La Cuba (senza rum e sigari) di Davide Barilli

Nel suo ultimo libro, «Carte d'Avana», il Paese di Castro descritto fuori da ogni luogo comune

Un libro che riscalda l'anima come un bicchiere di rum Arecha, pagine che si arrotolano al cuore come lo sbuffo di un sigaro Cohiba. L'inizio di questa recensione non piacerà sicuramente a Davide Barilli, scrittore e giornalista culturale della Gazzetta di Parma. Barilli - affetto da «cubanite» acuta - ama infatti profondamente Cuba, ma del Paese di Castro ama soprattutto la voglia (concreta o presunta?) di sfuggire ai luoghi comuni. Barilli detesta la vulgata a base di stereotipi pro o contro Cuba. Lui vagheggia una Cuba da amare o detestare per ciò che Cuba è veramente, non per come viene fuori dalla slot machine dei tour operator o dal dispencer automatico delle opposte ideologie. Ma Barilli dimentica forse che oggi la «fortuna» di Cuba è incarnata proprio da proprio da questa icona incartapecorita, ma che sul mercato del vintage politico continua tirare come non mai. Se questo manifesto strappato venisse meno, Cuba diverrebbe una spiaggia come tante altre. E addio fascino. Addio tutto. In cuor suo Barilli queste cose le sa bene, per questo forse è sempre alla ricerca di storie sì cubane, ma sempre «alternative» ai santini dell'oleografia castrista. La riprova viene dal suo ultimo distillato di sentimento made in Cuba, un libro tanto piccolo quanto prezioso: «Carte d'Avana» (Fedelo's editore). Nel forum su Cuba del sito www.barriodecuba.it si legge una recensione bellissima. «Orde di turisti sbarcano ogni anno a Cuba: la maggior parte di loro non si muove dalle spiagge di Varadero o Cayo Largo, soggiorna negli alberghi a cinque stelle e si sposta con pulmini privati nella capitale per il tour classico dei vacanzieri. In altre parole, non vedranno mai la vera anima della perla del Caribe, quella che viene raccontata in "Carte d'Avana"».
E poi: «Sorprendente, immobile, contraddittoria, magica, disperata, L'Avana che ci racconta Barilli è un concentrato di scoperte e inganni che non può lasciare indifferente chi la visita senza pregiudizi. Tra poco, a causa dell'operazione di restauro in corso sul Malecon, sarà cancellata per sempre dalle antiche case che si affacciano sull'oceano quell'immagine di decadenza, screpolata e fascinosa, che caratterizzava il leggendario lungomare havanero».
E infine: «Sfuggendo dalla facile trappola della denuncia esibita, Barilli racconta senza enfasi e retorica l'altra faccia di una delle città più affascinanti del mondo, dove tutto è eventuale e possibile». Più eventuale che possibile.

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