Il Vaticano si schiera con il Global Compact e chiede collaborazione

Il Vaticano, attraverso le dichiarazioni di un padre gesuita, membro di un Dicastero, si è augurato che il Global Compact venga preso in considerazione. La Santa Sede, stando alle dichiarazioni dell'ecclesiastico, ha dato un contributo alla composizione del documento

Il Vaticano si schiera con il Global Compact e chiede collaborazione

Il Vaticano, sempre in prima linea quando si tratta di porre l'accento su migranti e bontà dell' accoglienza, ha in qualche modo preso una posizione netta sul Global Compact, cioè sull'accordo promosso dall'Onu, che vorrebbe coordinare le politiche degli esecutivi aderenti alle Nazioni Unite in materia di gestione dei fenomeni migratori. Il fine sembra essere quello di unificare le direttive e di tutelare giuridicamente e una volta per tutte il "diritto a migrare".

Il governo del Belpaese, lo ha specificato il ministro Matteo Salvini, non è disposto a sottoscrivere il patto senza un passaggio preliminare in Parlamento. Le forze politiche che compongono l'esecutivo gialloverde potrebbero dividersi in aula. Questo, almeno, è uno degli scenari più discussi in queste ore, ma qual è, invece, la posizione delle alte sfere vaticane?

A parlare è stato padre Michael Czerny, ecclesiastico nato nel 1946 nell'allora Cecoslovacchia e appartenente all'ordine dei gesuiti. Il sottosegretario della Sezione Migranti/Rifugiati della Santa Sede per il Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, quello presieduto dal cardinale Peter Turkson, come riportato da la Sir, ha domandato una "migrazione sicura" soprattutto per le persone "più vulnerabili". Gli spostamenti. in sintesi, dovrebbero essere "ordinati" e "regolari".

Ma Czerny ha svelato anche un dettaglio tutto interno alla composizione dell'accordo in discussione: "La Santa Sede - ha detto all'agenzia citata - ha lavorato molto per lo sviluppo dei Global compact. Ora siamo al punto dell’implementazione e attuazione dei patti". Sembrerebbe permanere qualche preoccupazione sul venir meno di alcuni Stati, ma l'ecclesiastico ritiene che, almeno a lungo termine, tutti i Paesi siano destinati a convenire sull'opportunità rappresentata dal Global Compact.

Il Vaticano ha contribuito a stilare il documento attraverso la presentazione di venti punti: "Speriamo - ha approfondito il padre gesuita - di poter incoraggiare le Chiese in ogni Paese ad accompagnare questo processo molto importante che rappresenta la volontà, il desiderio e la politica della Chiesa...". Del resto, per l'ecclesiastico, "le ragioni" che una certa dose di "paura" potrebbe portare con sè, non devono influire sul giudizio complessivo.

Al Global Compact, ancora, non dovrebbero aderire nazioni come gli Stati Uniti, l'Italia e l'Australia.

Il Vaticano, però, sembrerebbe voler soprassedere sulle assenze e puntare tutto sulla futuribilità di quanto stabilito: "Non è questione di chi firma o non firma - ha concluso padre Czenry - ma di lavorare insieme. Poco a poco penso che avremo una risposta più umana e decente dappertutto".

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