Toh, la pietà non è reato

Assolto. E non poteva che essere così. Padre, non è reato portare dei fiori sul luogo maledetto che si è preso la vita e i sogni di tuo figlio.

Toh, la pietà non è reato

Assolto. E non poteva che essere così. Padre, non è reato portare dei fiori sul luogo maledetto che si è preso la vita e i sogni di tuo figlio. Lo ha deciso un giudice, e non poteva che essere così. Anche se per farlo Alessio Feniello ha sfidato la legge, rompendo i sigilli giudiziari che tratteggiavano quel che resta dell'Hotel Rigopiano, crollato più di quattro anni fa (era il 18 gennaio 2017) pur di mettere un fiore in quella tomba che ha risucchiato suo figlio Stefano.

Parafrasando Pietro Calamandrei, quando la tracotanza bussa alla porta della giustizia, il buonsenso di solito esce dalla finestra. Non è successo, e questa è una buona notizia. Ma intanto per due anni un padre è stato processato per il reato di pietas: avrebbe dovuto pagare 4.550 euro di sanzione per aver spezzato una cordicella, il pm di Pescara ha chiesto tre mesi di reclusione e una multa da 100 euro. E invece no. «Adesso pensiamo ai veri colpevoli», dice Alessio Feniello al Giornale. «Sono rimasto da solo a fare nomi e cognomi, non ho paura delle conseguenze. Voglio solo giustizia». L'avvocato di Feniello ha confidato al suo assistito che non è finita: «Ha detto che la Procura può fare appello. Spero di no». Sarebbe una beffa atroce. Perché a distanza di quattro anni nessuno ha ancora pagato per la morte di Stefano Feniello.

È colpa del nostro sistema giudiziario, delle eccezioni, delle schermaglie della difesa che prova - legittimamente - ad allungare i tempi per sfuggire alle proprie responsabilità. Ma alla magistratura ora spetta dare ai familiari delle 29 persone morte la risposta a tante domande. Perché una valanga ha travolto un hotel che probabilmente non andava costruito lì? Perché i clienti rimasero bloccati tantissime ore da un'abbondante nevicata che forse era prevedibile? Perché l'allarme lanciato da due clienti che si trovavano appena fuori dalla struttura non venne preso in considerazione? Perché alcune informazioni rassicuranti - fornite da chi in quel maledetto albergo non c'era - interferirono con l'organizzazione dei soccorsi, partiti con grandissimo ritardo? Dopo 30 ore di incredibile lavoro da parte dei soccorritori solo nove persone intrappolate tra le macerie furono estratte vive. Potevano essere di più? Perché un anno prima il processo per occupazione abusiva di suolo pubblico per un centro benessere costruito in una zona a rischio finì con un'assoluzione? Perché il bosco che avrebbe potuto proteggere l'area, cancellato da una valanga, non fu mai ripristinato?

Per i greci la giustizia si poteva amministrare in due modi: affidandosi alla dike, che riconosce e rispetta il diritto senza guardare in faccia nessuno. Oppure con la hybris, la cieca tracotanza della legge. Magari accanendosi su un padre che ha perso un figlio. Ma non la pietas.

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