Tiberio Timperi condannato: "Ha diffamato la sua ex moglie"

Il giornalista aveva raccontato il suo dolore di padre separato in una lettera-confessione: "Non posso vedere liberamente mio figlio"

Condannato al pagamento di una ammenda di 1.500 euro e di un risarcimento che dovrà essere stabilito in separata sede. Tanto è costato a Tiberio Timperi il racconto del dramma vissuto per vedere il figlio dopo il divorzio dalla moglie Orsola Gazzaniga. Il conduttore di Unomattina in famiglia aveva scritto una lettera-confessione, pubblicata da un periodico nel settembre del 2010, in cui spiegava che era giunto il momento di raccontare"un'esperienza comune ad altri padri vittime di soprusi silenziosi".

Il giudice ha però considerato diffamatori non solo gli sfoghi del giornalista contro l’ex consorte, ma anche quelli contro le istituzioni per le quali "la madre quasi sempre affidataria può ostacolare il rapporto padre-figlio".

Come ricorda il Corriere, a spingere il giornalista a parlare pubblicamente della sua vicenda era stato un episodio avvenuto sette anni fa, quando era stato costretto a chiamare i carabinieri per vedere il figlio a causa dei continui ostacoli dell'ex consorte. "Io non posso vedere liberamente mio figlio, nonostante questo sia esplicitamente previsto nel provvedimento del tribunale. Non riesco a parlarci per telefono. La madre non risponde ai carabinieri né ai miei telegrammi: anche il suo avvocato non risponde ai fax del mio. Questo si chiama sottrazione di minore, minore che può essere manipolato da una madre malevola", aveva dichiarato Timperi.

In tribunale

Gazzaniga ha trascinato così l'ex marito in tribunale. Il suo legale ha chiesto la condanna di Timperi al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 80mila euro. Ma il giudice ha respinto tale richiesta."È stato assolto per alcuni capi d’imputazione, e questo è un primo passo - ha dichiarato il legale del giornalista, l’avvocato Caterina Malavenda -. Aspettiamo le motivazioni e poi faremo appello, confidando che in secondo grado otterremo una sentenza assolutoria".

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