Ma tra l'Europa dei volenterosi, che sembra priva di ruolo globale, e che con Giorgia Meloni oggi prova a parlare a una sola voce, e quell'America di Donald Trump, che sembra uscita di senno e che tutti, da sinistra fino a destra, cominciano a non comprendere più, c'è davvero un oceano così grande da separare le due facce della democrazia liberale dopo quasi un secolo? È davvero la nostra la democrazia di Einstein, che tutto sa e tutto prevede, anche se poi sembra incapace di cambiare la realtà, a scontrarsi con gli Stati Uniti e la post democrazia di Epstein, dove tutto è scandalo e volgarità? Forse, rileggendo il premio Nobel per la fisica del 1921, proprio alla vigilia delle dittature, colui che di fronte all'atomica oggi tornata al centro del dibattito mondiale si fece più piccolo dell'atomo per comprenderne la follia, che poi era tutta umana, ci renderemmo conto che nella teoria più famosa della scienza, quella della relatività, la velocità con cui avvengono i fatti è parte integrante della massa, cioè dell'effetto che producono.
Ma non sarà questo il nostro problema? Mentre l'economia, le guerre e quelle che il Papa chiama le tirannie viaggiano come la luce nel mondo dell'istante, noi restiamo ancorati a modelli di un secolo fa? E se fossimo più simili che diversi? Non so come finirà la guerra in Iran, ma vedo che nel momento del gelo tra Usa ed Europa si fanno passi avanti verso la tregua. Ma sarà solo una mia fissazione.