Una telefonata per Marte

«Mi scusi...»

(mmm... adesso questa che vuole?)

«Mi scusi, le dà fastidio?».

«In che senso?».

«No, perché dovrei...».

Metropolitana di Milano, non so se avete presente: come viaggiare sottoterra in un film di Fellini. Se ti va bene incontri un gruppo di violinisti gitani, per carità pure piacevoli da sentire semmai avessi voglia. Se ti va male ecco il tipo armato di stereo a tutto volume che si dimena tarantolato come Michael Jackson (lo pensa lui) avvitandosi sui pali che servirebbero a tenersi in piedi. In mezzo tra le due possibilità, violini strazianti e comunque una richiesta continua di soldi (l'avvitato se non glieli dai ti insulta). Sullo sfondo, ad alta voce, il rumore incessante dei telefonini. Ed è esattamente come in treno: alla fine del viaggio conosci le vite di tutti. Spesso in videoconferenza.

«Si diceva?».

«Le stavo chiedendo se le dà fastidio?».

«Ma cosa, scusi?»

«Devo fare una telefonata, se non disturbo. Posso?».

Guardo la signora e resto senza parole. Lei lo prende come un sì e indossa l'auricolare. Telefona a casa. Probabilmente Marte.