Quel giardino dedicato alle vittime delle foibe abbandonato al degrado

Le condizioni in cui versa il giardino dedicato alle vittime delle foibe sono penose: vegetazione incolta, panchine divelte e sbandati che ci vanno ad orinare. La denuncia di FdI: "Per l'amministrazione è come se non esistesse"

Quel giardino dedicato alle vittime delle foibe abbandonato al degrado

Dovrebbe essere il luogo del ricordo e un monito per il futuro, eppure, nella Torino pentastellata, il giardino dedicato alle vittime delle foibe si è presto trasformato in toilette en plein air. Una terra di nessuno, infestata da vegetazione e sterpaglie, minata da panchine pericolanti, bottiglie infrante e graffiti. Una giungla di periferia, nel cuore del quartiere Vallette-Lucento, uno dei più disastrati della città.

All’epoca dell’intitolazione, avvenuta cinque anni fa, si scelse quest’area proprio perché è qui che sorge il villaggio Santa Caterina, un complesso di case popolari dove vennero alloggiati i nostri connazionali in fuga dal confine orientale. In questi anni, però, il giardino della memoria è diventato il regno della dimenticanza. Un malandazzo che il cambio di amministrazione non ha scalfito. "Da quando questo giardino è stato intitolato ai martiri delle foibe – denuncia a Il Giornale.it il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Maurizio Marrone – è come se fosse sparito dalla geografia urbana, la manutenzione è completamente assente, le panchine rotte non sono mai state sostituite, l’erba non viene sfalciata". E non solo. "Anche a livello istituzionale – prosegue il consigliere – non ci si è mai organizzato nulla, neppure in occasione del 10 febbraio, mai nessuno che sia venuto qui a deporre un fiore".

Alla smemoratezza dell’amministrazione locale si è aggiunta anche la vicinanza dell’area verde allo stadio. Così ogni volta che la Juventus gioca in casa il giardino si trasforma in luogo di ritrovo per comitive di tifosi che stazionano lì a bere birra e orinare. Nel corso del tempo non sono mancati neppure gli atti vandalici. La stele di marmo dedicata ai nostri connazionali infoibati è stata mandata in frantumi in ben due occasioni. Tanto che l’amministrazione di allora, guidata da Piero Fassino, rinunciò ad apporne una nuova. Il ragionamento fu: "Tanto rompono anche questa". E si deve ad un crowdfunding organizzato dall’attuale deputata di Fratelli d’Italia, Augusta Montaruli, il merito di averne riposizionata una in ferro, per evitare che la storia potesse ripetersi. È quella che resiste ancora oggi, circondata dall’erba alta, nonostante le ammaccature e qualche tentativo di sradicamento.

Insomma, è toccato ai cittadini mettersi una mano sul cuore e sul portafoglio per ridare dignità a quel ricordo che persino il nostro legislatore ha riconosciuto come valore nazionale. Ci chiediamo se tutto questo sia giusto. "Il Comune – attacca Marrone – non può continuare a fingere che questo spazio verde non esista". Anche e soprattutto alla luce di ciò che rappresenta. "Non si tratta solo di un bene comune lasciato all’abbandono, in una periferia già problematica, ma è anche il simbolo della memoria delle vittime di un genocidio anti-italiano e – conclude il consigliere – dal suo decoro passa il rispetto per il loro ricordo".

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