Dalla «Bianca» Einaudi ai piccoli in affanno, quelli che fanno poesia

In Italia escono, ogni anno, tra i 1.500 e i 2mila titoli di poesia italiana, la maggior parte autoprodotti. Di fatto inutili. Quelli «certificati», che passano attraverso il filtro di una scelta editoriale, arrivano nelle librerie, e magari riescono a vendere (anche poche centinaia di copie, in media, è un successo), sono invece pochissimi. E pubblicati da una cerchia ristrettissima di editori. Quali? Prima di tutto Mondadori, con la storica collana «Lo Specchio» (viaggia alla media di cinque o sei titoli all'anno fra stranieri e italiani, tra gli ultimi: Milo De Angelis, Giancarlo Majorino, Franco Buffoni, Mario Santagostini, Silvio Ramat...), e Einaudi, con la celebre «Bianca»: circa otto titoli all'anno (che vendono attorno alle 12mila copie totali quando va bene, i veri numeri le fanno le ristampe dei classici): quest'anno tra gli italiani finora sono usciti Gianni D'Elia, Silvia Bre e Bruno Galluccio. Una fase di stanca, per usare un eufemismo, la stanno invece attraversando due collane che hanno fatto la storia della nostra poesia, quelle di Garzanti e Guanda, quest'ultima oggi molto più attenta agli stranieri.

E poi? E poi ci sono editori specializzati. Crocetti, ad esempio, che combatte con eroismo la sua guerra nel Paese in cui tutti scrivono poesia ma nessuno la legge. Oppure Interlinea (la bella collana «Lyra», con pochissimi italiani: Buffoni, Loi, Erba...), e ancora Manni, che in quel di Lecce lotta come un disperato per sopravvivere, Passigli (che pubblica molto, già sette raccolte di italiani quest'anno, l'anno scorso sono state una decina, di qualità diseguale), Donzelli (quest'anno vale la pena segnalare Massimo Gezzi con Il numero dei vivi ), poi Aragno e marcos y marcos. Da poco anche il festival letterario Pordenonelegge è diventato editore, pubblicando, insieme alla LietoColle di Michelangelo Camelliti, la collana «gialla» per promuovere ogni anno quattro opere di poesia scelte tra le esperienze di rilievo di nuovi autori d'interesse. Si aspettano sorprese.

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