Mare Jonio, Casarini dai pm "Io parlo, altri evitano i processi"

Il capo missione dell'Ong "Mediterranea Saving Humans" Luca Casarini è indagato, assieme al comandante della Mare Ionio, per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e per aver introdotto la nave in acque territoriali italiane nonostante il divieto della Guardia di Finanza

Luca Casarini all'ingresso degli uffici della procura di Agrigento
Luca Casarini all'ingresso degli uffici della procura di Agrigento

L’interrogatorio inizia grossomodo puntuale, sono soltanto una decina i minuti di ritardo rispetto all’orario reso noto nelle scorse ore. Luca Casarini, il capo missione della nave Mare Ionio dell’Ong Mediterranea Saving Humans, si presenta intorno alle 11:10 all’ingresso del tribunale di Agrigento: al quinto piano della struttura lo aspetta nei suoi uffici Salvatore Vella.

È lui, in qualità di procuratore aggiunto di Agrigento, ad aver iscritto nel registro degli indagati Casarini. Le indagini riguardano il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed il mancato rispetto dell'ordine di arrestare l'imbarcazione da parte di una nave da guerra.

Vella interroga Casarini già pochi giorni dopo il sequestro, ordinato dalla stessa procura agrigentina, della Mare Ionio. In quel caso il colloquio si svolge a Lampedusa, dopo quello avuto tra gli inquirenti e Pietro Marrone, comandante del mezzo. Ma l’uomo mediaticamente più atteso e seguito in questa vicenda, è proprio Casarini.

All’esterno della struttura nulla di eclatante da segnalare: contrariamente a quanto vagamente ipotizzato nei giorni scorsi non si vedono gruppi a sostegno o contrari rispetto all’operato di Casarini. Anche all’interno tutto procede regolarmente, la vita del tribunale continua a scorrere tra brusii ed uffici in piena operatività in questo primo martedì del mese.

Luca Casarini procede spedito verso l’ascensore, qualcuno lo riconosce e gli stringe la mano, altri invece tirano dritto. Arrivato al piano dove sono situati gli uffici della procura, aspetta il via libera per entrare e poter iniziare l’interrogatorio.

Prima ha il tempo per scambiare due battute con alcuni cronisti: “Certo che parlo – dichiara subito a chi gli chiede se risponderà o meno alle domande del procuratore aggiunto di Agrigento – Risponderò molto volentieri. Sono altri quelli che si nascondono e scappano dai processi”.

Il tempo di apporre la firma davanti l’uscere, poi Casarini entra negli uffici della procura e le porte si sbarrano. L’interrogatorio potrebbe durare anche diverse ore, dichiarano alcuni bene informati nei corridoi del tribunale agrigentino.

La vicenda della nave Mare Ionio risale a due settimane fa, quando l’imbarcazione lascia il porto di Palermo per dirigersi nel canale di Sicilia. Lo scopo è duplice: da un lato soccorrere i migranti, dall’altro sfidare politicamente la linea dei porti chiusi del ministro dell’interno Matteo Salvini. Dopo aver fatto salire a bordo 49 migranti, la Mare Ionio non ottempera all’ordine di arrestare la sua marcia prima dell’ingresso in acque territoriali italiane. Da qui il sequestro e la successiva indagine, che oggi si arricchisce dell’interrogatorio di Casarini.

Intanto il mezzo risulta adesso dissequestrato dalla stessa procura agrigentina ed i membri dell’Ong Mediterranea lanciano un nuovo guanto di sfida: “Torneremo nel canale di Sicilia”. Il rischio è quello di nuovi scontri politici e di natura giudiziaria, mentre intanto le indagini sull’episodio di marzo vanno avanti.

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