Il prete, la sensitiva, il corpo sparito: il giallo di Guerrina

Nel 2014 Guerrina Piscaglia scomparve. I giudici condannarono il viceparroco del paese per omicidio, ma il corpo non è mai stato trovato. Il legale della famiglia: "Basta chiedere a lui". La difesa: "Potrebbero esserci tracce di Guerrina in Francia, controlleremo"

Il prete, la sensitiva, il corpo sparito: il giallo di Guerrina Piscaglia

Il primo maggio 2014 Guerrina Piscaglia scomparve da Cà Raffaello, località del comune di Badia Tedalda in provincia di Arezzo. Si ipotizzò inizialmente che fosse scappata con un altro uomo. Ma poco dopo gli inquirenti concentrarono i loro sospetti su Alabi Kumbayo Gratien, conosciuto in paese come padre Graziano, che nel 2019 venne condannato in via definitiva per omicidio. Il corpo di Guerrina però non venne mai ritrovato. "Se vogliamo sapere dove si trova Guerrina basta chiedere direttamente a Gratien, lui da dove è stato occultato il corpo", ha dichiarato al Giornale.it l'avvocato Nicola Detti che segue la famiglia della donna. Ma ora le dichiarazioni di una sensitiva, che avrebbe indicato un possibile nuovo elemento, riaccendono l'attenzione sul caso: "In Francia ci sarebbero tracce della presenza di Guerrina", ha detto alla nostra redazione l'avvocato di Gratien, Riziero Angeletti.

Il giorno della scomparsa

Il primo maggio 2014 era un giovedì. Quella mattina, secondo quanto ricostruito dalla sentenza di primo grado, Guerrina si era recata nel negozio di un'amica, dove aveva ricevuto una telefonata che la aveva resa di cattivo umore. Successivamente, la donna aveva pranzato dai suoceri con il marito, Mirko Alessandrini, e poi era rientrata a casa. Ma alle 14 circa la suocera la aveva vista dalla finestra "procedere a piedi sulla strada statale in direzione della canonica", un percorso che faceva spesso. Intorno a quell'ora la Piscaglia "è stata notata da più persone mentre si dirigeva proprio in direzione della canonica".

Nella primavera del 2013 infatti Guerrina e Mirko avevano stretto rapporti con padre Gratien, un frate congolese appartenente a una congregazione africana, che a Cà Raffaello svolgeva il ruolo di viceparroco. Quel giorno padre Graziano era stato notato intorno alle 14.30 "nei pressi della canonica". Quelli riferiti in sentenza furono gli ultimi avvistamenti di Guerrina. Poi il nulla. La donna scomparve. Quando non la videro tornare per l'ora di cena, i familiari diedero l'allarme e iniziarono le ricerche. Il comportamento della Piscaglia, come si legge nella sentenza della Cassazione, era stato ritenuto "del tutto inusuale, visto che si era allontanata senza portare con sé il figlio" Lorenzo, affetto da disabilità e al quale era molto legata.

La Corte di primo grado rivelò anche che il giorno successivo alla scomparsa (il 2 maggio 2014) la suocera di Guerrina aveva ricevuto "un sms inoltrato dall'utenza della Piscaglia". Nel messaggio la donna rassicurava i familiari, dicendo che stava bene, ma che si era allontanata perché stanca del marito: "Sto bene - recitava il messaggio, riportato nella sentenza - adesso non posso chiamare, Mirko mi stanca, torno presto a prendere Lorenzo". Solitamente, riferirono i familiari, Guerrina comunicava chiamando dal telefono fisso di casa e quella "era la prima volta che la Piscaglia inviava un sms sul telefono della suocera". Ma, da quel momento, "le comunicazioni provenienti dal cellulare della Piscaglia avvenivano tutte con uso della funzione sms".

Le parole contenute nel messaggio fecero pensare agli investigatori a un allontanamento volontario. In più, ad avvalorare questa tesi intervenne la pista del "marocchino di Gubbio", indicato come un possibile amante con il quale Guerrina si sarebbe allontanata per sua volontà. Ma, una volta identificato, non emersero contatti tra la donna scomparsa e la persona sospettata.

"Guerrina era cambiata"

Quando quel primo maggio la aveva vista sulla strada che porta alla canonica, il suocero di Guerrina aveva ​notato un dettaglio: "La particolare eleganza con cui era vestita quel giorno la donna, che solitamente non usava vestirsi in tal modo, ma che dal mese di ottobre 2013 si mostrava più curata ed appariscente", si legge nella sentenza della Cassazione. Il cambiamento di Guerrina non riguardava solo il modo di vestire, ma anche una maggior cura dell'aspetto fisico e un miglioramento dell'umore. A riferirlo agli inquirenti fu Mirella, proprietaria di un negozio frequentato dalla Piscaglia, che si confidava spesso con lei. Mirella aveva dichiarato "di aver notato i cambiamenti della Piscaglia, dopo il mese di dicembre 2013, in quanto riferiva di un visibile cambio di umore, nonché di un più curato aspetto fisico della stessa".

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il cambiamento di Guerrina era da attribuire alla"passione amorosa nutrita da Guerrina per padre Graziano": la donna, spiega la sentenza, si era innamorata del viceparroco. La proprietaria del negozio in cui si recava la Piscaglia riferì anche di alcune confidenze in cui Guerrina ammise "di essere fortemente innamorata" di padre Graziano, sentimento confermato anche da un'altra teste in primo grado. Nessuna conferma circa "l'esistenza di un rapporto effettivo tra i due", ma secondo una testimonianza la Piscaglia "era gelosa di altre donne che frequentavano la parrocchia e non riusciva a distogliere il pensiero da lui". Negli interrogatori il viceparroco aveva confermato che Guerrina gli aveva "confidato l'amore che provava per lui e che le sarebbe piaciuto avere un figlio".

La sentenza di primo grado chiamò in causa anche i "numerosissimi contatti telefonici intercorsi - dopo l’estate del 2013 - tra la donna e padre Graziano, come risulta dai relativi tabulati". Gli scambi di telefonate e messaggi iniziarono nel 2013, quantificati "in numero di 2091" nel corso dell'anno, e continuarono "sino alle ore 14 del primo maggio 2014". Da gennaio a maggio 2014, secondo quanto riportato dalla sentenza, furono 4027 le comunicazioni tra la donna e il prete: arrivarono quotidianamente "a circa quaranta contatti al giorno a decorrere dal mese di febbraio 2014, considerando le chiamate effettuate e ricevute e gli sms formulati e ricevuti". Un numero molto elevato di scambi di comunicazione, se considerati quelli intercorsi tra Guerrina e altre persone. Inoltre, le chiamate dal cellulare di Guerrina verso quello di padre Graziano "coprivano l'intero arco della giornata, posto che avevano - di regola - inizio alle 6.40 e terminavano dopo le 22 di sera".

Oltre alle comunicazioni registrate nei mesi precedenti la scomparsa, la Corte di Cassazione evidenziò anche "l'imponente flusso di comunicazioni telefoniche intercorse proprio nel corso della mattinata del primo maggio 2014 (tra le 6.47 e le 13.46 sono censiti ben 15 contatti tra i due, tra conversazioni e scambio di sms)". Quel giorno, ricostruirono i giudici, padre Graziano e Guerrina si incontrarono: "È provato in modo certo l'incontro tra i due di quel giorno (testimonianze relative alla direzione in cui si muoveva la donna, incrociate dalle risultanze dei tabulati) - scrissero nella sentenza - incontro da cui Guerrina Piscaglia non fece ritorno".

Gli sms e le celle telefoniche

Così gli inquirenti iniziarono a sospettare di padre Graziano. A insospettirli intervenne anche un altro elemento: il giorno della scomparsa di Guerrina Piscaglia "padre Graziano doveva celebrare un funerale nel pomeriggio, alle ore 15, ma - come si afferma in sentenza - arrivò in ritardo (intorno alle 15.30)". Ad accompagnare il prete nella parrocchia in cui doveva celebrare il funerale fu Mirko Alessandrini, il marito di Guerrina, che era solito accompagnare il religioso e che quel giorno, mentre si recavano al funerale, era tornato indietro perché padre Graziano aveva dimenticato un libro. Inoltre, la sentenza di primo grado fa riferimento ad alcuni sms inviati dopo la scomparsa dal cellulare della Piscaglia, che per l'occasione venne acceso cinque volte tra il primo maggio e il 24 luglio 2014. "I messaggi - sentenziarono i giudici - contenevano espressioni non tipicamente utilizzate dalla Piscaglia e con alcuni errori di lingua" e nella sentenza di primo grado si evidenziava in particolare l'espressione contenuta in uno dei messaggi:"'Bisogna di avere timore di Dio', espressione tipicamente riferibile all’imputato".

In particolare, gli sms provenienti dal telefonino di Guerrina dopo la sua scomparsa vennero indirizzati alla suocera (quello inviato il 2 maggio, in cui la rassicurava e diceva che sarebbe tornata a prendere Lorenzo) e a padre Okeke Ilary, persona che la Piscaglia non conosceva, ma che era tra i numeri contenuti nella rubrica di padre Graziano. A sorprendere gli inquirenti fu "il cambio radicale del profilo di utilizzo del numero di telefono della Piscaglia, come se il possessore fosse persona diversa da quella che lo aveva in uso prima della scomparsa".

Un altro elemento venne considerato di fondamentale importanza dai giudici. La coincidenza delle celle telefoniche che agganciarono l'utenza di padre Graziano e quella della Piscaglia nei giorni successivi alla scomparsa, nei rari momenti in cui il cellulare di Guerrina veniva utilizzato per mandare alcuni messaggi. Infatti, "a decorrere dall’1 maggio 2014 - si legge in sentenza - le celle agganciate dall’utenza in uso a padre Graziano risultano essere le stesse che verranno agganciate dall’utenza della donna [...] come se i due cellulari fossero nelle mani della stessa persona".

Padre Graziano condannato per omicidio

Dopo essere stato iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di sequestro di persona nell'aprile del 2015, padre Graziano venne arrestato. Le accuse erano di omicidio e occultamento di cadavere. A confermare questa tesi fu la Corte d'Assise di Arezzo che, il 24 ottobre 2016, affermò "la penale responsabilità di Alabi Kumbayo Gratien in relazione alla contestazione di omicidio e soppressione di cadavere in danno a Guerrina Piscaglia, fatto avvenuto in luogo sconosciuto, in data compresa tra il primo maggio e il 24 luglio 2014".

Secondo i giudici di primo grado, le evidenze indizianti furono il numero molto elevato di contatti telefonici e via sms avvenuti tra Guerrina e il religioso dal 2013 e fino alle 14 del primo maggio 2014, l'anomalo uso del cellulare della donna nei giorni successivi la scomparsa, il ritardo di Gratien al funerale il primo maggio e i tentativi di depistaggio del religioso, che aveva indicato un marocchino di Gubbio come possibile amante con cui Guerrina si sarebbe allontanata. Inoltre altro elemento ritenuto fondamentale dai giudici fu la coincidenza delle celle telefoniche agganciate dai telefonini della Piscaglia e di padre Graziano nei giorni successivi alla scomparsa. In base a questi elementi, la sentenza di primo grado ritenne che "il primo maggio 2014, l'imputato decideva di agire e sopprimere la donna" e condannò padre Graziano a 27 anni di carcere.

Nonostante il "mancato accertamento pieno del movente", che fece escludere l'aggravante dei futili motivi, la corte affermò che la prova della colpevolezza era stata raggiunta "al di là di ogni ragionevole dubbio".

Il 14 dicembre 2017, la Corte d'Assise d'Appello confermò la sentenza di primo grado circa la responsabilità, ma rideterminava la pena in 25 anni di reclusione. Secondo i giudici, "il motivo che avrebbe indotto padre Graziano ad uccidere la donna era rappresentato dalla sua preoccupazione relativa alla intensità del sentimento manifestatogli dalla stessa, che a volte lo minacciava del fatto che avrebbe raccontato tutto ai suoi superiori e che lo avrebbe fatto arrestare dai suoi amici Carabinieri, se l’avesse lasciata". Inoltre la sentenza di secondo grado confermava i ragionamenti effettuati dalla Corte d'Assise nella decisione del 2015, in merito "all'utilizzo del cellulare della donna da parte dell’imputato in momento successivo all’omicidio, a fini di depistaggio, valorizzando il fatto rappresentato dalle medesime celle telefoniche nelle quali venivano censiti entrambi i cellulari nei momenti di invio dei messaggi da parte dell’utenza della donna".

La difesa: "Tracce di Guerrina in Francia"

"Sono stato contattato da una donna che ritiene di avere poteri sensitivi e ritengo di non poter lasciare inesplorato questo aspetto - ha riferito al Giornale.it l'avvocato Riziero Angeletti, difensore di Alabi Kumbayo Gratien, che si è dichiarato innocente - Questa sensitiva mi ha detto che avrebbe individuato un luogo in Francia, in cui vi sarebbero tracce di Guerrina Piscaglia. Non mi ha detto che è viva. Ma mi ha indicato che, qualora andassi in questo paese della Francia al confine con Belgio e Olanda, troverei delle tracce di presenza di Guerrina o comunque elementi utili ad approfondire ancora di più la vicenda".

Per questo, dopo averne parlato con padre Graziano, l'avvocato ha deciso di recarsi in Francia: "Vediamo cosa troviamo", ha commentato. Un'ipotesi "senza alcun fondamento", secondo il legale della famiglia, Nicola Detti, che al Giornale.it ha precisato: "​Io rimango alla sentenza della Corte di Cassazione che ha stabilito in via definitiva che padre Graziano è colpevole dell'omicidio di Guerrina Piscaglia".

L'ipotesi legata alla sensitiva però è solo "un'appendice rispetto a tutta l'attività di acquisizione di prove per la revisione del processo", alla quale stanno lavorando i legali di Alabi. Gli eventuali elementi che verranno trovati in Francia verranno aggiunti "alle testimonianza che stiamo acquisendo, a una consulenza sulle celle telefoniche e sui tabulati, perché una nuova consulenza fatta con le attuali scoperte scientifiche potrebbe offrire una migliore identificazione dei punti in cui si trovavano i telefoni di padre Graziano e Guerrina Piscaglia quando dal cellulare della donna sono partiti i messaggi attribuiti alla mano di padre Graziano - ha spiegato l'avvocato Angeletti - Io tendo a dimostrare che i telefoni si trovavano i posizioni diverse per cui non poteva essere Padre Graziano l'autore di questi messaggi".

Un altro elemento preso in considerazione dalla difesa sono alcune testimonianze, "che attesterebbero l'impossibilità che il fatto omicidiario si sia verificato dentro la canonica o lungo la strada, dove quel giorno le macchine transitavano copiose, perché c'era una festa nel paese di Casteldelci". Un ulteriore dato, rivela l'avvocato Angeletti, potrebbe essere costituito da un documento, "una lettera che ha scritto una banca, diretta a Guerrina Piscaglia e datata 19 ottobre 2015, quindi un anno e qualche mese dopo la scomparsa, nella quale è riportata indicazione della estinzione in linea capitale di interessi di un conto corrente intestato esclusivamente alla donna. Può darsi che in questo conto non ci sia nulla, ma andrebbe esaminato, per capire se ad esempio Guerrina abbia prelevato ciò che c'era nel conto qualche giorno prima della scomparsa, perché questo mi farebbe pensare a un'iniziativa che potrebbe giustificare l'allontanamento volontario".

Questi indizi, se ritenuti sufficienti, potrebbero essere al centro di una richiesta di revisione: "Tutti questi elementi vanno considerati nel complesso, perché solo nel complesso potrebbero essere rilevanti ai fini della revisione del processo".

"Guerrina è morta"

Nel 2019, la Corte di Cassazione confermò la sentenza di secondo grado. I giudici stabilirono che la versione fornita dalla Corte d'Assise d'Appello era da ritenersi valida, nonostante "la natura essenzialmente indiziaria dei dati raccolti ed elaborati". L'accertamento stesso del reato, infatti, è derivato "da una serie di evidenze indirette, non essendo mai stato rinvenuto il corpo della donna", così come l'attribuzione dell'azione di omicidio a Alabi Kumbayo Gratien. Ma questo, stabilisce la Corte, non è di impedimento alla "ricostruzione giudiziaria del reato di omicidio".

I giudici hanno escluso sia l'allontanamento volontario che il suicidio: "La procura ha valutato anche questo tipo di ipotesi - ha spiegato l'avvocato Detti - sia durante le indagini, che durante il processo, ma non sono state ritenute attendibili". In particolare, si legge nella sentenza di Cassazione, "la tesi dell'allontanamento volontario è stata logicamente esclusa", anche per il "legame particolarmente forte esistente tra Guerrina Piscaglia ed il figlio Lorenzo", confermato anche dall'avvocato Nicola Detti: "Chi ha vissuto il processo e conosciuto la famiglia sa che lei non si sarebbe mai allontanata dal figlio Lorenzo - ha detto al Giornale.it - Questa è una circostanza che hanno riferito tutte le persone che l'hanno conosciuta, quindi che motivo aveva di allontanarsi dal figlio? Nessuno".

Non solo. Secondo la Cassazione, l'esclusione della tesi dell'allontanamento volontario è da attribuire anche alla "totale assenza di riscontri positivi sui soggetti che, in tesi, avrebbero coadiuvato le intenzioni della donna". Scartata anche la tesi del suicidio, "ritenuta del tutto priva di cittadinanza processuale in virtù di elementi di natura storica e logica".

Quindi, ha concluso la Cassazione, "è rimasta provata l'assoluta inconsistenza delle ipotesi alternative rispetto alla morte violenta di Guerrina Piscaglia per mano dell'attuale imputato". A suo carico, una serie di indizi, che l'avvocato Detti ha riassunto al Giornale.it: "Tra gli altri, un indizio è rappresentato dalle celle telefoniche, dato che, dopo la scomparsa, ogni volta che il telefono di Guerrina veniva accesso per inviare messaggi, agganciava le stesse identiche celle del cellulare di Gratien; un altro indizio è l'infatuazione che Guerrina aveva nei confronti di padre Graziano e il fatto che lei il primo maggio si stesse recando presso la canonica e poi è sparita".

Si tratta di "evidenze indirette", che sono state al centro di un "processo indiziario, perché non si è ritrovato il corpo. Effettivamente non trovando il corpo non si sa come è stata uccisa, non si sa dove sia, e in più non è stata trovata alcuna arma. Ma sono stati valutati una serie di indizi, che la Corte d'Arezzo, la Corte d'Appello di Firenze e la Cassazione hanno ritenuto sufficienti per condannare Gratien al di là di ogni ragionevole dubbio". Questo significa che i giudici hanno "escluso a livello razionale" tutte le altre ipotesi, dall'allontanamento volontario al suicidio, dando credito all'unica ipotesi rimasta: "Quella dell'omicidio da parte di Gratien". "Se vogliamo sapere dove si trova Guerrina basta chiedere a lui - ha concluso l'avvocato Detti - basta che ci risponda, lui sa dov'è stato occultato il corpo".

Il 20 febbraio del 2019, la Corte di Cassazione respinse il ricorso alla sentenza di Appello e rese definitiva la condanna a 25 anni di carcere per padre Graziano, riconoscendolo colpevole per l'omicidio di Guerrina Piscaglia.

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