Da bambini ad adulti: il Rito di passaggio per diventare grandi

Rito di passaggio (Baldini+Castoldi), l'ultimo romanzo scritto da Alessio Pizzicanella, evoca una vicenda universale: l'ingresso nel mondo degli adulti

Diventare adulti non è certo un processo indolore. Tutti i ragazzi, presto o tardi, sono destinati a scrollarsi di dosso l'adolescenza per fare il loro ingresso nel mondo dei grandi. Questo passaggio non sempre avviene con naturalezza, e spesso lascia cicatrici invisibili destinate a influenzare l'esistenza di ogni singola persona. Le fasi della vita dovrebbero susseguirsi una dietro l'altra senza creare traumi. Usiamo il condizionale, perché non tutti sono così fortunati da poter godere di un simile lusso. È il caso, ad esempio, dei quattro protagonisti di Rito di passaggio (Baldini+Castoldi), l'ultimo romanzo scritto da Alessio Pizzicanella.

"Chi sopravvive cresce"

Il titolo del libro riprende quello del volume preferito di Indy, uno dei ragazzi del romanzo. Rito di passaggio di Alexei Panshin racchiude una trama tanto semplice quanto emblematica. Un gruppo di quattordicenni, maschi e femmine, viene abbandonato per un mese su un pianeta-colonia. Chi riesce a superare "la prova", ovvero sopravvivere, cresce fino a diventare adulto. Le pagine del libro di Panshin ripropongono, da un'altra prospettiva, la trama racchiusa dal romanzo di Pizzicanella.

Siamo nel 1984, piena estate. Quattro ragazzini decidono di scappare da un orfanotrofio e dalle cosiddette "Invisibili", come sono i protagonisti del romanzo soliti chiamare le suore che gestiscono l’istituto in cui vivono. Il loro obiettivo: trasccorere insieme un'ultima avventura indimenticabile prima della loro possibile separazione. Questa esigenza emergerà non appena il gruppo scoprirà che uno di loro sarà probabilmente adottato. Superare indenni la prova, consentirà ai membri della comitiva di crescere, proprio come i protagonisti del testo fantascientifico di Panshin.

La prova

I ragazzi, fuggiti dall'istituto delle suore, trovano inizialmente un nascondiglio in montagna. In un secondo momento, ispirati dal libro di fantascienza da cui uno di loro è letteralmente ossessionato, cercano rifugio in uno loro fantastico "rito di passaggio". A quel punto sono chiamati ad affrontare in modo definitivo quello che li aspetta a valle. Saranno all'altezza della situazione o scopriranno di aver fatto il classico passo più lungo della gamba?

I primi giorni sono vissuti dai protagonisti con un mix di timore ed entusiasmo. Mano a mano che salgono verso le cime della montagna, iniziano ad avvertire il senso della loro avventura farsi sempre più sfuggente. La domanda che si pongono, come anticipato, è pesante: stanno per caso cercando di compiere un'impresa troppo grande? È a quel punto che le ombre delle decisioni di ciascuno si allungheranno fino al loro futuro di adulti.

In un romanzo poetico e, allo stesso tempo, avventuroso, Pizzicanella evoca una vicenda universale. I riflettori sono puntati su quel particolare momento della vita in cui non si è più bambini ma neppure adulti. È un passaggio delicato, e la cornice dell'istituto contribuirà a formare, nel bene e nel male, l'evoluzione dei protagonisti.

"Tutti i ragazzi di quattordici anni, maschi e femmine, venivano abbandonati per un mese su un pianeta selvaggio. I migliori, quelli che riuscivano a sopravvivere per trenta giorni, potevano diventare adulti".

La descrizione della trama di Rito di passaggio di Panshin raccontata da uno dei ragazzi ricalca, alla perfezione, la sfida nel quale sono impegnati i bambini dell'istituto. L'obiettivo è uno: diventare grandi.

Rito di passaggio

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