Muore in un incidente: risarcite moglie e amante

Un 39enne di Torino, sposato e con un bambino piccolo, aveva una relazione con un’altra donna. Anche quest’ultima, così come la moglie della vittima, verrà risarcita dall’assicurazione

Muore in un incidente: risarcite moglie e amante

Non è raro imbattersi in una storia di tradimento coniugale. Una coppia felicemente spostata e poi il terzo incomodo che, senza farsi scoprire, intrattiene una relazione sentimentale clandestina e proibita con uno dei due. Fino a che, per un motivo o per un altro, la tresca viene a galla. A quel punto la vita spensierata condotta fino ad allora da lui o da lei subisce un brusco stop. Rovinata per sempre. La storia spesso va a finire così. Spesso, ma non sempre. Perché ci sono particolari eccezioni. Come ad esempio la storia che viene da Torino. È stata la morte del marito traditore a far emergere la verità. Ma non è tanto questa la singolarità della storia raccontata da la Stampa bensì un altro elemento. L’assicurazione è stata costretta a risarcire sia la moglie dell’uomo deceduto che la fidanzata "clandestina".

Lui, un operaio 39enne sposato da tre e padre di un bambino ancora piccino, aveva una moglie, spesso in viaggio. Forse il sentirsi spesso solo lo aveva spinto a frequentare un’altra donna. Tutto, secondo logica, indurrebbe a pensare che la coppia clandestina si frequentasse di nascosto, lontano da occhi indiscreti. Ed invece, i due amanti si facevano vedere in giro tanto che non si preoccupavano di andare a cena insieme.

Poi un giorno di un anno fa la tragedia. Lui muore in un incidente stradale mentre percorreva l'Autostrada del mare per motivi di lavoro. È solo allora che la moglie viene a scoprire, forse nel peggiore dei modi, che il suo compagno stava conducendo una vita parallela con un’altra donna. Perché per il decesso dell’uomo l’assicurazione non solo risarcisce la consorte della vittima ma anche la fidanzata occulta.

"Cifre importanti" perché entrambe le donne erano "affetti" per l’operaio di Torino. E poco importa che la vittima con una fosse sposato e con l'altra non avesse una relazione ufficiale testimoniata da documenti. "Nessuno avrebbe potuto negare la legittimazione ad agire a quella donna che si era qualifica come "fidanzata della vittima. A lui, infatti, era legata da una aspettativa di vita comune, come lei stessa è riuscita a dimostrare. Qui c'era una reale intensità di affetti, c'era la convivenza. E c'era pure una progettualità verso il futuro", ha spiegato Gino Arnone, l'avvocato che ha assistito la fidanzata nella richiesta danni chiusa in via stragiudiziale.

In altre parole, il danno causato dall’affetto strappato doveva essere risarcito perché il dolore è un qualcosa che va oltre la burocrazia e le convenzioni sociali ed etiche. Non va dimenticato che subito dopo l’incidente mortale i poliziotti riescono a rintracciare soltanto l'amante per comunicare la notizia e chiedere di fare il riconoscimento della salma. La moglie, che era in viaggio, rientra in fretta a Torino ma ormai il rito più doloroso era già stato compiuto. Forse è in quel momento che la consorte scopre la doppia vita del suo uomo. "Tre giorni con me, quattro con la famiglia", racconta l’amante quasi a voler sottolineare la forza di quel legame che si è spezzato per sempre a causa di un destino crudele. Poi è tempo di pensare all’assicurazione con cui tratta l’avvocato Arnone. In questo caso ci sarà un risarcimento doppio. Una eventualità che già fa discutere.

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