Col virus la fede non si ferma. "L'andate in pace" nel silenzio

Il Coronavirus non può nulla dinanzi la forza d'animo di certi uomini di Chiesa. Ecco le storie dei parroci che operano nelle zone rosse

Col virus la fede non si ferma. "L'andate in pace" nel silenzio

Il coronavirus non è una punizione divina. La domanda sull'entità del male, dalle parti delle zone rosse, può venire spontanea. Anche se risulta inopportuna in termini fideistici. Monsignor Gabriele Bernardelli, che è nato a Codogno ma che fa il parroco a Castiglione d'Adda, ha celebrato la Messa in solitaria. In circostanze del genere, non si percepisce neppure il silenzio di chi si pone in ascolto. Al limite, per chi ha il dono della fede, la presenza di Dio. Chi decide di fare il prete non ha la vocazione all'isolamento, anzi. Ma l'emergenza può costringere nella solitudine.

Il valore della celebrazione comunque non cambia: non è il pubblico presente che sancisce la consistenza di una funzione. Il Don Camillo di Guareschi, nel 51', lo sapeva già. E poi c'è quel gesto plateale, per quanto senza platea, già riportato da più di un quotidiano: "Ho benedetto realmente, non idealmente, tutta la parrocchia e il nostro bel borgo dal sagrato della chiesa parrocchiale, per mostrare che Dio benedice sempre", ha raccontato il parroco lombardo a IlGiornale.it. "Benedire" è un sacramentale, un segno sacro - spiega il Catechismo - cui non si può rinunciare. Un appuntamento che Dio, sempre per chi crede, non manca mai. Monsignor Bernardelli, con espressioni ben più in linea con la teologia rispetto alle nostre, lo fa presente.

La fede, nelle zona rossa edificata attorno al lodigiano, ora è vissuta "in maniera variegata". Non potrebbe essere altrimenti. Alcuni fedeli attribuiscono a questa "prova" un "valore redentivo" - ci confida il consacrato - , mentre altri "credendo che Dio è l’Onnipotente" e che "quindi può fare cessare questo contagio quando vuole", domandano volentieri "questa grazia, spesso per intercessione di Maria e dei Santi...". Poi coloro che stupiscono di più: "quelli con una fede un po’sopita". Gli stessi che adesso "entrano in chiesa". Gente che don Gabrielle Bernardelli rivela di non vedere da quattro anni e mezzo.

Noi, a questo punto del confronto, abbozziamo un assunto che suona più o meno così: la fede non si è fermata dinanzi al coronavirus. Il parrocco corregge il nostro tiro: "Io direi che la fede in questi frangenti si purifica, perché ha sempre bisogno di essere purificata". Del resto c'è l'esempio dei cristiani che sono stati sgozzati dai militanti dell'Isis. Don Gabriele ricorda quegli episodi, e sentenzia: "Quindi la fede non si ferma neppure dinanzi alla morte". Vagli a dare torto a Don Gabriele. Il racconto assume tratti pastorali: "Io spesso chiedo alla mia gente: 'Conta di più la salute o la fede?' Mi rispondono (qualcuno convinto, qualcuno meno...): 'La fede'. Infatti la salute e la vita passano inesorabilmente, ma la fede ci dice che nel momento della morte noi siamo già trasferiti nelle regioni della resurrezione". E se le domeniche non dovessero più sembrare domeniche per un po' pazienza. I cristiani temono la morte come tutti, ma le attribuiscono una portata diversa. Il Papa, nel 2018, ci ha ricordato che chi usa pensare alla propria dipartita può dirsi estraneo alla volontà di potenza sul tempo. Una volontà che non c'è, perché è una mera "illusione", ha spiegato Francesco. Nelle zone rosse lo hanno dovuto scoprire loro malgrado. Mons.Bernardelli cita Simon Weil: la fede è "fragilissima", ma "sostiene tutto il resto". Le zone rosse e quelle che temono di divenire tali.

La Chiesa cattolica non molla un centimetro neppure in Veneto, dove opera anche don Andrea Tieto. La parrocchia è quella di Tribano Olmo e San Luca. La località è appunto Tribano, a quattordici minuti da Schiavonia, dove l'ospedale risulta essere stato attenzionato dalle cronache per via del ricovero di due dei primi casi di coronavirus. "Le strade sono vuote - ripercorre don Andrea - e la paura c’è. Ogni giorno ci sentiamo con il sindaco e con diverse persone del paese. Viviamo questo tempo con responsabilità, nella speranza di evitare contagi che portino a danni peggiori e nell’umiltà di stare dentro le regole, anche quelle che non ci piacciono. Del sale e del pepe sui condimenti si dice che la misura è: “QB – quanto basta”: il nostro sale e pepe sono la prudenza e la lucidità". In queste fasi, bastano persino i social network, che non copriranno tutte le esigenze dottrinali, ma che i sacerdoti hanno giocoforza imparato ad utilizzare. Un'anima in ricerca, in queste zone del Belpaese, non può essere lasciata sola. Non dovrebbe comunque accadere, ma qui meno che mai. E i preti non possono che correre ai ripari, tenendo in considerazione però tutti i limiti di buon senso calati dall'alto delle diocesi, con la sospensione delle Messe e tutte le altre disposizioni.

Don Andrea ci rammenta come "Vangelo" significhi "Buona Notizia". Pure i media, insomma, dovrebbero sempre seguire la scia della "fiducia", del "coraggio" e della riapertura alla "vita". Sono concetti che possono apparire semplici, ma rinvigorire la "Buona Novella" da dentro una sorta di fortino non è un'operazione modesta. Il parroco veneto - che abbiamo intervistato a sua volta - si esprime per mezzo di parole, che tuttavia reputa "nani". I fatti, invece, rimangono gli unici "giganti". E allora ci vuole concretezza. Come quella che serve a "dare speranza, accompagnare e non smarrire i riferimenti che da sempre ci tengono in piedi, tra cui in particolare la fede cristiana e il sostegno reciproco nel bisogno".

Una preghiera può battere un virus? Qualcuno ne è convinto. Qualcun altro lo chiama fatalismo. Il punto, semmai, non è neppure questo. La fede, che è un aspetto connaturato della nostra nazione, non si è arrestata dinanzi allo stop imposto dal coronavirus. Un buon segno, divino o umano che sia, che è in grado di preludere ad una ripartenza. "Pregare - ha scritto Chesterton - come se tutto dipendesse da Dio; agire come se tutto dipendesse da noi".

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