Lo sparo al telefono coi carabinieri: l'ultimo gesto del killer di Licata

Dopo aver ucciso i suoi familiari, il licatese Angelo Tardino ha cercato di togliersi la vita mentre era al telefono coi carabinieri. Poco dopo è morto in ospedale

Lo sparo al telefono coi carabinieri: l'ultimo gesto del killer di Licata

Una telefonata disperata che ha cercato a tutti i costi di tenere vigile l’assassino per evitare che compisse un altro folle gesto. Poi lo sparo in diretta. Sono stati momenti concitati quelli che hanno vissuto i carabinieri della compagnia di Agrigento, a Licata, dopo l’omicidio che si è consumato dentro le mura domestiche della famiglia Tardino, nel popoloso centro di via Riesi. Diego e Alexadra (marito e moglie) e i loro due figli, Alessia e Vincenzo di 15 e 11 anni, sono stati uccisi barbaramente da Angelo Tardino, fratello di Diego.

Il movente

La lite è sfociata questa mattina alle 7.30. L’assassino si è presentato a casa del fratello per parlare ancora una volta della spartizione dei terreni, quelli ereditati dal padre, e adibiti alla coltivazione di carciofi. Una questione per la quale i due non avevano mai trovato una soluzione e che spesse volte li aveva portati a discutere animatamente, come raccontano gli inquirenti, intervenuti più volte in passato a sedare le liti in quelle stesse mura. La diatriba di oggi però ha trovato il suo culmine con una vera e propria esecuzione familiare al termine della quale Angelo Tardino si è dato alla fuga per poi togliersi la vita.

La fuga e il tentato suicidio in diretta telefonica dell'assassino

Da lì è partita la caccia all’uomo. In moto i carabinieri della locale compagnia, guidati dal capitano Augusto Petrocchi, che hanno ricevuto i rinforzi dai colleghi del comando provinciale. Posti di controllo ovunque. Ogni angolo della città è stato sottoposto a controllo nel tentativo di intercettare l’omicida e fermarlo. Poi la possibilità di raggiungerlo telefonicamente. Qui in atto tutte quelle tecniche che i militari ben conoscono per evitare che l’assassino potesse compiere un’altra follia. Minuti importanti, preziosi, in cui si è usata non solo tecnica ma anche tatto umano, con l’obiettivo di indurre Tardino a costituirsi e spiegare il perché dell’immane tragedia. In un primo momento sembrava che la telefonata stesse sortendo l’esito sperato. Nel frattempo i carabinieri si stavano avvicinando sulle tracce dell’uomo, in via Safarello. Poi, all’improvviso lo sparo. Il 48enne ha tentato di togliersi la vita in diretta telefonica.

Trovato a terra, privo di sensi, il killer è stato immediatamente soccorso e trasportato in elisoccorso all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta. Qui è stato sottoposto a tac, è stato intubato in uno stato di coma irreversibile, e la sua stanza è stata piantonata da una decina di carabinieri. Poco dopo il decesso.

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