"Perché non ha ucciso Gioele": le nuove foto scagionano Viviana?

Da un'indagine tecnica e investigativa, condotta dal criminologo Carmelo Lavorino e il medico legale Antonio Della Valle, emerge che Viviana Parisi non si è lanciata dal traliccio dell'alta tensione. "Non è stato omicidio-suicidio"

"Perché non ha ucciso Gioele": le nuove foto scagionano Viviana?

"Viviana non ha ucciso Gioele e non si è lanciata dal traliccio dell'alta tensione. I corpi sono stati traslati". Ne sono fermamente convinti il criminologo Carmelo Lavorino e il medico legale Antonio Della Valle, consulenti di parte nelle indagini relative al Giallo di Caronia. In una relazione tecnica e d'indagine criminalistica di ben 50 pagine, i due esperti smontano i 144 punti di conclusione della richiesta di archiviazione del caso formulata dal procuratore della Repubblica presso il tribunale di Patti, il dottor Angelo Cavallo, e dai sostituti procuratori Alessandro Lia e Federica Urban.

"La richiesta di archiviazione del caso dà apoditticamente per assodato che la colpa l'incidente sia stata causata dallo stato di 'alterazione psichica' di Viviana - spiega il professor Lavorino a ilGiornale.it - Sicuramente non vi è stato suicidio e sicuramente non vi è stato alcun atto aggressivo della donna nei confronti del figlio".

Il giallo di Caronia: dalla scomparsa al ritrovamento dei corpi

Quella di Caronia è un giallo che si è consumato a colpi di perizie tra i consulenti della Procura e quelli di parte. Ma andiamo con ordine, provando a mettere in fila gli eventi dell'intera vicenda.

La scomparsa

Pressappoco alle ore 11 di lunedì 3 agosto 2020, in prossimità della galleria di Pizzo Turda, sull'autostrada Palermo-Messina, all'altezza di Caronia, viene ritrovata un'Opel grigia incidentata. La vettura appartiene a Viviana Parisi, 43 anni, di professione deejay e vocalist, scomparsa da Venetico insieme al figlioletto di 4 anni, Gioele. Quella mattina la 43enne sarebbe uscita per andare ad acquistare un paio di scarpe per il bimbo, muovendosi in direzione Sant'Agata Militello, senza più farvi ritorno.

L'incidente

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Viviana avrebbe impattato al chilometro 104 dell'autostrada Palermo-Messina contro un furgoncino. La vettura, ritrovata all'esterno della galleria Pizzo Turda, presenta una foratura a uno pneumatico. Diversi automobilisti riferiscono di aver visto la donna fermarsi in un'area di sosta, scendere dall'auto e scavalcare il guard rail per inoltrarsi nella boscaglia.

Le ricerche

Il pomeriggio del 3 agosto cominciano le ricerche nell'area boschiva di Caronia. Decine di esperti e unità cinofile vengono impiegati nell'attività di perlustrazione palmo a palmo della zona. Ma né il corpo della donna né quello del bimbo vengono avvistati.

Il ritrovamento del corpo di Viviana

Attorno alle ore 15 di sabato 8 agosto, i cani molecolari fiutano il cadavere della 43enne: si trova a circa un chilometro dal luogo dell'incidente, nella fitta vegetazione di Caronia, adagiato al di sotto di un traliccio dell'alta tensione. Poco distante dal corpo ci sono le scarpe da tennis che la donna calzava la mattina della scomparsa e la fede nuziale. L'autopsia, eseguita in data 11 agosto, parla di "ferite compatibili con una caduta dall'alto".

Il cadavere di Gioele

I resti di Gioele vengono rinvenuti in data 19 agosto durante una perlustrazione organizzata da Daniele Mondello, marito della vittima e padre del bimbo, con alcuni volontari. Gli esami autoptici rivelano che il corpo "è compromesso da morsi di animali".

L'archiviazione del caso: "omicidio-suicidio"

Per più di un anno la vicenda del giallo di Caronia è stata dibattuta a colpi di perizie e accertamenti info-investigativi in Tribunale. Terreno di scontro tra i consulenti della procura di Patti e quelli di parte la dinamica del tragico evento. Secondo gli inquirenti, Viviana avrebbe ucciso Gioele e poi si sarebbe tolta la vita lanciandosi da un traliccio dell'alta tensione nei boschi di Caronia. La 43enne, scossa dall'incidente avvenuto all'esterno della galleria Pizzo Turda, già provata da una fragilità psichica, si sarebbe tolta la vita trascinando con sé anche il figlioletto. Una versione che non ha mai convinto il marito di Viviana, rappresentato dai legali Claudio Mondello e Piero Venuti, fermamente convinto che la moglie non avrebbe mai fatto del male al bambino.

Fatto sta che lo scorso 30 luglio, il procuratore del tribunale di Patti ha chiesto l'archiviazione del caso confermando, in estrema sintesi, lo scenario prospettato durante le indagini: "Tutte le indagini tecniche svolte (indagini cinematiche, medico-legali, genetiche, veterinarie, etc.) hanno permesso di accertare come Viviana - si legge in un passaggio delle 526 pagine della richiesta di archiviazione - senza ombra di alcun dubbio, si sia volontariamente lanciata dal traliccio dell'alta tensione, con chiaro ed innegabile intento suicidario". Quanto a Gioele invece potrebbe essere morto per "cause accidentali" finendo per essere divorato dagli animali selvatici.

La relazione tecnica che "smonta" la richiesta di archiviazione

Nonostante le conclusioni della procura, il criminologo Carmelo Lavorino e il medico legale Antonio Della Valle, sono certi che la vicenda non si esaurisca come caso di omicidio-suicidio, escludendo sia la possibilità che Viviana si sia lanciata dal traliccio dell'alta tensione sia che abbia commesso un atto aggressivo nei confronti del figlio. A dir loro la morte di entrambe le vittime sarebbe avvenuta per asfissia a seguito di precipitazione in un invaso nella fitta vegetazione Caronia. Parlano di "combinazione criminale" ritenendo che i cadaveri siano stati "traslati" nel luogo del rinvenimento.

In una relazione tecnica e d'indagine criminalistica, i due esperti – coadiuvati dallo psicologo forense Enrico Delli Compagni e dalle antropologhe Nicolina Palamone ed Angelica Zenato – smontano i 144 punti di conclusione contenuti nella richiesta di archiviazione della sentenza.

"Impossibile arrampicarsi su quel traliccio"

Secondo gli inquirenti, la 43enne si sarebbe arrampicata, senza scarpe, sul traliccio Enel D59 e da lì si sarebbe lanciata nel vuoto. "Se Viviana si fosse buttata dal traliccio - osservano i consulenti Lavorino e Della Valle - l'altezza di caduta dovrebbe essere di almeno 8 metri. Ma questo è impossibile perché Viviana non poteva arrampicarsi, senza scarpe, a quell'altezza" e perché le fratture riscontrate sul corpo della vittima "sono da precipitazione di 2-3 metri".

"Le foto del traliccio - continuano gli esperti -mostrano con assoluta chiarezza che la salita sarebbe stata difficoltosissima se non impossibile" per i seguenti motivi:

  1. l'inclinazione dei profili d'acciaio, inclinati di 45 gradi;
  2. sulle piante dei piedi di Viviana non vi sono tracce delle di lesioni causate dalla costa penetrante dei profili in metallo e dall'azione di arrampicamento per 8 metri;
  3. sul calzino non vi sono segni/tracce di usura, di lacerazione e di strappo dovute "all'azione pressoria e di trascinamento sui profili in metallo";
  4. arrivata al punto di lancio, Viviana avrebbe dovuto girarsi e quindi "dare le terga al profilo del traliccio (...) e da qui lanciarsi a volo d'angelo".

La posizione delle scarpe

La scarpa destra è stata rinvenuta al di sopra di un cespuglio in "stato di tensione e rigidità". "La posizione è inconciliabile – chiariscono i consulenti nel testo dell'indagine tecnica e investigativa – con la precipitazione di Viviana dal traliccio. Non si capisce come Viviana, dopo essersi incredibilmente arrampicata per 8 metri, nonostante i numerosi limiti enunciati, abbia potuto lanciarsi, perdere la scarpa destra che va a impattare e posizionarsi sul cespuglio alla sua sinistra".

La scarpa sinistra è stata ritrovata invece in equilibrio sopra un sasso "a forma grossolanamente sferica" all'interno della base del traliccio. "Sulla stessa insistono e sono presenti dei rami. – precisano gli esperti – Tale situazione indica che entrambe le scarpe sono state posizionate a un soggetto ignoto con chiaro intento di depistaggio, per far credere che Viviana sia precipitata dal traliccio e che nella caduta abbia perso la scarpa (slacciata)".

Le mani di Viviana

La mano destra di Viviana, già cadavere, era posizionata "ad artiglio" tra le sterpaglie. Secondo gli inquirenti, la 43enne avrebbe "artigliato alcuni rami e arbusti presenti al suolo assumendo la posizione di quiete nella quale poi è stata rinvenuta". Per contro, i consulenti Lavorino e Della Valle ritengono che "la mano destra di Viviana che stringe gli arbusti ad artiglio (in realtà appoggiata), e che le passano attraverso il quarto e il quinto dito della mano, deve essere interpretata come facente parte dell'abilissima, fine e perversa attività manipolatoria del soggetto ignoto che sta componendo la scena e mettendo in posa il cadavere".

Le conclusioni della perizia

A fronte dell'ampia disamina tecnica, gli esperti deducono che la morte di Viviana e Gioele sia avvenuta per asfissia all'interno di un invaso nei boschi di Caronia e che i corpi siano stati successivamente traslati dal luogo del decesso a quello del rinvenimento. "Vi è stata l'azione combinata e complessa di una 'combinazione criminale' – conclude il criminologo Lavorino - che ha depistato, composto la scena, messo in posa i corpi e le scarpe delle due due vittime. Sicuramente Viviana non si è buttata dal traliccio e sicuramente non ha ucciso Gioele".

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