Ecco l'Ostia antica «segreta» Era più grande di Pompei

Ecco l'Ostia antica «segreta» Era più grande di Pompei

Che Ostia fosse uno dei porti rilevanti del Mediterraneo di epoca romana era un fatto noto. Ma gli scavi archeologici e i rilevamenti compiuti non ne avevano mai rivelato le vere dimensioni. Ieri è cambiato tutto, con un annuncio dato dalla Sovrintendenza archeologica di Roma. La scoperta di torri, strade e magazzini, insieme alle mura di cinta finora mancanti hanno restituito agli studiosi la pianta integrale della città, che ora risulta decisamente più grande di altri siti più studiati, come la famosissima Pompei (126 ettari contro 66). La scoperta è il risultato di un impegno che ha visto lavorare insieme le autorità italiane (la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma) e due università inglesi, la University of Southampton-British school at Rome e la University of Cambridge. L'utilizzo di tecniche di magnetometria ha consentito di scansionare, senza scavi, buona parte del territorio di quella che con tutta probabilità è stata la prima colonia romana, nonché l'insostituibile porto della capitale della Res Pubblica prima e dell'Impero poi, l'equivalente, ma in grande stile, del Pireo per l'Atene di Pericle. Una mappatura che ha permesso ai geofisici di verificare le anomalie e di identificare le antiche mura sepolte, i tracciati stradali e le strutture presenti nel sottosuolo. I risultati di questo complesso studio sono stati illustrati ieri in una conferenza a Palazzo Massimo, e hanno radicalmente cambiato le proporzioni dell'insediamento.
«Sulle mura, a intervalli regolari, si evidenziano grandi torri di sei metri per otto. Tra il Tevere e le mura gli studiosi hanno individuato almeno quattro grandi edifici - hanno spiegato dalla soprintendenza - tre dei quali presentano caratteristiche simili a quelle dei magazzini presenti nelle aree già scavate di Ostia, con una pianta di 83 metri per 75 per il più grande». E ancora: «la presenza di grandi aree di stoccaggio nella parte di Ostia a nord del Tevere - hanno spiegato - riapre il tema delle dimensioni degli scambi commerciali che si svolgevano sulle sponde del fiume nei primi due secoli del millennio. L'indagine, infatti, aumenta di circa il 50% lo spazio dedicato a depositi di merci che aumenta a 70 mila metri quadrati, indicazioni che non mancheranno di influire sulla ricostruzione della topografia di una delle città romane più importanti del Mediterraneo». Insomma la città non si estendeva da un solo lato del Tevere ma ne veniva attraversata.
Abbiamo chiesto allo storico Franco Cardini che ha recentemente scritto per Salerno Editrice un vasto studio sulla storia del Mediterraneo - Incontri (e scontri) mediterranei. Il Mediterraneo come spazio di contatto tra culture e religioni diverse - che impressione gli ha fatto la scoperta. «Non mi ha stupito più di tanto, è un fatto logico - ci ha detto -. Il Tevere era ampiamente navigabile e Ostia era, come dice la parola (Ostium in latino significa apertura, porta, ndr), la porta di Roma. Le dimensioni di Ostia antica note sino ad ora non sembravano corrispondere all'importanza del sito. Il porto anche quando non aveva più una grande funzione militare manteneva comunque un fondamentale ruolo di rappresentanza e doveva “servire” una città che in età imperiale ha raggiunto il milione di abitanti. Per il II o il III secolo dopo Cristo quanto era noto sino ad ora sembrava davvero pochino». Secondo Cardini, del resto, alcune fonti potevano già fornire qualche indizio: «La tabula Peutingeriana - una copia del XII-XIII secolo di un'antica carta viaria romana di epoca imperiale - mostrava Ostia come un agglomerato di tutto rispetto. Certo non era una rappresentazione topografica precisa, era una rappresentazione allegorica, simbolica. Ma dava comunque l'idea di una città vera. Poi gli indizi devono fare i conti con il reale. Ma in questo caso il reale sembra confermare gli indizi. E poi, vado a memoria, ma gia negli anni '30 e '40 anche Ranuccio Bianchi Bandinelli e Pericle Ducati mi pare avessero fatto delle riflessioni sulle dimensioni del sito. Ora abbiamo delle evidenze». Bisognerà vedere quali parti dei siti localizzati potranno essere sottoposti a scavo. E che cosa ne uscirà. Certamente la sovrintendenza chiederà nuovi vincoli archeologici.

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