I giustizialisti finiti giustiziati

Se la lenta agonia dei Cinque Stelle fosse - come in parte è - una soap opera vincerebbe tutti i premi per la sceneggiatura più creativa.

I giustizialisti finiti giustiziati

S e la lenta agonia dei Cinque Stelle fosse - come in parte è - una soap opera vincerebbe tutti i premi per la sceneggiatura più creativa. L'esplosione pentastellata è un fenomeno pirotecnico in continua evoluzione. Due giorni fa la Corte di Appello di Cagliari ha dichiarato inammissibile un reclamo di Vito Crimi contro la nomina di un curatore speciale per il M5s, di fatto conclamando che il Movimento non ha un leader. E, capite bene, che il fatto che il partito più giustizialista in circolazione venga giustiziato tramite la sentenza di un tribunale è già abbastanza divertente. Alla fine era la conseguenza logica di un percorso decennale: dopo aver passato la propria esistenza politica a fare da pretoriani delle procure, il destino dei Cinque Stelle non può che decidersi nelle procure stesse. Ieri arriva l'ultima tegola: Giuseppe Conte - teorico leader e rifondatore del partito - non ha la lista degli iscritti al Movimento. Non sa chi siano, non sa quanti siano, non sa nulla. Che è come se l'amministratore delegato di un'azienda non sapesse quanti e quali sono i suoi dipendenti.

Ma i dati sono tutti nelle mani di Davide Casaleggio, il quale intende darli solo al rappresentante legale del partito. Cioè a nessuno, dato che la sentenza di Cagliari ha ufficializzato la mancanza di un leader ufficiale. Ma la lite coniugale continua e si sposta da un'aula all'altra. L'ex premier Giuseppe Conte, infatti, rilancia e minaccia di ricorrere all'intervento del Garante della Privacy perché «Casaleggio è obbligato a consegnare i dati degli iscritti».

Siamo di fronte al totale fallimento di un movimento che predicava la più assoluta trasparenza, rivendicava la massima partecipazione di tutti e sbandierava la piattaforma Rousseau come una «casa di vetro» e che ora vede contendersi il nome degli iscritti - che peraltro sono dati sensibili - tra una società privata e un avvocato alla testa di una pattuglia di parlamentari. E basterebbe già questa bega da cortile per decretare il definitivo tracollo della parabola grillina. Ma c'è di più: siamo di fronte all'implosione dell'utopia della democrazia diretta per come l'avevano intesa i Casaleggio, prima il padre e poi il figlio. Cioè l'idea che una azienda privata possa creare una infrastruttura tecnologica in grado di sostituire i tradizionali meccanismi democratici. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: non li sostituisce ma, più prosaicamente, li gestisce. E quel database con tutti i nomi di chi ha creduto, tanto da iscriversi, alla tragicommedia grillina non è solo uno strumento politico, nell'era dei dati è un vero e proprio tesoretto economico. Lo sa bene Davide Casaleggio, che è ancora in attesa di recuperare quei famosi 450mila euro che i suoi parlamentari non hanno mai versato a Rousseau. A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, diceva Andreotti: vuoi vedere che quei 450mila euro sono proprio il prezzo che il Movimento 5 Stelle deve pagare per avere la propria libertà? Storpiando Franco Battiato: i grillini saranno anche figli delle stelle ma, soprattutto, sono pronipoti di sua maestà il denaro.

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