"Tamponi positivi sotto l'acqua...". Come stanno davvero le cose

Alcuni test rapidi per il coronavirus potrebbero risultare positivi all'acqua del rubinetto. Ma c'è una spiegazione logica dietro questo fenomeno

"Tamponi positivi sotto l'acqua...". Come stanno davvero le cose

Girovagando per il web nelle ultime settimane non è difficile imbattersi in alcuni video che mostrano un fenomeno che, se non spiegato, potrebbe creare allarmismi. Ci sono persone che hanno provato a "testare" l'acqua del rubinetto (ma anche altri liquidi) per provare che i test rapidi diagnostici del coronavirus non fossero poi così affidabili. Sono numerosi i video di questo tipo e, va sottolineato, molti di questi non sono fake. Esiste la possibilità che alcuni modelli di test rapidi da eseguire domesticamente possano avere una reazione e lo conferma anche Franco Leoni, General Manager di Polonord Adeste srl, che produce parte dei test attualmente in commercio, intervistato da Qui Finanza.

La verità, però, non è quella che alcuni hanno diffuso in rete. "Dalle verifiche che abbiamo fatto noi, effettivamente, abbiamo rilevato che ci sono alcuni prodotti nel mercato che, se a contatto con l’acqua del rubinetto, danno come risultato positivo. Non sono tra quelli che distribuiamo noi, però ci sono. Tuttavia, questo non invalida il sistema, perché nelle istruzioni di utilizzo sono segnalate le reazioni che sono escluse", spiega Leoni.

Ed è proprio nelle istruzioni per l'uso la chiave per capire l'errore di chi vorrebbe minare la credibilità di questi test. "Se, per esempio, le istruzioni riportano che non c’è reattività crociata con l’influenza di tipo B e facciamo il test ad una persona che non è infetta di Covid-19 ma di influenza di tipo B ed esce risultato positivo Covid-19 allora abbiamo un problema serio sul test. Mentre se mettiamo acqua o Coca-Cola o succo d’arancia nel test ed esce positivo probabilmente nel liquido inserito vi sono sostanze organiche o minerali che interagiscono col test, ma questo è un uso improprio", ha proseguito Franco Leoni.

Il test per la diagnosi di infezione da coronavirus è formato da una striscia di nitrocellulosa con i reagenti. Se questi vengono a contatto con gli antigeni del coronavirus oggetto di indagine si ottiene una reazione che, in questo caso, è la comparsa della ben nota striscia colorata nella zona del t-test. Come spiegato da Leoni, è probabile che i reagenti utilizzati per l'individuazione dell'antigene del coronavirus siano sensibili anche ad altri elementi che, però, non verrebbero individuati se non venisse fatto un uso improprio del prodotto. "Se faccio un tampone da solo devo seguire le istruzioni. Che non dicono di metterlo sotto l’acqua del rubinetto, proprio per non falsare il risultato", ha aggiunto Leoni.

Per questo motivo i test vengono ritenuti validi per il loro utilizzo, nelle modalità che vengono indicate dai proditturi, nonostante gli ovvi limiti che ben noti, che comunque non vanno a minare l'importanza di questi test nell'attività di diagnosi. "Il tampone rapido è importante perché dà la possibilità alle persone di avere subito una informazione di positività. È chiaro che c’è il problema dei falsi negativi e positivi, però è limitato, perché tutti i positivi rilevati dai test rapidi non sarebbero stati rilevati altrimenti", ha detto ancora Leoni.

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