Zuppi e le sfide della Cei: cosa attende il cardinale "progressista"

Dal Ddl Zan alla posizione sui migranti, passando per il Sinodo nazionale della Chiesa italiana: cosa dovrà affrontare il nuovo presidente della Cei

Zuppi e le sfide della Cei: cosa attende il cardinale "progressista"

Il cardinal Matteo Maria Zuppi, che il Papa ha scelto come nuovo presidente della Cei, ha una serie di priorità da affrontare.

La prima è di sicuro il Sinodo della Chiesa italiana che Jorge Mario Bergoglio ha voluto con forza e che la Conferenza episcopale italiana è impegnata a portare avanti. Non è un caso che, nel primo messaggio pubblico inoltrato dopo aver ricevuto la nomina, l'arcivescovo di Bologna abbia proprio citato la "sinodalità", un concetto chiave della pastorale del pontefice argentino.

I vescovi italiani, con Zuppi al comando, continueranno dunque ad essere "in cammino", sulla scia della "Chiesa in uscita" targata Francesco. E se c'è una volontà espressa del pontefice che vale anche per l'Italia, quella è legata alla dismissione di logiche curiali stantie - Bergoglio sintetizza il tutto con l'espressione "chiacchiericcio" - ed all'apertura al mondo degli ultimi che abitano le "periferie economico-esistenziali".

Il "cammino sinodale" è partito nell'autunno del 2021 e si concluderà durante il 2023. Un lavoro lungo, dunque, che dovrà contribuire a cambiare il volto dell'Ecclesia del Belpaese, così come vuole il Papa. Ma il cardinal Zuppi è anche atteso, sotto il profilo dottrinale, dal dover compiere delle scelte.

Come è stato osservato in un recente articolo pubblicato da IlFoglio, la bioetica, soprattutto per via di alcune istanze politiche che vengono cavalcate in questo periodo storico, sarà un campo d'intervento (o di non intervento) chiave per i presuli italiani, con il nuovo vertice in testa. Il Partito Democratico vuole tentare di nuovo con l'approvazione del Ddl Zan, nonostante la proposta di legge sia già naufragata in Senato appena qualche mese fa.

La Cei non è più quella delle piazze pro life caldeggiate dal cardinal Camillo Ruini ed è chiaro come dal centrosinistra si aspettino qualche apertura da Zuppi, che è considerato un poporato progressista, pure per via delle posizioni assunte sulla pastorale per le persone omosessuali. In termini organizzativi, invece, Bergoglio sembra sempre più orientato ad una semplificazione delle diocesi, con tutta una serie di accorpamenti. I vescovi che Zuppi dovrà "gestire", insomma, potrebbero ridursi di numero. E lo stesso incarico di presidente della Cei potrebbe essere unificato a quello di vicario generale della diocesi di Roma. Il che significherebbe per il porporato originario di Roma dover abbandonare, con ogni probabilità, l'arcidiocesi di Bologna. Ma è solo un'ipotesi circolata.

La Conferenza episcopale italiana, specie durante la crisi migratoria di qualche anno fa, è spesso intervenuta pure sulla gestione dei flussi delle persone che cercano rifugio in Italia e, più in generale, in Occidente. Zuppi è sempre stato per l'accoglienza garantita verso tutti, come gran parte delle gerarchie ecclesiastiche italiane. E c'è da aspettarsi che le cose, in materia, non cambino per nulla.

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