Troppi migranti a Lampedusa: sono finiti pure i tamponi

Sulla maggiore delle Pelagie è allarme. Senza tamponi i migranti rimangono in attesa di destinazione con l'elevato rischio di contagio

Troppi migranti a Lampedusa: sono finiti pure i tamponi

A Lampedusa mancano i tamponi. Non c’è pace per l’isola maggiore delle Pelagie nelle ultime settimane. Dopo la ripresa degli imponenti sbarchi, targati 2022, che hanno creato non poche difficoltà nelle attività di soccorso e accoglienza, adesso ci si mettono pure i tamponi per la rilevazione dell’infezione da Covid che vengono a mancare. Proprio così, nel bel mezzo di una crisi sanitaria e umanitaria, ecco che finiscono le scorte di uno degli strumenti principali per capire quale destinazione assegnare ai migranti per la quarantena e come prevenire i casi di contagio.

Attualmente, come racconta l’Adnkronos, sono 280 gli stranieri che non possono sottoporsi allo screening. Si tratta degli extracomunitari arrivati la notte scorsa e intercettati dalla Capitaneria di porto e dalla Guardia di finanza. Adesso è allarme. Già perché da quando le condizioni del mare sono migliorate consentendo la traversata del Mediterraneo centrale, gli arrivi a Lampedusa non si sono fermati nemmeno un giorno. E ora che le previsioni meteo marine confermano per i prossimi giorni condizioni pressoché simili, scatta l’allerta per ulteriori possibili sbarchi. La situazione diventerebbe ingestibile e altamente pericolosa dal momento che il virus è spesso presente tra i migranti che arrivano nelle nostre coste. E intanto, in attesa che vengano ripristinate le scorte di tamponi, gli ultimi arrivati stanno ammassati con l’alto rischio di far correre veloce la variante Omicron tra loro, mettendo anche a rischio il personale addetto alla macchina dell’accoglienza.

E intanto la procura di Agrigento è al lavoro con l’apertura di un’inchiesta dopo la morte di 7 migranti la scorsa notte nel corso dell’ennesimo viaggio della speranza. Si indaga per i reati di favoreggiamento dell'immigrazione e omicidio colposo plurimo. L’obiettivo, come sempre, è quello di scovare gli organizzatori di questi viaggi e gli scafisti. Sono state ore di grande tensione quelle trascorse stanotte, quando i militari delle Fiamme gialle e il personale della Guardia costiera si sono imbattuti nel salvataggio dei 280 migranti il cui barcone proveniente da Zuara, in Libia, si è trovato in estrema difficoltà a circa 18 miglia dall’isola di Lampione. Sette di loro, tutti provenienti dal Bangladesh non ce l’hanno fatta. Sono morte per ipotermia. Adesso le indagini sul caso, coordinate dal procuratore capo Luigi Patronaggio e dall’aggiunto Salvatore Vella, sono state affidate al capo della squadra mobile di Agrigento Giovanni Minardi. E intanto nell’Isola la tensione rimane alta. La necessità di effettuare lo screening tra gli ultimi arrivati diventa di fondamentale importanza prima che la situazione possa irrimediabilmente degenerare.

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