"Stavo guardando il cellulare, poi...": il racconto dell'orrore sul treno

La prima ragazza non ha fatto in tempo a mettersi in salvo, la seconda invece ha visto la coppia arrivare ed è fuggita

"Stavo guardando il cellulare, poi...": il racconto dell'orrore sul treno

Non ha fatto in tempo a scappare la ragazza che è stata violentata nella tarda serata di venerdì 4 dicembre sul treno Milano-Varese. La vittima, una 21enne impiegata italiana, stava facendo ritorno a casa dopo una giornata passata al lavoro. Al Corriere ha raccontato: “Ero seduta sul treno, tornavo a casa dopo la giornata di lavoro. Come sempre. Stavo guardando il cellulare... Quei due sono arrivati all’improvviso. Di colpo. Nemmeno il tempo di sentirli, di accorgermi di niente... Uno mi ha bloccata, mi teneva ferma, non riuscivo a muovermi, mentre l’altro...”. L’altro l’ha stuprata.

La vittima ha cercato il capotreno

Dopo la violenza si è messa subito a camminare lungo il convoglio per cercare il capotreno e dare l’allarme. Una volta trovato ha raccontato tutto d’un fiato cosa le era successo e poi, raggiunta anche dagli agenti della polizia ferroviaria nella stazione di Vedano Olona, ha ripetuto tutto senza dimenticare nulla della violenza subita sul treno. La ragazza ha anche fornito agli investigatori un chiaro identikit dei suoi aggressori. È stata poi accompagnata in ospedale per essere soccorsa e ricevere assistenza medica. Nella giornata di ieri, dopo due notti passate insonni, ha raggiunto la caserma dei carabinieri per identificare due uomini che erano stati fermati a neanche 48 ore dalla violenza mentre si trovavano a un festino a base di alcol e droga in una casa a Saronno.

Non si è tirata indietro e facendosi forza si è presentata ai carabinieri. Aveva ancora stampati in testa i lineamenti di quei due e i vestiti che indossavano. Un maresciallo ha sottolineato che presentarsi per il riconoscimento non è mai un atto dovuto, dipende totalmente dalla vittima.

Ha riconosciuto i suoi aggressori

Invece questa volta la ragazza ha deciso di recarsi alla caserma di Saronno e di guardare in faccia quelli che potevano essere i suoi aggressori. Li ha riconosciuti. Gli stessi che erano stati immortalati anche dalle telecamere di sicurezza presenti in stazione e sui binari. Ma non è finita qui.

Ci sarà tempo per gli interrogatori dei fermati, per le opposizioni dei loro legali e per l’iter giudiziario. Ma ci sono anche le tracce biologiche lasciate sulla carrozza del treno durante lo stupro. Oltre alla testimonianza della seconda ragazza che, seduta sulla sedia della sala d’attesa, ha visto bene in faccia la coppia, sotto l'effetto di alcol e droga, che le si stava avvicinando. Già sul chi va là, la 22enne ha fatto in tempo a mettersi in salvo spingendo la porta a vetri e fuggendo all’esterno. E poi una veloce corsa verso le case e la strada. Una corsa verso la salvezza.

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