ambiente che lo circonda che rende più difficile il passaggio di cariche alte da una persona all’altra". Intervengono inoltre, dichiara ancora il virologo, dei fattori soggettivi, che possono variare da caso a caso. "In primis la suscettibilità individuale. Oltre alla presenza di comorbidità, notoriamente associate a casi più gravi, gioca un ruolo importante anche il sistema immunitario che non è lo stesso per tutti", aggiunge in conclusione il professore, ricollegandosi alle possibili cause che scatenano gli episodi di infezione più seria. "Ci sono studi secondo i quali le infezioni gravi sarebbero associate a una risposta eccessiva da parte del sistema immunitario".

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