Terza dose all'orizzonte, esperti dubbiosi. "Ma sarà necessario farla"

Dopo Israele e Stati Uniti, anche Italia, Francia, Germania e Regno Unito pensano ad una terza dose di vaccino nei soggetti più fragili ed a rischio. Il Belpaese frena: "Pochi dati", ma...

Terza dose all'orizzonte, esperti dubbiosi. "Ma sarà necessario farla"

In Italia e nel mondo la variante Delta "corre", ed anche velocemente: gli ultimi aggiornamenti dell'Istituto Superiore di Sanità parlano di un lento ma costante aumento dei contagi così come del tasso di occupazione delle terapie intensive, arrivato al 4%. Inevitabile, secondo gli esperti, il ricorso alla terza dose di vaccino ad iniziare dai soggetti più fragili per poi passare, via via, alle altre categorie.

Come si muove Israele

Intervistato per InsideOver, Arnon Shahar, il responsabile della campagna di vaccinazione in Israele, ci ha spiegato come il primo Paese al mondo a togliere le misure di contenimento stia correndo ai ripari contro la nuova ripresa della pandemia ed abbia già iniziato la somministrazione della terza dose dei vaccini anti-Covid alla popolazione più a rischio. "Da noi i casi stanno aumentando e, da un mese a questa parte, siamo alle prese con una quarta ondata, che ha numeri simili alla terza dello scorso dicembre. Quando parlo di casi mi riferisco ai positivi giornalieri, circa 3500. Ciò che è cambiato è però il numero di decessi e ricoveri. Notiamo che, nonostante i vaccinati vengano contagiati, la probabilità che hanno di contrarre una malattia grave è parecchio ridotta rispetto a chi non è vaccinato, soprattutto se si parla di over 60".

Dopo essere stati i primi a mettere in sicurezza la gente, Israele detiene il primato anche su quest'altro fronte: l'immunità cala con il passare dei mesi e la variante Delta è la mutazione più pericolosa del Covid-19 fino a questo momento, ecco perché si è deciso di ricorrere subito ad un richiamo vaccinale. "Ci siamo resi conto che, negli ultimi tempi, registravamo una ridotta immunità tra i vaccinati e un maggior contagio, soprattutto tra gli over 60 e i giovani con fattori di rischio. Probabilmente, questo è dovuto a due fattori. Il primo: l’eventuale capacità della variante delta di bucare il vaccino. Il secondo: una ridotta risposta anticorpale, causata dal tempo passato dall’ultima dose", ci ha detto il Prof. Shahar. Se è vero che anche in Italia si pensa al richiamo vaccinale per i più deboli, fin quando non saranno vaccinate tutte le fasce d’età "dovremo farla tutti", rincara il responsabile israeliano.

Cosa succede negli Stati Uniti

Negli Usa, dopo il sì da parte della Food and Drug Administration (FDA), anche i vertici dei Centri di prevenzione delle malattie, la principale autorità sanitaria statunitense, hanno approvato la terza inoculazione per le persone immunodepresse, come i malati di cancro o i trapiantati con organi solidi. L’amministrazione Biden annuncerà nei prossimi giorni la necessità di somministrare una terza dose di vaccino anti Covid a tutti gli americani con l’obiettivo di contastare il calo dell’immunità nel corso dei mesi e la variante Delta. Lo ha riferito il Washington Post secondo cui il richiamo sarà necessario dopo otto mesi dalla fine del ciclo vaccinale. La vaccinazione con terza dose non inizierà, però, prima della fine di settembre, dopo l’autorizzazione da parte dell'FDA che dovrà valutare sicurezza ed efficacia del richiamo. La stessa strada sarà seguita dal nostro Paese ma anche da Francia, Germania e Regno Unito a partire dal mese di ottobre.

L'Italia resta dubbiosa

Per quanto riguarda l’Italia invece, il quadro appare ancora tutt’altro che definito. La posizione ufficiale adottata dal Ministero della Salute è ferma alle dichiarazioni del direttore generale della Prevenzione Gianni Rezza di circa dieci giorni fa. "La terza dose di vaccino potrebbe, uso il condizionale, essere considerato un booster per i più fragili come gli anziani. Al momento non c’è nessuna certezza né a favore né contro ma è probabile che alcune fasce di popolazione andranno rivaccinate entro l’anno", si legge sul Messaggero. Anche in questo caso, gli esperti si dividono: Galli parla di "fuga in avanti, un modo per giustificare anche quello che ancora non sappiamo sui tempi di copertura dopo la seconda dose" e il direttore dell’Istituto Spallanzani di Roma Francesco Vaia afferma che sia "Fuorviante parlarne ora". Crisanti, invece, afferma che dal punto di vista del buon senso, la terza dose andrebbe bene per i pazienti fragili, "ma quando si devono prendere decisioni in materia di sanità pubblica, queste devono essere dettate da esperienza, buon senso e dati, e per ora i dati mancano".

"Terza dose necessaria"

Come ci siamo occupati di recente, Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli studi di Milano e direttore sanitario dell'Istituto Galeazzi, sembra tutt’altro che ottimista per i mesi e gli anni a venire: non solo la terza dose sarà necessaria, ma il virus ci farà compagnia ancora a lungo. Intervistato da La Stampa, il virologo ha parlato dei vaccini Pfizer e Moderna e di una eventuale terza dose dicendosi d’accordo “sull'impiego di questi due tipi di vaccino. Gli studi che abbiamo a disposizione dicono che l'efficacia della somministrazione dura circa dieci mesi. Questo vuol dire che chi è stato vaccinato a gennaio, già a ottobre avrà perso un po' dell'effetto iniziale. Questo non è un problema perché in una campagna vaccinale si può tranquillamente tollerare la perdita di un po' di forza ma, considerando l'andamento epidemiologico e la disponibilità di dosi, è giusto valutare una terza puntura”, afferma l'esperto.

Il piano del governo

In attesa di capire cosa accadrà nei prossimi giorni, il governo italiano starebbe pensando a tre fasi per somministrare la terza dose, intanto, alle categorie più a rischio: da ottobre si potrebbe iniziare con i soggetti immunodepressi gravi ed i malati oncologici guariti da almeno sei mesi (fase uno), prima di Natale potrebbe toccare al personale sanitario (fase due), ed a gennaio alle forze dell'ordine, agli Over 80 e ai fragili. A detta di Pregliasco questo sarebbe “un buon piano. Serve una progressione per mettere in sicurezza le persone più a rischio. Poi è chiaro che la programmazione dovrà tenere conto anche delle varianti. E, in un'ottica di lunga permanenza del virus, dovremo pensare anche ai richiami che, come accade per l'antinfluenzale, potranno riguardare solo i più fragili”. Secondo il virologo, vista la mancanza di studi di comparazione con vaccini diversi e la mancanza di tempo, per chi si è sottoposto a vaccinazione eterologa la terza dose sarà necessariamente con un vaccino a mRna (Pfizer o Moderna).

L'immunità di gregge rimane "mitica"

Raggiungere l'immunità di gregge "non è una possibilità" con l'attuale variante Delta, ha affermato Sir Andrew Pollard, capo dell'Oxford Vaccine Group. Come riporta il The Guardian, dando prove ai parlamentari, l'esperto inglese ha affermato che il fatto che i vaccini non abbiano fermato la diffusione del Covid, significa che il raggiungimento della soglia per l'immunità complessiva nella popolazione rimane qualcosa di "mitico". L'esempio è con il vaccino contro il morbillo: se il 95% della popolazione è stato vaccinato, il virus non può trasmettersi nella popolazione mentre "la variante Delta infetterà ancora le persone che sono state vaccinate. E questo significa che chiunque non sia ancora vaccinato a un certo punto incontrerà il virus … e non abbiamo nulla che possa fermare, completamente, questa trasmissione”.

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